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ARGOMENTO: sono impantanata

sono impantanata 03/11/2017 09:09 #1

  • AM
  • Messaggi: 3
Ciao a tutti,
premetto che mi sento un po’ stupida a scrivere in un forum, cercherò però di arrivare dritta al punto.
Mi hanno diagnosticato il disturbo (bulimia) circa un anno fa, o meglio, un anno fa, dopo 15 di vomito, disciplina alimentare (così la intendevo io) e ossessione da sport, sono stata spinta ad effettuare una visita al reparto disturbi alimentari e lì mi hanno confermato ciò che sapevo da tempo. Da febbraio seguo uno schema alimentare, con tanto di bilancia, quantità e conteggio calorie senza la quale andrei in panico. Da maggio sono in cura da psichiatra e psicologo e le cose sembravano avanzare. Da qualche settimana però mi sento ferma, come se non facessi più progressi. Ho crisi di pianto, sono apatica e passo rapidamente dall’entusiasmo all’insensibilità. È come se avessi perso il gusto di fare qualsiasi cosa, compreso il sesso. Anche lo sport, che è un’ossessione, fatica ad essere motore mentale. Mi alleno perché devo, è il dispendio di calorie che poi mi permette di mangiare senza sentirmi in colpa e senza correre il rischio di vomitare. Quello che mi dicono i medici è di aspettare e provare, tentare…ieri però ho avuto l’impressione che il mio psicologo non sia molto ferrato sui dca, mi ha fatto delle domande e detto delle cose che mi sembravano totalmente assurde (del tipo: un kg in più non determina nulla). So anche io che le mie idee sono distorte, apprezzo il lavoro che stiamo facendo sull’analizzare il passato e cercare gli strumenti per affrontare le emozioni, ma la seduta di ieri da una parte mi ha lasciato l’amaro in bocca. Del disturbo è a conoscenza solo la mia compagna il cui atteggiamento passa da maestrina, al comprensivo, all’aggressivo (anche lei ha sofferto di dca e non è totalmente stabile sull’argomento). In realtà non so bene perché mi sia rivolta al forum, forse è solo uno sfogo e un modo per sentire che qualcuno ha familiarità con l’argomento, perché a volte la paura di guarire, il desiderio di tornare alle vecchie abitudini, pensare che poi non ho un disturbo e non serva a nulla questo, fare un bel cocktail di psicofarmaci, è davvero forte.
Grazie dell’ascolto
A
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Re: sono impantanata 03/11/2017 19:55 #2

  • Volontario del Sorriso (moderatore)
Cara AM,

Benvenuta al forum. Immaginiamo quanto possa sembrarti strano scrivere su un forum, ma come dici tu a volte c'è bisogno di un luogo dove poterci sfogare e magari tra persone che possono capirti. Per questo ti diciamo benvenuta!

Non biasimiamo il tuo psicologo, perchè pensiamo sia difficile parlare di disturbi alimentari senza averli mai vissuti sulla propria pelle, le emozioni contrastanti, la paura di ingrassare, la fissazione del calcolo delle calorie, la sensazione degli abiti che stringono la pelle, e poi che dire delle abbuffate, dalla perdita di controllo esagerata, per poi sentire il senso di colpa e vomitare per acquitare quell'ansia, quella sofferenza muta. E' un disturbo che non è solo fisico ma che può interferire nella socialità, le persone si nascondono, non parlano dei loro disturbi alimentari, apparentemente stanno bene, ma dentro hanno il chiodo fisso del cibo, del peso, e di mantenere tutto sotto controllo, ma questo controllo quanto dura? E' un dispendio di energie enormi, oltre a quelle fisiche per compensare calorie bruciate con lo sport e quelle esaurite, anche a livello mentale c'è un esaurmento energetico, perchè i pensiri ci consumano... Ci sentiamo stanchi e ci sembra di essere impantanati, ma è un momento di stasi per riprendere le forze dopo tanta lotta interna. Quello che ci faceva piacere prima magari perde la sua appeal, non ci attrae più, diventiamo apatici, ma è un passaggio. Il pantano, l'acqua stagnante è ricca di humus, di principi nutritivi, la vita può emergere prorpio perchè non c'è la corrente vorticosa del fiume, ma c'è la calma della palude e il suolo vischioso dove la vita può essere nutrita ed emergere, il fiore di loto ne è il simbolo...Come ti risuonano queste immagini?

