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ARGOMENTO: Si smette mai di soffrire?

Si smette mai di soffrire? 27/10/2018 14:57 #1

Ciao a tutti. Ho cercato "forum per depressi" su Google e il primo risultato è stato questo, perciò sono qui. E sono qui per raccontare un po' di me a persone che possono capirlo e condividerlo. L'ansia e la depressione vengono considerate malattie, ma difficilmente vengono accettate come tali da chi le vive. Ho iniziato ad avere i primi sintomi intorno ai 12 anni, quando ho perso mia nonna a cui ero molto legata. È stata in ospedale per un paio di mesi e da quel momento in poi mi sono sentita molto sola. I miei genitori erano sempre in ospedale se non erano a lavoro, mio fratello (7 anni più grande) mi guardava appena all'epoca (adesso di anni ne ho 25). Fatta esperienza di quella sofferenza ha cominciato ad andare tutto storto, non studiavo più, volevo solo uscire di casa, mi circondavo di compagnie sbagliate solo per sentirmi parte di qualcosa, non da sola. Ma di fatto da sola mi ci sentivo sempre perché a nessuno interessava mai sapere come stessi veramente, in primis ai miei genitori, ai quali dicevo di voler andare in terapia, ma non erano d'accordo e si limitavano a far finta di niente. Con mia madre poi ho sempre avuto un rapporto molto conflittuale, non è mai stata in grado di essere una spalla, ma piuttosto è stata una nemica, qualcuno che mi provocava fino all'esasperazione, che voleva solo scontrarsi, litigare, criticarmi e che mostrava "affetto" solo quando raggiungevo qualche risultato di cui si poteva vantare con le amiche, con cui passava e passa tutto il giorno al telefono. Crescendo ho sempre avuto un'emotività piuttosto disfunzione, volevo sempre un ragazzo accanto per non sentirmi sola, avevo diverse amiche ma nessuna con cui mi sentissi davvero in intimità. Famiglia inesistente. Non che siano delle cattive persone, so che mi vogliono bene, ma probabilmente i loro problemi irrisolti gli impediscono di vedere quello che guardano ogni giorno. Il declino direi che c'è stato intorno ai 23 anni, dopo che mi sono laureata. In quel periodo ero fidanzata con un ragazzo da circa tre anni, è stata la prima persona di cui mi sono innamorata ed è stata anche quella che giorno per giorno mi ha convinto di essere sbagliata, che invece di accogliere le mie fragilità le criticava e biasimava. Quando finalmente mi ha lasciato mi sono sentita liberata, ma ho iniziato un percorso di psicoterapia dal momento che lavoravo e potevo permettermelo e volevo capire che cosa non andasse in me. La risposta è stata "nulla", ma penso che sia stata questa perché non ho mai raccontato i miei pensieri più profondi, quelli in cui vorrei non essere mai nata, in cui vorrei morire perché non ho il coraggio di suicidarmi, in cui mi immagino come sarebbe volare giù dal balcone o tagliarmi le vene o impiccarmi. Dopo qualche mese di terapia mi sono sentita comunque meglio, anche se tante cose non le avevo condivise, mi sentivo piena anche se non avevo niente, non avevo un ragazzo, avevo un lavoro che mi piaceva poco, e le amicizie le coltivavo di meno. Ma stavo bene in quello che avevo. Lì è arrivato un altro ragazzo, mi sono sentita così fortunata. Era tutto quello che avevo sempre desiderato, come si comportava, come mi trattava, come parlava. Dopo 6 mesi da un giorno all'altro mi ha lasciata con poche spiegazioni campate in aria. Dopo un mese è tornato, pieno di buoni propositi e sbandierando cambiamenti. Dopo 2 mesi mi ha lasciata di nuovo, con le stesse scuse campate in aria. E mi sento distrutta. Mi sento distrutta perché so che il problema è il modo in cui vivo le cose, che se fossi più sicura di me molti problemi sparirebbero, ma come faccio a essere sicura e sentirmi meglio se vorrei solo morire, solo non esistere? Non mi interessa neanche più stare bene perché conosco troppo a fondo il male che si può provare dopo. So che qualsiasi soluzione richiede il mio impegno, richiede energie, richiede tempo. E non sopporto l'idea di dover faticare così tanto per sembrare normale. Sono sempre stata un po' esclusa per il mio essere sensibile e profonda, le persone non lo capiscono e ti considerano "strana e particolare". Ma infondo diversa mi ci sono sempre sentita, tutto quello che per gli altri è naturale per me deve essere forzato, da circa un anno soffro di ansia e attacchi di panico quindi neanche respirare ormai per me è qualcosa di naturale. Mi chiedo perché, se sono già così fragile di mio, la vita debba mettermi costantemente a dura prova illudendo di aver concluso qualcosa per poi trovarmi senza niente in mano: legami con la famiglia che sembrano risanarsi ma si vanificano appena ho una ricaduta, amiche che si allontanano sempre di più, ragazzi di cui mi innamoro e mi lasciano, prendere una laurea e scoprire che non ci avrei concluso molto e dover ricominciare con un'altra solo perché è la cosa giusta da fare e non perché è ciò che voglio. Ma d'altronde ciò che voglio non l'ho mai saputo, non ho mai avuto alcuna passione, alcuno stimolo interno, probabilmente è per questo che mi aspetto arrivi qualcosa dall'esterno. Non capisco perché mi guardo intorno e vedo che chi nemmeno ci pensa a queste cose ce le ha. Persone che si preoccupano molto meno di me di essere belle persone che vengono costantemente premiate e confermate del valore che si attribuiscono. Io vorrei pensare meglio di me, ma vengo sempre anche io confermata nel valore che mi attribuisco, cioè nullo. Lo so che ho tanto da offrire, che sono molto intelligente, giovane, bella, ma che ci faccio se questo non si esprime in nessun modo positivo. Le persone non mi cercano, non contano su di me. Sicuramente un po' è dovuto alla mia tendenza degli ultimi anni all'isolamento, ma possibile che non esista nessuno a cui interessi tirarmi fuori dal guscio? Mi angoscia il pensiero di passare le giornate da sola, il natale da sola, le vacanze da sola. Vorrei morire per non doverlo affrontare e invece dovrò e mi sento lacerata dentro, mi sento impazzire. E ogni giorno devo stamparmi un sorriso in faccia e fingere di essere come tutti gli altri, fingere di credere che basti dare tempo al tempo, fingere che mi interessi essere dove sono, che mi interessi essere viva. Ho già preso appuntamento per ricominciare il percorso di terapia, ma mi fa così incazzare che la mia vita debba essere questa. Ogni volta che assaggio un boccone di normalità mi viene strappata via con tutta la bruttezza possibile, in fondo che la mia vita sia un po' una merda viene condiviso in maniera onanime dalle persone che mi conoscono meglio. Anche in salute non è eccello, soffro di mal di schiena cronico, pressione bassa, infiammazioni ai nervi, sinusite cronica. Sono sempre stanca e sposata, se non a livello fisico sicuramente a livello emotivo. Vorrei solo che tutto questo finisse.
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Re: Si smette mai di soffrire? 30/10/2018 19:19 #2

