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ARGOMENTO: Vuoto.

Vuoto. 11/01/2019 21:42 #1

Salve, vorrei prima di tutto ringraziarvi per la possibilità che mi avete dato.
Vorrei avere la capacità di essere breve, ma ho bisogno di spiegare bene tutto perché non voglio ridurre il problema a un solo aspetto e banalizzarlo.
Sono un ragazzo al primo anno di università. Al liceo ero sempre stato molto sicuro di quello che avrei scelto sia dal punto di vista degli studi sia dal punto di vista delle relazioni con gli altri: avrei studiato materie che mi appassionavano, avrei saputo gestire bene il mio tempo libero, avrei avuto pochi amici fidati e forse, se mai ne avessi trovata una, una ragazza, ma non era una grande priorità: mi ero sempre comportato come uno a cui l'amore importava ben poco, uno con la testa sempre sulle spalle, simpatico ma il più possibile razionale, e intendevo mantenere questo atteggiamento. Non lo definirei una "maschera", perché ripensandoci al tempo non avevo mai sentito l'esigenza di essere diverso da quello che ero.
Nei primi giorni di lezione in università ho fatto quello che facevano un po' tutti: dato che le persone erano molte mi sono presentato e ho parlato con molte persone diverse per ambientarmi e tastare un po' il terreno, e mi sono inserito in un paio di gruppetti: non era gente che mi stava particolarmente simpatica, ma erano persone amichevoli e mi avevano accettato. Dopo qualche giorno mi sono accorto che alle lezioni era arrivata una ragazza nuova: non l'avevo mai notata prima, ma appena l'ho vista è stato il classico colpo di fulmine. Classico mica tanto, perché per me era la prima volta. All'inizio mi ero limitato ad osservarla da lontano; poi un giorno, devo ancora capire se per fortuna o per disgrazia, lei ha deciso di andare a studiare su un tavolino con due sedie fuori dalle aule; fin qui nulla di strano, il problema è che nell'altra sedia c'ero seduto io. Non ricordo benissimo quelle due ore, ma so che abbiamo parlato pochissmo e che ho passato praticamente tutto il tempo a guardarla mentre studiava.
Un paio di giorni dopo ero fuori dall'aula durante una pausa; lei è arrivata proprio in quel momento, mi ha visto, le ho sorriso, mi ha salutato. Qualche altro giorno più tardi mi capita (la possibilità che accadesse era più o meno 1/150) di averla accanto a lezione. Parliamo, mi presento, ci raccontiamo: se prima ero solo innamorato, dopo quel dialogo sono diventato semplicemente pazzo. Avevamo in comune molte cose: lei frequentava un corso diverso ma aveva più volte considerato di fare il mio, ed io viceversa; avevamo la stessa sensibilità per molti temi diversi, molti dei quali non avevo mai avuto l'occasione di trattare con nessun altro perché non erano ritenuti importanti da tutte le persone che avevo conosciuto; inoltre nella vita faceva un sacco di cose veramente straordinarie, che non sto qui a raccontare. In breve siamo diventati amici, e ho iniziato a sedermi spesso vicino a lei e a parlarci durante le pause, cercando però di non risultare ossessivo in alcun modo e rispettando tutti i momenti in cui voleva stare in silenzio.
Trovandomi così bene con lei ho iniziato a considerare da una nuova prospettiva tutte le relazioni sociali che avevo avuto fino a quel momento: i gruppi di cui vi parlavo prima, la mia famiglia, i miei vecchi amici del liceo... mi sono sembrati poco o niente in confronto alla persona che avevo incontrato. Ho iniziato a tagliare i rapporti (non in modo brusco, ma costante e graduale) semplicemente perché non sentivo più il bisogno di tenerli vivi in modo più o meno forzato; ed è qui che sono incominciati i problemi. Era come se avessi "puntato tutto" su di lei, quindi se ogni mattina era una gioia andare in università, ogni sera si riempiva di tristezza e solitudine; lei poi non andava alle lezioni in maniera costante perché aveva la madre ammalata, e quindi poteva capitare che non la vedessi per due o tre giorni di fila, con la conseguenza che diventavo molto infelice; lei non sembrava essere attratta da me in qualche modo, e questo mi faceva soffrire un poco, ma eravamo molto amici e questo mi motivava e mi dava speranza anche nei periodi più grigi. Poi, un giorno, mentre mi stava parlando di una della sua più grande passione (uno sport estremo molto bello che c'entra con quello che io studio), mi ha accennato al fatto che aveva un fidanzato da 4 anni, e mi è crollato letteralmente il mondo addosso.
