Benvenuti nel Forum del Sorriso

Avviso per gli utenti già iscritti al forum del Sorriso Telefono Giovani:

Accedi al nuovo forum utilizzando la procedura "password dimenticata" e segui la procedura fino alla fine... grazie!
Dovrai inserire il tuo indirizzo mail di registrazione: se l'indirizzo mail non è più valido oppure non lo ricordi scrivi a primoaccesso@sorrisotelefonogiovani.it indicando il tuo nick.
Riceverai una password provvisoria per il tuo primo accesso.

Nome Utente
Password
 
  Ricordami

  • Pagina
  • 1
  • 2

ARGOMENTO: Quasi 26 anni di nulla

Quasi 26 anni di nulla 21/01/2018 17:31 #1

Buonasera a tutti. Innanzitutto vi ringrazio per la tipologia di servizio che offrite. Sono una ragazza, o probabilmente mi dovrei definire donna, di 25 anni completamente bloccata e in preda ad ansie e fortissime sofferenze. Purtroppo finora non ho mai dimostrato di essere in gamba nella vita e soffro molto delle pressioni familiari che purtroppo mi stanno rovinando sempre più la vita. Ho frequentato il liceo classico. Successivamente il mio padre padrone, andato da poco in pensione, decise di farmi iscrivere alla stessa università privata dove sarebbe andato lui (si voleva riprendere gli studi). Il mio rendimento a scuola era sempre stato buono ma era accompagnato da continue crisi nervose e pianti, ero completamente sola e con pochissime amicizie di facciata. Il mio mondo erano i videogiochi e non ho mai vissuto un'infanzia e un'adolescenza piene di esperienze e svago. Mio padre pensava sempre a lavorare e mia madre era ed e una casalinga frustrata purtroppo che ha sempre scaricato la sua sofferenza su di me e mio fratello. I miei genitori litigavano e litigano spesso. Mio padre ha frequenti scatti di ira che lo portano a grandi sceneggiate in cui sbatte e lancia oggetti, insulta pesantemente me o mia madre, complice che gli ha sempre permesso tale atteggiamento. Sono cresciuta con lui che usciva di casa per ore senza sapere dove andasse. Queste sceneggiate duravano anche mesi. Il mio contesto familiare é sempre stato profondamente chiuso e io obbedivo in maniera patologica ai miei genitori, annullandomi per favorire la serenità familiare mai formatasi. Da fuori doveva apparire tutto perfetto. Dentro casa il gelo e il vuoto e nessun vero rapporto con l'esterno. Ancora oggi a 25 anni non posso uscire la sera e se mi viene concesso massimo 23:30 arriva mio padre a prendermi tutto alternato. Sono sempre stata una persona con un male interiore immenso e i mie genitori mi hanno sempre urlato addosso di aver fatto passare loro anni terribili perché non sono mai stata entusiasta di nulla, soffrivo e stavo sempre male portandoli alla tomba con il mio atteggiamento (testuali parole). Mio padre andò in pensione negli ultimi miei mesi di liceo e mi bloccai nello studio dell'esame di stato, non riuscendo a rendere al massimo e uscì con un misero 74. Visto ciò mi dissero che non sarei mai stata in grado di intraprendere un percorso universitario pubblico e quindi scelsero per me in questa privata, anche per immagine. Per ribellione e per trovare una via d'uscita tra mille ansie e pressioni, finii in un altro istituto privato dove feci una costosissima triennale di grafica, attratta dall'unico mondo che conoscevo: i videogiochi. Arrivata a metà percorso mi accorsi di aver fatto un grande errore ma divorata dai sensi di colpa per la grossa spesa che addossai ai miei genitori, conclusi. Odiai quello che studiavo, era profondamente tecnico e scientifico e richiedeva un infinito lavoro solitario dinanzi ad un computer. Terminati gli studi scoppiai e al mio primo giorno di lavoro scappai con attacchi di panico e caddi in depressione. Mi mandarono da un medico che mi guardo una misera volta e mi segnò un antidepressivo. In quei mesi terribili i miei genitori non facevano che ripetermi continuamente che