  • Volontario del Sorriso (moderatore)
Benvenuta Bb93,
Innanzitutto, ci fa piacere che tu ti sia aperta così profondamente con noi; non è facile raccontare quello che ci succede soprattutto se è legato ad un grande dolore ma tu l’hai fatto chiaramente e questo ci permette di dirti che hai molto ben chiara la tua situazione, sia per quanto riguarda la problematica ma anche la soluzione (“So che qualsiasi soluzione richiede il mio impegno, richiede energie, richiede tempo”). E questo è già un bel passo.
Certamente è molto difficile e doloroso attivarsi nel proprio percorso di guarigione interiore; lo sappiamo benissimo come sappiamo anche che però è l’unica strada da percorrere.
Da parte nostra, vogliamo suggerirti tre spunti di riflessione che forse ti aiuteranno nel tuo percorso:
1) Ci dici che non sai cosa vuoi per te; questo è un punto molto importante per tutti e quindi t’invitiamo a cercare di mettere a fuoco questo aspetto partendo da ciò che ti piace. Perché focalizzare quello che ci interessa ci permette di orientarci nella vita; ad esempio, come hai scelto la facoltà da frequentare ? Perché ne hai scelta una che poi hai capito che non ci avresti concluso molto ? Qual è stato il ragionamento alla base di tale scelta ? E qual è quello alla base della scelta della nuova facoltà ? Focalizzare i propri interessi è anche importante per poi scegliere quali campi battere per la ricerca di amicizie partendo magari da posti (luoghi, associazioni,…) dove potresti trovare persone che hanno interessi in comune con te.
2) Nel percorso con il terapeuta ci hai detto che non hai raccontato tutto. Comprendiamo la difficoltà di raccontare le proprie paure e debolezze più profonde ma se non ci si sforza di farlo il rischio è che l’intervento del terapeuta è un po’ blando perché mancante di alcuni pezzi del puzzle. Senz’altro non ti vogliamo colpevolizzare ma far riflettere sull’importanza di mettersi in gioco fino in fondo proprio per il tuo bene. D’altronde, ritorniamo a quello che tu ci hai indicato: “So che qualsiasi soluzione richiede il mio impegno, richiede energie, richiede tempo”.
3) Se trovi il percorso con il terapeuta difficile, perché non provi altre soluzioni ? Magari può essere tramite un counselor che ti può aiutare a tirar fuori le risorse che ci sono potenzialmente già in te, oppure far ricorso a dei gruppi di auto-aiuto perché la condivisione di esperienze simili può essere arricchente.
Concludendo, cara Bb93, il nostro invito è sviluppare quella soluzione che tu già intravedi impiegando sforzi, energie e tempo.
Speriamo che tu voglia condividere con noi le tue riflessioni e, se avrai qualche momento di debolezza o di stanchezza, puoi sempre contattarci. Noi siamo sempre qui per sostenerti.
Un grande abbraccio !
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Re: Si smette mai di soffrire? 05/11/2018 09:58 #3