All'inizio ho pensato che avrei potuto superare la cosa, che era stato sicuramente un dono incontrarla, ma poi quando sono finite le lezioni sono caduto in uno stato depressivo preoccupante che è durato settimane. Piangevo dalle 5 alle 10 volte al giorno, sempre di nascosto, perché i miei non mi avrebbero mai capito: conoscono un altro me, ed è quasi impossibile fargli capire che le persone cambiano e che non sono più quello che ero qualche anno fa; se provo ad accennare a un argomento diverso dal solito, se propongo un'idea diversa da quelle che si aspettano che io proponga mi gurdano strano, mi deridono (con affetto, per carità) e considerano il tutto semplicemente come una stranezza passeggera e non il segno di un cambiamento. Non avevo stretto legami particolari con nessun altro in università, e i pochi amici che mi erano rimasti non sarebbero stati assolutamente in grado di capire neanche loro, quindi ho tenuto tutto dentro di me per un sacco di giorni.
Inoltre, per aggravare il tutto, in quel periodo gli esami si stavano avvicinando e io non riuscivo fisicamente a studiare, col risultato che oltre al dolore avevo pure crisi di ansia alle quali non riuscivo a reagire. Ho pensato molte volte al suicidio, e sono arrivato a tanto così dal metterlo in pratica.
Un giorno ho capito che così non potevo continuare, mi sono preso di coraggio e, al costo di sembrare pazzo e di perdere per sempre il suo sguardo e il suo saluto, le ho scritto un lungo messaggio in cui cercavo di spiegare la situazione e in cui le chiedevo se potevamo parlare. Forse quello che volevo ottenere con quel messaggio era proprio uno schiaffo, un rifiuto, una risposta sgradevole e stizzita che, considerato quello che avevo scritto, potevano più che starci, e che mi avrebbero aiutato a trovare qualcosa di negativo da associare alla sua persona; invece lei mi ha risposto in modo molto gentile, mi ha detto che dovevo pazientare un po' ma che al ritorno dalle vacanze mi avrebbe aiutato a uscire dal baratro in cui mi trovavo. Ieri, dopo il primo esame, mi ha detto se mi andava di prendere un caffé insieme; ho accettato, e le ho potuto raccontare tutto, con la massima serenità possibile, perché anche se ero distrutto il solo fatto di rivedere quegli occhi mi aveva tranquillizzato.
Lei mi ha lasciato parlare, e mi ha fatto capire in maniera molto dolce e con un profondo racconto tratto dalla sua vita personale che quella che avevo era a tutti gli effetti una dipendenza, e che me ne dovevo liberare; dovevo provare a capire che cosa amavo esattamente di lei e che cosa potevo replicare nel mio modo di essere per far sì che quello che avevo visto in lei diventasse per sempre una parte di me: dovevo provare ad astrarre, per usare le sue parole, a svincolare cioè la personalità dalla persona.
Ho altri esami tra pochi giorni, ma ho passato la giornata a pensare come riuscire a fare quello che mi ha detto: so che a giugno finiremo di vederci perché dal secondo anno in poi avremo corsi e lezioni diverse, ma so che devo riuscire a liberarmi prima da questa cosa perché non credo di poter andare avanti così a lungo in questi cicli giornalieri di gioia e depressione.
Il problema è che però non so minimamente come riempire questo vuoto che prima o poi diventerà definitivo nella mia vita: tutte, e dico tutte, le altre persone che conosco, anche i miei più cari amici, li sento molto distanti, come se appartenessero al passato, e più ci penso più mi convinco del fatto che non avrebbe senso continuare a coltivare questi rapporti. Mi sento sempre più solo ogni giorno che passa, non ho la forza di fare niente, sto chiuso in camera tutto il tempo e non solo non trovo nessuna persona nuova con cui scambiare due parole (ormai i compagni del mio corso li conosco più o meno tutti) ma non penso neanche di poter riuscire a trovare un'altra persona interessantee speciale come lei. Certo, potrei sempre essere io stesso una parte di lei, ma non sarebbe certo la stessa cosa: avere una persona su cui contare è tutta un'altra storia. Non riesco a vedere nessuna luce in questo tunnel, ed è il motivo per cui mi sono sfogato qui. Ringrazio chiunque abbia anche solo letto tutto... se qualcuno potesse darmi un consiglio gliene sarei molto grato.
Ultima modifica: Da .