Forse anche per te è un momento di stasi? di bisogno di acquietare il corpo dopo tanti sforzi e anche la mente ...

Vorremmo conoscerti di più...ovviamente se ti va. Hai voglia di raccontarci cosa fai, se lavori, studi. Quali sono i tuoi sogni, i tuoi desideri?

Ci colpisce molto la tua affermazione "perché a volte la paura di guarire, il desiderio di tornare alle vecchie abitudini, pensare che poi non ho un disturbo e non serva a nulla questo, fare un bel cocktail di psicofarmaci, è davvero forte." Cosa intendi con questa frase? Hai paura di guarire? Cosa comporta la guarigione? Cosa significa per te guarire?

Cara AM ti aspettiamo qui, quando vorrai sforgarti noi ci siamo

Un abbraccio
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Re: sono impantanata 03/11/2017 21:28 #3

  • AM
  • Messaggi: 3
Innanzitutto grazie per la risposta celere.
Faccio un lavoro che mi piace, mi appaga e ultimamente ho anche ricevuto maggiori responsabilità, ho una relazione che mi soddisfa con una persona che è molto attenta all’interiorità e, riguardo al disturbo, sa comprendere le mie ansie, anche se, dati i suoi trascorsi, a volte ha delle reazioni rigide. Vivo una vita tranquilla tutto sommato, dovrei esserne appagata eppure è proprio questo che più mi rende tesa, il non vedere un reale motivo per cui debba sentirmi così giù. È vero, il dispendio di energie è notevole, fisico e mentale, ma non riesco ancora ad abbandonare i miei schematismi. Tutto deve essere incastrato.
So benissimo che a volte è il disturbo che controlla l’emotività e in quei momenti tutto è come se fosse sotto una pesante coltre, ma la malattia è quello che più conosco, la mia coperta di Linus, ciò che mi fa pensare di avere tutto sotto controllo. Questo è anche il motivo per cui nasce il timore di guarire, sono anni che gestisco le emozioni in questa maniera, evitando di ascoltarmi e di riflettere, agendo in maniera automatica. E se non sono capace di affrontarle? È da mesi che i medici mi dicono di tentare, tentare, ma puntualmente non riesco. Continuano a dirmi che è ancora presto, lo capisco, però tutto questo mi sconforta. Mi sento priva di identità, da una parte la guarigione è lontana, dall’altra mi sto separando da quella che è stata la mia sicurezza per anni e che lo è ancora. Vorrei sapere se e come, le persone che hanno sofferto di dca, hanno affrontato questi momenti senza avere nessuno alle spalle, perché a me sembra proprio di non farcela in questo periodo.
Ultima modifica: Da .

Re: sono impantanata 07/11/2017 20:22 #4

  • Volontario del Sorriso (moderatore)
Ciao cara AM,

Prendiamo come spunto la tua richiesta, più che lecita, di sapere come gli altri hanno fatto a superare questi problemi. Innanzitutto ciascuno ha il proprio percorso, e anche se sintomi di una qualiasi malattia, disturbo, chiamiamolo anche in altri modi, sembrano simili in realtà per ciasuno doi è diverso, perchè siamo esseri unici e irripetibili. Le cuase che hanno scatenato questo disagio in te non sono le stesse per un altro, così come le sensazioni, emozioni. Ciascuno di noi poi ha le proprie risorse e risuona di una propria nota, unica irripetibile melodia, a ciascuno trovare i propri accordi per ritrovarne l'armonia interiore momentaneamente smarrita, ma questa armonia c'è, e la fiducia nelle nostre capacità e qualità è la chiave per riuscire a trovare la strada giusta... Quali risorse, capacità ti riconosci in generale, nella tua vita?

Quando dici che i medici ti dicono di tentare cosa intendono? e cosa vuol dire per te tentare? Come faresti se sentissi in te le condizioni ottimali? Come agiresti?