ero solo una profonda delusione per loro e che dovevo vergognarmi per il dolore inflitto a loro. Da lí iniziò la mia odissea. Sviluppai un vero e proprio trauma e rifiuto nei confronti di quello che studiai. Mio padre tentava quotidianamente di infilarmi nell'ufficio di qualche suo amico. Ero certa solo di una cosa: volevo stare con le persone e lavorare nel sociale. Iniziai con diversi lavoretti molto umili fino ad approdare all'assistenza dei ragazzi disabili nelle scuole, grazie anche all'intercessione di mia zia, forzata da mio padre a trovarmi un'occupazione. Negli ultimi anni salii in me il desiderio di ricominciare gli studi nel settore sanitario perché volevo aiutare il prossimo. La mia idea fu fortemente criticata, i miei genitori e gli unici parenti che ho (mia zia e mia cugina) si accodarono ai forti insulti che ricevevo per dirmi che ero solo un'instabile immatura che non aveva interesse in nulla e che cambiava sempre idea, facendo soffrire la famiglia. Ero ancora molto sottomessa e sola e credevo si essere solo un problema per la mia famiglia e accantonai l'idea. Ma questa tornò durante il lavoro di assistenza. Mi consigliarono come unica possibilità in famiglia di continuare gli studi grafici che avevo fatto e conseguire una magistrale. Non ero assolutamente convinta e nessuno mi costrinse, ma ero costantemente sottomessa, sotto ansia e pressione e sola nel confronto con il mondo esterno e mi convinsi di poter fare solo quello, nonostante non volessi avere più niente a che fare con quello che avevo studiato. Ma dato che seguivo solo quello che mi veniva detto, annullandomi per il quieto vivere, presi la seconda decisione più sbagliata nella mia vita: lasciare il lavoro che mi piaceva, seppur precario, per studiare ciò che odiavo. Ho lasciato gli studi dopo poche settimane rimanendo senza nulla in mano. Questa ultima cosa é successa a cavallo di ottobre e novembre. I miei genitori me la stanno ancora facendo pagare, definendomi costantemente una vergogna e un essere spregevole incapace di portare interesse per qualcosa, insieme a molti altri eptiteti particolarmente pesanti. Purtroppo ciò che mi ha portato a spegnermi ed annullarmi é altro. L'estate scorsa mio padre mi costrinse con il ricatto ambiguo e la tortura psicologica, dopo mesi di miei rifiuti, ad accettare una possibile richiesta di lavoro dove era impiegato lui. Si tratta di un posto fisso in un contesto particolarmente oppressivo e controllato in cui dovrei fare a vita ciò che studiai e mi fece ammalare anni addietro. Ancora oggi non posso neanche volgere lo sguardo alla schermata di un programma per computer che fu protagonista dei miei studi. Inizio a sudare e stare male e convivo quotidianamente con l' angoscia e il vuoto esistenziale. Mi sono completamente spenta e non ho più interesse a vivere. Oggi sono senza impegni e passo le mie giornate nel vuoto. Ho fatto una settimana di colloqui per questa occupazione, stando malissimo e tra pesantissimi insulti domestici,e ora attendo che mi chiamino. Purtroppo la chiamata é certa ma sarà da marzo in poi e potrà essere anche a settembre per dire. Non posso prendere alcun impegno lavorativo e soprattutto di studio perché sono obbligata ad accettare questo lavoro. Oramai i rapporti a casa sono particolarmente freddi e distanti. Io non riesco più a considerare genitori e figure di riferimento chi mi vuole a soffrire tutta la vita in questo modo. Non riesco e non voglio accettare ciò che mi annullerà. Sono mesi che sto particolarmente male e non sono mai arrivata a ridurmi così. A scuola sono sempre andata a bene, mi sono sempre impegnata e pensavo che, nonostante la mia grande sofferenza, tendenza all'autodistruzione e tristezza di non poter essere come gli altri, sarei riuscita a trovare il mio umile posto. Invece mi ritrovo sola a 25 anni senza aver costruito assolutamente