Re: Vuoto. 14/01/2019 17:48 #2

  • Volontario del Sorriso (moderatore)
Caro fp146

grazie di averci scritto una lettera così bella e così accorata. La storia che ci racconti è delicatissima ed è commovente il modo in cui ci descrivi la situazione in cui ti trovi oggi.
Hai fotografato i personaggi del racconto con una precisione incredibile.

Che dirti? La prima considerazione che ci viene di fare è che la tua vita sentimentale ha subito una completa trasformazione: dal ragazzo per il quale l'amore "non era una grande priorità" di colpo ti sei perdutamente innamorato di questa ragazza fin dal primo momento che l'hai vista.
Poi, parlandoci, ti sei reso conto che condivideva le tue idee ed i tuoi interessi e che ti trovavi immensamente bene a parlare con lei. Evidentemente anche lei era attratta da te, visto che è stata lei a sedersi vicino a te all'inizio per ben due volte... Essendo per te la prima volta non eri preparato a questo tipo di gioie e di sensazioni.
In seguito però ti ha detto che era fidanzata da quattro anni...

Troviamo che hai fatto molto bene a scriverle e che tu le abbia poi spiegato a fondo che sei innamorato di lei e che non riesci a vedere la tua vita senza la sua presenza. Quello che lei ti ha chiesto di fare però puo' avere un fondo di verità ma è veramente tanto difficile che tu ti possa accontentare di introiettare in te una parte di lei!

Pensa però che per ora, fino alla fine di questo primo anno, potrai ancora vederla e tante cose possono succedere in un anno! Dunque, coraggio, non ti disperare adesso e vivi alla giornata, poi si vedrà. Questo è il nostro consiglio per adesso. Non ha senso che tu soffra tanto adesso pensando ad un futuro che non è sicuro che si avvererà, certamente non subito. Quindi perché entrare in depressione? Questo è il nostro ragionamento. Quindi pensa a studiare e a mostrarti sereno e sicuro di te quando sei con lei in amicizia. Questo le farà capire che sei un uomo capace di dominare i suoi sentimenti e ci farai una migliore figura .

E c'è un'altra cosa da dire, che secondo noi è positiva. Ti sei innamorato! Sei anche tu una persona capace di gioire e di soffrire per amore, come tutti, da sempre.

Dunque, caro fp146, sorridi alla vita! E prendi dalla vita tutto il bello ed il buono che ti può dare, e te ne può ancora dare perché tu continuerai a vederla e a godere della sua compagnia e della sua amicizia. Per ora accontentati di questo e NON pensare ad altro.

Scrivici ancora e raccontaci ancora di te e di questo tuo bellissimo amore.
Un forte abbraccio ed a presto, speriamo!
Ultima modifica: Da .