La malattia dici che sembra essere una tua modalità, la tua coperta di Linus e senza quella ti senti un po' smarrita forse, ti dà la possibilità di non ascoltarti, di agire in modo automatico quindi non corri rischi di sbagliare, giusto? Cosa succede se non reagisci in modo atomantico ma agisci secondo un tuo modo di pensare, che non è quello della malattia? Cosa hai paura che succeda? e se invece andasse bene il tentavito cosa accadrebbe? Come ti farebbe sentire? Il primo passo verso la guarigione è volerlo veramente. Ma questo forse tu lo sai già visto che ci descrivi la malattia come mezzo che ti protegge da te stessa, dell'ascoltarti, ma quello che più ti sembra progeggere in realtà ti allontana dalla tua vera essenza, dal significato della tua vita, e quindi senti giù
il non vedere un reale motivo per cui debba sentirmi così giù.


Ti abbracciamo con tutto il cuore pieno di senso per la vita la tua Vita
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Re: sono impantanata 10/11/2017 08:50 #5

  • AM
  • Messaggi: 3
Sono perfettamente cosciente della soggettività che porta al disturbo, la mia domanda era per aver uno spunto di riflessione. Chi ha un dca ha dei tratti similari con altri che soffrono del disturbo, per quanto le cause da cui esso nasce siano differenti da persona a persona (ad esempio io quando ho letto il libro di ChiaraSole Ciavatta ho trovato molte similitudini per quanto cause, modalità e anche il disturbo erano diversi). Un percorso di recupero funzionale per qualcuno non potrebbe funzionare con me, sono d’accordo anche su questo, ma quando ci si sente nell’immobilità si tenta di muoversi in qualsiasi modo.
Al di là delle risorse che posso avere e che riconosco in me (anche negli incontri con lo psicologo riesco ad essere abbastanza fredda nell’analisi), non riesco ad attingerne quando si tratta di cibo.
E lo stesso discorso vale per il tentare (inteso come riflettere prima di passare al vomito e tentare di razionalizzare): la mia analiticità e razionalità finiscono nel gabinetto insieme al cibo. Questo agire non è dato dalla paura di sbagliare, ma piuttosto dal bisogno di non ascoltarsi. È il modo di gestire le emozioni, negative o positive che siano. Non so come affrontarle e passare al rituale impegna la mente che non deve quindi concentrarsi.
Come ho detto all’inizio, mi sento un po’ stupida a scrivere, probabilmente la mia intenzione era cercare un dialogo con chi affronta queste tematiche tutti i giorni, in qualsiasi veste essa sia.
Grazie
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Re: sono impantanata 15/11/2017 21:20 #6

  • Volontario del Sorriso (moderatore)
Ciao AM,
crediamo che aver voglia di confrontarsi non sia mai una cosa stupida e ogni volta che avrai voglia di scriverci ci troverai qua

Da quello che ci hai raccontato capiamo che il cibo, la sua gestione e il suo controllo sono aspetti molto delicati della tua vita. Proprio per questo immaginiamo quanto possa essere difficile riuscire ad agire in maniera razionale e a sfruttare le tue risorse quando ti trovi ad affrontare questi aspetti.
Non mollare!
Putroppo è normale sentirsi frustati quando si sono fatti dei passi avanti e si vorrebbe continuare a farli, non fermarmarsi, non trovarsi davanti degli ostacoli che ci costringono a rallentare il passo; ma questi ostacoli che forse ora ti fanno sentire immobile, ti fanno sentire che hai bisogno di non ascoltarti, sono parte della strada che stai percorrendo.
Cosa ne pensi?

Riuscire ad ascoltarsi davvero è una cosa che fa molta paura ma è anche una cosa bella e importante e, a volte, fermarsi un attimo, respirare e cercare di concentrarsi solo sul momento può essere un ottimo esercizio. Ci hai mai provato?
Leggendoti ti immaginiamo in un momento di passaggio: stai cercando di lasciarti alle spalle la malattia, e stai quindi abbandonando una parte di te che conosci molto bene, e non riesci ancora a capire come potrà essere la tua vita dopo, come potrai essere tu in determinate situazioni. Immaginiamo la tua fatica, ma nelle tue parole leggiamo anche tanta forza e tanta tenacia!
Quello che vorremmo chiederti è: come vorresti essere una volta che avrai lasciato andare la tua "coperta di Linus"? Hai voglia di provare a descriverci come vorresti che fosse la tua vita?

Ti aspettiamo AM, e ti mandimo un grande abbraccio!
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