nulla dal punto di vista dello studio, del lavoro e delle relazioni. Rispetto ai miei coetanei sono completamente fuori dal mondo. Non ho mai avuto una relazione e di amici ne ho pochissimi e li vedo raramente. Mio fratello ha quasi quarant'anni ed è completamente vuoto, convive ancora a casa con i miei e me, soggiogato e controllato in ogni aspetto della vita. Io non riesco più a tollerare tale situazione. Sono schiacciata da passato, presente e futuro. Vedo proiettato su mio fratello quello che diventerò. Sentivo comunque di poter affrontare tutto ma ciò che mi ha annientato é stata questa proposta lavorativa maledetta. Per me è come una condanna, non riesco ad accettarla perché condensa tutto ciò che può darmi male. So come oggigiorno sia difficile il mondo del lavoro e per i profili inutili e generici come il mio non c'è niente da fare, però questa equivale per me alla morte spirituale. Purtroppo non c'é stato mai modo di instaurare a casa un dialogo per far capire questo concetto e i rapporti stanno degenerando sempre più. Mi ripetono sempre di quanto non possano riconoscere come figlia un essere penoso che vuole abbandonare il certo per l'incerto. Affermano che loro sono molto anziani (quasi 70) e che non ce la fanno più a starmi dietro e a subire delusioni e vergogne per colpa mia e continuamente insistono sul fatto che sia instabile e pazza. Ho continua nausea, ansia e angoscia che mi portano anche ad allettarmi. A casa mi dicono che sono cambiata e sono diventata cattiva e disobbediente. In realtà mi sono completamente spenta. Avevo tanto potenziale ma non sono stata in grado di sfruttarlo. Ho capito troppo tardi che la mia predisposizione é nel sociale, mi ricarico e sto bene solo in questo. Perché a 25 anni non posso avere una seconda possibilità? Ho sempre fatto il mio dovere come figlia e ho sempre rinunciato alla vita degli altri giovani per assecondare la mia famiglia chiusa. Ora sto impazzendo e mi ritrovo ad essere considerata un disonore. Mi manca il respiro a pensare a questo lavoro. Non posso credere che dovrò fare ciò tutta la vita. A tutto ciò si aggiunge un altro elemento. Mio padre, di punto in bianco in questi mesi, acquista con grandi sacrifici economici l'appartamento al piano superiore del piccolo palazzo dove abitiamo. Mi dice che ha sacrificato la sua vita per avere la figlia vicina e aiutarla ad assisterlo in malattia perché oramai é anziano. Mi sono sentita soffocare. Passo per ingrata ma in realtà si tratta di un fortissimo vincolo psicologico per tenermi segregata a lui in maniera aggressiva e patologica. Non si tengono legati così i figli. Ho iniziato da qualche mese un percorso di psicoterapia e sono divenuta più consapevole di molte dinamiche del mio sistema familiare chiuso e disfunzionale. Sono convinta di subire tortura psicologica da sempre ma purtroppo i fatti pratici dimostrano solo che ho avuto tutto dalla vita e sono solo una ragazzina viziata. La mia famiglia non ha mai accettato la psicoterapia e mi respinge anche per questo. Nessuno deve sapere. La loro é una facciata perfetta. Da fuori nessuno può sospettare. Ho alcuni carissimi amici reali con i quali mi sento, comprendono la mia situazione ma all'atto pratico nessuno mi può aiutare. Non riesco a trovare una soluzione. Scrivo e mi rivolgo anche a voi. Sto soffocando e non accetto tutto questo. Cerco una possibile strada alternativa. Sono distrutta e non ho nulla in mano, nessun strumento per trovare una strada alternativa. Ho perso la speranza di vivere perché quando ti troncano il futuro non ha senso andare avanti. É sempre molto difficile per me scrivere del mio stato. Spero di essere stata più chiara possibile. la mia storia é veramente complessa e spero si possa comprendere a pieno. Non sono molto brava a scrivere di me. Grazie a chiunque vorrà ascoltarmi.
Ultima modifica: Da .