Re: Vuoto. 12/04/2019 22:35 #3

Ciao, ormai è passato qualche mese dopo il mio messaggio. Avevo deciso di scrivere nella categoria "solitudine" perché sentivo che il problema non era legato esclusivamente alla ragazza che amavo, ma anche alle altre persone che facevano parte della mia vita. Volevo raccontare come va sia con lei sia con gli altri. La situazione non è cambiata più di tanto: io la amo ancora, moltissimo, e lei non è minimamente intenzionata a considerarmi diversamente da quello che lei stessa ha definito un amico prezioso; ormai su questo fronte ho perso anche il più piccolo barlume di speranza, anche se questo non significa che i miei sentimenti siano cambiati… magari. Da una parte continuo a ripetermi che se non l'avessi mai incontrata forse non avrei mai vissuto e sentito così intensamente; dall'altra so che non so se e quanto riuscirò a gestire questo rapporto logorante. Non penso che sarei mai in grado di troncare l'unica amicizia profonda che ho, ma anche non facendo nulla questa cosa prima o poi avverrà per volontà non mia: lei ha una situazione familiare molto difficile (non entro nei dettagli, ma la madre ha un tumore da anni) e, nonostante abbia fatto tutto il possibile per aiutarla nello studio e alleviare il suo dolore, non è riuscita a tenere il passo con gli esami. Oggi mi ha chiamato: mi ha detto tante cose, preoccupandosi anche di me; riassumendo: "Ti ringrazio tantissimo per quello che hai fatto per me; so che mi pensi spesso. Volevo però dirti che ho provato a studiare, ma ho capito che per ora non ha senso, mi sembra di perdere tempo; non riesco a recuperare. Forse ricomincerò a giugno, forse questa estate". Una pugnalata nel cuore. Lei è la persona più determinata e propositiva che conosco, e vederla sprofondare sempre di più in questi mesi sotto il peso di una madre tra la vita e la morte è stato straziante per me. Immaginate poi la situazione paradossale in cui mi sono trovato: una persona depressa da 5 mesi che cerca di consolare un'altra persona fortemente provata, causa stessa della sua depressione. Una farsa, quasi. Per farla breve, molto probabilmente tra un paio di mesi non la vedrò più, e ogni giorno che passa sento quel momento avvicinarsi; se prima stavo male la mattina no e la sera sì, adesso sto male settimane intere. Giuro di aver provato con tutte le mie forze a non diventare in qualche modo dipendente da questa relazione, ma tutti i tentativi di trovare nuovi amici e di conoscere persone interessanti sono miseramente falliti; non c'è neanche bisogno di confermare il fatto che in famiglia mi considerano ancora quello di due anni fa. Fuori dall'università non ho tempo di fare nulla, lo studio mi occupa praticamente tutta la giornata. Sono distrutto, svuotato. Sono sempre stato un introverso ma, se è vero che mi piace stare da solo a volte, questo tipo di solitudine, continua e spietata, mi fa soffrire come un cane. Non posso sopportare l'idea che nessuno mi capisca, che nessuno mi capirà, e che l'unica persona che mi capisce non sarà più presente nella mia vita tra poco. Ho ricominciato a pensare di farla finita, e non tanto per dire. A volte mi faccio paura da solo, la mattina aspettando il treno mi colgo intento a pensare se l'impatto con la metro che esce dal tunnel per fermarsi di fronte alla banchina sarebbe sufficientemente forte per sfracellare la mia testa con tutta la mia maledetta memoria di quello che è stato.
Ultima modifica: Da .

Re: Vuoto. 16/04/2019 17:41 #4

  • Volontario del Sorriso (moderatore)
Ciao e bentornato fp146

Spesso davanti a una situazione nuova e inaspettata non sappiamo come reagire, in che maniera gestirla e possiamo a volte sentirci sopraffatti.

Ci sembra che questo sia un po' quello che è capitato a te, che attraverso l'incontro con questa ragazza hai improvvisamente scoperto sentimenti, legami e aspirazioni diverse e più profondi rispetto a quelli che conoscevi.

Ciò che avevi prima forse non ti basta più, ma ora non devi pensare a ciò che non hai o che hai perso, concentrati invece su quanto hai scoperto e conquistato!

I sentimenti che ora purtroppo vivi come un peso perchè dolorosi, potranno un domani, in altre circostanze, renderti altrettanto felice.

La persona di cui ora sei innamorato non può essere l'unica persona amabile che esiste al mondo, l'unica con cui puoi condividere qualcosa di profondo e essere te stesso, dunque non negarti l'occasione di conoscerne altre e di arricchire così la tua vita con nuove emozioni e nuove relazioni.

Abbi fiducia, noi siamo sicuri che avrai molte altre occasioni per farti sorprendere!

Scrivici ancora quando lo desideri, un abbraccio e tanti sorrisi
Ultima modifica: Da .
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