Per quanto riguarda la prima domanda, non c'è stato un ragionamento vero e proprio dietro la scelta della prima università, non sapevo che fare, mio padre l'ha trovata e mi ha detto "ti piace? Ok andata". I primi tempi non avevo capito bene nemmeno come si chiamava, ma mi sono impegnata e ho concluso il percorso con il massimo dei voti. Poi non mi aspettavo che il lavoro che sarei andata a fare sarebbe stato svalutante, allora piuttosto che fare qualcosa che non mi piace per il resto della vita ho scelto di prendere quest`altra laurea, affine, ma che mi dà qualche possibilità in più. Per il resto non ho mai avuto grandi passioni, mi interessa tutto e niente, per questo ho difficoltà a darmi una collocazione. Ho parlato con la mia psicologa mercoledì, mi ha detto che il punto è accettare come sono, non cambiarmi, lei ripone grande fiducia in me, ma io non mi sento all'altezza. Tutte le mie ansie penso siano dovute al fatto che mi sento molto sola, che mi sento sempre estranea alla mia vita, che mi sento un peso per le persone che ho vicino, come fossi un parassita nelle loro vite visto che nella mia sento solo un grande vuoto. Per le soluzioni alternative alla terapia sinceramente non saprei come percorrerle. Grazie per l'attenzione e per la risposta.
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Re: Si smette mai di soffrire? 05/12/2018 20:48 #4

  • Volontario del Sorriso (moderatore)
Carissima Bb93,
Innanzitutto ci dispiace aver fatto passare così tanto tempo dal tuo post; errore tecnico e non disinteresse nei tuoi confronti.
Crediamo che sia doveroso cercare di razionalizzare la tua difficoltà ad accettare te stessa. Cerca di uscire dal tuo punto di vista soggettivo, prova a guardarti dall’alto: sei veramente sola ? I tuoi genitori, i tuoi parenti non sono al tuo fianco ? Hai amici o conoscenti ? Non pensi che potresti creartene di nuovi provando a frequentare qualche gruppo legato ad un tuo interesse particolare come sport, cultura od hobbies ? Questo richiede senz’altro uno sforzo da parte tua ma… è per il tuo bene. Sul fatto di sentirti estranea alla tua vita, hai fatto un grande passo avanti nel prenderne possesso quando, dopo esserti resa conto che gli studi suggeriti da tuo padre non ti andavano bene, ti sei iscritta ad un’altra facoltà che senti più tua. E questo non è appropriarsi della propria vita ? Sul non sentirti all’altezza, non pensi che tu hai una dote, una capacità, una caratteristica in cui spicchi più degli altri ? Magari anche qualcosa di semplice ma che ti rende unica ed irripetibile.
L’invito è a vedersi con occhi nuovi e se questo lavoro ti è difficile, fatti aiutare dai tuoi parenti, dai tuoi conoscenti, anche dalla psicologa… chiedi loro: “Qual è la mia qualità ?”. Vedrai che ne verranno fuori un sacco; il bello e il positivo di te che gli altri vedono e che tu, in questo momento, non riesci a vedere… ma ci sono !
In merito alle terapie alternative (counselor, gruppi di auto-aiuto), prova a fare una ricerca su internet. Tra l’altro, a Roma dovrebbero esserci tante un’opportunità.
Un grande abbraccio !
Ultima modifica: Da .
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