Re: Quasi 26 anni di nulla 23/01/2018 12:58 #2

  • Volontario del Sorriso (moderatore)
Ciao Ariela e benvenuta sul Forum del Sorriso

Ci confidi una storia particolarmente dolorosa, hai avuto un percorso non facile, sembra un'educazione stile "anni '50", molto chiusa e rigida, molto attenta alle apparenze, con poco amore. Anche gli scoppi d'ira di tuo padre e le sue assenze ricordano molto quei tempi. Ci possiamo solo immaginare la difficoltà per una ragazza come te, nata alla fine degli anni 90, di vivere in un contesto di mezzo secolo prima!

D'altro canto, generazioni intere sono sopravvissute e poi fiorite sotto questo esatto stile educativo. Lo vogliamo ricordare non per scusare tuo padre così arretrato e attento solo alle questioni "materiali" e "esteriori"... ma per cercare una chiave per consolare te, mettendoti in condizione di riflettere che
- "non si resta figli a vita",
- per quanto tuo padre possa comprare tutte le case che vuole, nessuna legge consente a un genitore di obbligare la figlia a fargli personalmente da badante, rinunciando a farsi una famiglia o se non vuole. Che l'ultima femmina restasse zitella e per badare ai genitori, era una tradizione di 100 anni fa, ma per fortuna nel 2018 ogni essere umano può (anche per la nostra Costituzione e per le nostre leggi) scegliere quel che è meglio per sè stesso, anche "deludendo" i genitori!

Non vederti quindi nel solco di tuo fratello, che se a 40 anni resta in cameretta senza neppure la prospettiva dell'appartamentino staccato, al "piano di sopra", deve avere le sue "convenienze", il suo "bilancio personale positivo" per questo stile di vita, quindi a lui probabilmente va bene così.
Ma per te, appena diventerai economicamente indipendente, le cose potranno cambiare, se lo vorrai!
Non pensi?

Tu ti trovi ora di fronte al classico dilemma, cioè una scelta "impossibile". Tu pensi che accettando il lavoro che tuo padre vuole che tu accetti, sarei "fregata a vita", costretta a una vita orribile per sempre! D'altrocanto la tua speranza di studiare nell'ambito sanitario ti viene impedita e non sembrano esserci alternative.

Ma nulla è "per sempre", tantomeno a 25 anni!
Non hai invece pensato che potresti usare questo lavoro "obbligatorio" come una fase necessaria, ma breve, come un trampolino di lancio per una successiva fase lavorativa che nel frattempo, grazie allo stipendio, grazie all'aver mostrato rispetto per le convinzioni di tuo padre, potresti preparare?
Tuo padre ti impedirebbe di fare a tue spese e nel tuo tempo libero degli studi "psicologici o sanitari" serali, dopo che di giorno hai lavorato facendo la grafica?
Non pensi che potrebbe valer la pena sacrificarsi nel breve, per raggiungere i tuoi obiettivi nel medio termine?

Prova a pensare, ti fa sentire in modo diverso immaginare che tu accetti il lavoro che non ti piace al solo scopo e solo per il tempo minimo necessario a prepararti e trovarti un altro lavoro altrettanto sicuro e remunerato nella sanità?
Non pensi che questo potrebbe essere un compromesso da valutare, da proporre a tuo padre?

Del resto, con lo stipendio potresti anche pensare di "andare a vivere da sola" e per quanto scandalo questo potrebbe suscitare in famiglia, resta sempre una possibilità concreta magari solo per "minacciarli" se non ti permettono gli studi serali.

Insomma Ariela, non dispiacerti come se avessi 90 anni! Non hai gettato al vento la tua vita!
Hai vissuto delle esperienze difficili e ora senti che qualcosa deve cambiare!
Tutti meritano una vita soddisfacente, ma il gioco per tutti è "conquistarsela!".
Cerca di non soffermarti troppo sulle scelte "sbagliate" fatte in passato, "cadere serve per imparare a rialzarsi" e non dicono che nulla è definitivo tranne la morte? per cui, cerca di pensare in termini di "leggerezza e fluidità", di vedere che la vita è movimento, che niente resta com'era, in eterno!
Noi speriamo di averti dato qualche spunto di confronto utile, anche solo per dire "no questo non è possibile", perchè esiste senz'altro la possibilità per te di trovare la tua via e restiamo a tua disposizione per continuare il dialogo o approfondire qualsiasi tema.

La cosa più importante è che sia tu a immaginare il tuo percorso e il tuo fururo possibile, nonostante tutte le difficoltà in famiglia! La via verso la felicità esiste assolutamente anche per te!

Un grande sorriso
Ultima modifica: 23/01/2018 13:40 Da Volontario del Sorriso

Re: Quasi 26 anni di nulla 25/01/2018 15:13 #3

Caro volontario, innanzitutto grazie per la comprensione e il tempo dedicato alla lettura del mio precedente post infinito e confusionario. Già questo ha richiesto tantissimo e mi fa piacere.

Si, so che tante altre persone hanno vissuto contesti anche peggiori del mio, uscendone con una propria realizzazione. Anche per questo mi sento frustrata e senza speranze poiché sembra che io non abbia minimamente le capacità.
Ho riflettuto tantissime volte sulla soluzione che giustamente mi consigli. Mi è stata proposta da amici, ci ho riflettuto durante le sedute di psicoterapia e mi è venuto in mente da sola.
Purtroppo non si tratta di un semplice lavoro che non mi piace. So che nella vita bisogna saper accettare compromessi e adattarsi. Riprende capacità pratiche che mi hanno causato un vero e proprio rigetto e trauma. Non ho più ripreso e voluto approcciare niente di tutto ciò che ho studiato. Non saprei dove mettere le mani e soprattutto provo un rifiuto totale. Mi basta solo che mi dicano di riprendere e riguardare un programma informatico fondamentale e inizio a sudare freddo, non capisco più nulla e sviluppo come un desiderio irrefrenabile di fuga. Tutto questo in un contesto lavorativo assolutamente singolare e oppressivo. Le persone sono particolarmente ambigue e doppiogiochiste, poiché vengono proprio formate per essere tali. I luoghi sono isolati e controllati. Si richiede di servire e dare la propria vita all'attività per quanto é vincolante. Purtroppo non posso dire assolutamente di cosa si tratta, essendo il post pubblico. Capisco bene che sembrerà eccessivo, ma si tratta realmente di un contesto singolare. Non si tratta di attività che, una volta dentro, permettono facilmente di cambiare e fare altro.
Il problema principale però ovviamente é il trauma che, riapertosi, purtroppo mi sta dando molti problemi non da poco a livello di salute, parecchio pesanti da sopportare quotidianamente assicuro.
Tutto questo é il mondo di mio padre e io sono obbligata a fare la sua vita, completamente opposta alla mia. Non riesco ad accettare che debba vincere un padre padrone che se ne frega di un malessere grave della figlia pur di infilarla a fare il suo lavoro e continuare ad accumulare gloria tramite lei. Mi sono adattata a fare vari lavori e ho sempre studiato con costanza, non ho avuto infanzia e adolescenza con esempi di svago, vi posso assicurare che non si tratta di un capriccio.
Ho potuto provare in prima persona con attacchi di panico e successiva depressione cosa significa rimanere in ambienti particolarmente opprimenti per più di otto ore a dedicarsi ad attività che ti sviluppano nausea, giramenti forti di testa e mancanza di respiro.

Per quanto riguarda gli studi poi mi sto informando molto chiedendo, leggendo informazioni e guardando video. So per esperienza che studiare e lavorare per determinati corsi é impossibile. Quei pochi che lo permettono sono giustamente molto impegnativi. Lo studio universitario é un lavoro vastissimo e nei pochissimi ritagli di tempo sarò distrutta psicologicamente da un lavoro che mi richiederà risorse che non ho e non sarò in grado anche di studiare. Purtroppo non è una scusa. A contatto con realtà opprimenti e rigide e con gli studi svolti sono in preda a stati che non auguro a nessuno.
Per quanto riguarda gli studi, sono certa che l'area di mio interesse é socio sanitaria. Lo psicoterapeuta che mi segue dice che ho paura di crescere, a causa del contesto chiuso in cui vivo, e mi dice che devo assumermi le mie responsabilità e fare la mia scelta tra le varie professioni, seguendo esclusivamente la passione. Devo sentire una forte passione, altrimenti significa che non ho interesse reale. Da tanto in realtà guardo e cerco informazioni sui singoli corsi nello specifico. Grazie anche agli spunti usciti in seduta, nello specifico si tratta di: infermieristica, fisioterapia, logopedia, terapia della neuro e psicomotricità dell'età evolutiva, educazione sanitaria professionale, psicologia ed educazione sociale (scienze dell'educazione). Sto facendo tante ricerche ma non riesco a scegliere. Mi sento completamente vuota e riempita di ansia e nausea. Mi agito e piango, altrimenti rimango con la tachicardia travolta dai pensieri. Non ho più interesse in nulla: non guardo film, non leggo libri e neanche il cibo ha più sapore. Non sono in grado di compiere una mia scelta, non sono serena e questo lavoro che dovrò accettare mi soffoca e mi distrugge ogni giorno. Allora questo sembra confermare quello che mi ripetono da sempre: sono un'ameba che sopravvive senza interessi e scopi nella vita, sono solo un peso soffocante in grado di lamentarsi e di non apprezzare nulla.
Sto assumendo sempre più l'idea di dire no a questa proposta. Pagherò delle conseguenze particolarmente distruttive. Non mi cacceranno di casa perché il loro fine ultimo e tenerti in casa debilitandoti sempre più e perché, come già affermato, passerebbero dalla parte del torto, dovendosi esporre al mondo esterno. Mio padre é sempre stato molto bravo a manipolare la situazione in modo da uscirne sempre pulito. Io sono diventata consapevole di ciò forse troppo tardi. Vorrei avere le forze di rifiutare, trovarmi un lavoretto per mettermi da parte soldi per poi pagarmi gli studi. Ma devo prima essere sicura di una mia scelta altrimenti non riuscirò mai a trovare le energie per arrivare fino in fondo. Ma allo stesso tempo non riesco a scegliere con questo peso che non sono in grado di gestire. É un cane che si morde la coda e purtroppo non riesco ad uscirne.

Mi sento sempre più legata alla psicologia, alla cura dell'anima, poiché la sto vivendo sulla mia pelle. Sono di natura molto empatica e amo analizzare le sofferenze altrui per trovarne un filo logico e aiutare le persone a riflettere. Ho anche comprato e letto un testo su Freud recentemente. Ma se fosse un'illusione dovuta al mio attuale percorso psicologico che mi fa essere di parte? Inoltre psicologia richiede più di cinque anni di tempo e nel mio contesto purtroppo temo sia impossibile e ciò mi demoralizza molto. I percorsi dell'area medica prevedono un percorso prettamente scientifico con materie particolarmente difficili e ostiche per me (ad esempio chimica).
Sto valutando infine bene il ruolo dell'educatore per capire se possanessere una buona scelta.
Com'é possibile che sia così indecisa e vuota? Mio padre mi ripete sempre che oramai é finita. Tra pochi mesi ho 26 anni ed è inutile iniziare un nuovo percorso nel mondo di oggi perché a 30 anni passati non mi assumerà mai nessuno.

So di essere molto testarda, mi ripetono sempre che ho la testa vuota e mi impunto, ma spero lo stesso di ricevere un vostro appoggio e un vostro punto di vista. Grazie

Sono due giorni che tento di rispondere ma tra crisi di ansia e pianto, litigi e tentativi di tenermi occupata dedicandomi il più possibile al volontariato, ho scritto a pezzi senza riuscire a concludere.
Ultima modifica: Da .

Re: Quasi 26 anni di nulla 25/01/2018 20:31 #4

  • Volontario del Sorriso (moderatore)
Cara Ariela
ci colpisce il tuo stato d'animo davvero affranto.. ma ci colpisce ancora di più il modo che hai di definirti "indecisa e vuota" e di togliere valore e speranza a te stessa..tra pochi mesi avrò 26 anni e non è possibile iniziare un'altro percorso...

Hai 26 ANNI non 36, 46, 56....!!

A 26 anni, ma anche durante tutti gli anni successivi, si può iniziare un percorso perchè in realtà SIAMO SEMPRE SUL PERCORSO!

Forse i tuoi, per come li hai descritti con questa mentalità chiusa, non ti possono passare questo messaggio e probabilmente si attendono da te che tu realizzi le cose che non sono riusciti a fare loro, o hanno così tanta paura del nuovo e diverso che stanno cercando di importi il proprio percorso:blink:

Bene... tu in realtà sai benissimo quello che non vuoi, cioè seguire le orme di tuo padre e fare un lavoro che solo al pensarlo ti nausea, il tuo corpo parla chiaro,
quello non è il tuo lavoro, non è la tua strada!
hai il diritto e soprattutto il dovere di cercare la strada che va bene e te perchè TU SEI TU e non tuo padre o madre giusto?

Il tuo psicoterapeuta ti ha dato il consiglio giusto segui la tua passione che è socio pedagogica,oppure la psicologia che senti tanto.
Comunque sia prova a scegliere un percorso a buttartici e poi capirai meglio man mano che lo vivi, non avere paura di sbagliare è dagli errori che si impara...

Quello che balza di più dai tuoi scritti è il senso di oppressione che vivi con i tuoi...purtroppo o te ne vai cercandoti un lavoro qualunque o trovi un compromesso stando con loro e imponendo le tue scelte alla tua famiglia.
Ma qualunque sia la tua scelta di vita, di studio, di lavoro comincia a considerare che Ariela può benissimo fare le cose come gli altri!

Tu vali molto e hai capacità, l'hai dimostrato a te stessa e ai tuoi genitori finendo comunque degli studi nonostante non ti piacessero minimamente, quindi se ti impunti su qualcosa ce la fai, l'hai detto anche tu che sei testarda!

Ariela la speranza bisogna che impariamo a darcela da noi... ce la meritiamo in quanto esseri meravigliosi nonostante viviamo su questo pianeta piuttosto scombinato!

Tu vali comunque al di la di quello che fai e hai il diritto di essere felice!
Non perchè hai vissuto in un ambiente oppresssivo che devi continuare a farti opprimere e soprattutto a pensare di te stessa cose negative!

Imponiti di essere dalla tua parte, segui quello che ti piace con passione ed entusiasmo e vedrai che riuscirai a contagiare anche l'ambiente intorno a te!

Hai un animo sensibile, sei intelligente e ti piace occuparti degli altri tutto questo è bellissimo!! Fallo diventare la tua strada!

Che tipo di volontariato fai? che passioni hai nella tua vita? quali sono i tuoi hobby preferiti?Cosa ti dà piacere ed energia in questo momento e quali sono le persone intorno a te, le amicizie positive che ti possono aiutare e sostenere in queste tue decisioni importanti?

Forza Ariela noi ci siamo e ti accompagniamo se lo vuoi...
Un grande abbraccio energico e tanti sorrisi!
Ultima modifica: Da .

Re: Quasi 26 anni di nulla 29/01/2018 09:39 #5

Grazie per il prezioso messaggio.

Sono molto combattuta. Le scelte sono due: fare un lavoro che mi distrugge letteralmente, mi vincola e mi fa star male per avere un'indipendenza economica e azzittire tutti ( e fare un'altra guerra per andarmene in affitto in una stanza perché mi tengono legata con un vincolo emotivo enorme alla casa che hanno acquistato al piano di sopra dove non avrei assolutamente privacy) e tentare nei pochissimi ritagli di tempo di studiare (cosa che per la mia fragilità la vedo dura) oppure mandare a quel paese questo lavoro maledetto, subire una tortura psicologica che non auguro nemmeno al mio peggior nemico, cercare un lavoro che mi garantisca tempo e guadagno discreto per pagarmi gli studi e poter studiare con costanza ( io vivo a Roma e trovare un lavoro simile é abbastanza impossibile con il mio profilo).

Entrambe le strade sono altamente distruttive e non avendo alcuna certezza per la seconda sono bloccata.
Lavoravo fino a qualche mese con i ragazzi disabili nelle scuole. Mi avevano detto che mi avrebbero richiamata anche per pochi mesi ma così non è stato... Mi hanno anche garantito che comunque sarei stata richiamata a settembre 2018. Ma posso fidarmi a questo punto? Perché quel lavoro mi garantiva un guadagno molto modesto ma mi darebbe la possibilità di studiare e lavorare. Ma non ho certezze e non posso fare un salto nel vuoto nel mio contesto. É vero, solo provando possiamo capire e dovremmo avere la serenità di poter poi aggiustare il tiro. Ma ho già 26 anni e non posso più sbagliare, sono già tagliata fuori dal mondo del lavoro. Sento che mi è rimasta un"ultima possibilità. É come se stessi correndo una maratona e stessi arrancando in fondo a tutti.
In realtà dentro di me il mio inconscio ha già scelto: é troppo forte il desiderio di rivincita e la volontà di stare tra le persone e aiutarle. A casa c'é un continuo conflitto di ideologie: i miei genitori ragionano da alti borghesi mentre io sono del tutto popolare.

Come volontariato ora aiuto nei compiti e nello studio dell'italiano bambini e ragazzi, sono soprattutto stranieri, che vivono in contesti molto poveri e particolari. Avrei voluto iniziare un'altra bellissima attività con ragazzi disabili presso una cooperativa eccezionale ma, non potendo garantire una presenza costante a causa di questo lavoro, ho dovuto rinunciare con molto dispiacere. Sento che le mie porte sono tutte chiuse, anche le più semplici.
Purtroppo, come già detto, non ho passioni. Non provo interesse più in nulla. É come se fossi vuota. Mi piace solo stare tra le gente e aiutare. Sto così male che non riesco a vedere nemmeno un film, i pensieri e questo costante peso nel petto non mi consentono mai di concentrarmi e godermi qualcosa. Purtroppo sono vuota ed e qualcosa di molto triste. Sono bloccata e terrorizzata da quello che mi deve succedere.

Da quando mi sono aperta con gli altri (cosa che ho fatto relativamente da pochi anni perché seguivo il mio modello familiare che contempla solo conoscenze formali) ho sviluppato delle belle amicizie. Sono quattro\cinque persone fidate che ascoltano i miei sfoghi e mi sostengono. Sono persone eccezionali ma purtroppo non mi può "salvare" nessuno da questa situazione. Posso farlo solo io e non ho le forze, il benessere fisico e psicologico e dei sostegni di base che me lo permettano.

Questa é la mia vita vuota a 26 anni e mai avrei pensato di ridurmi in questo stato... Vorrei un'illuminazione per trovare una via d'uscita.
Voi siete sicuramente più esperti di me: è normale che il mio psicoterapeuta non mi dia in nessun modo dei "consigli" attivi per illustrarmi meglio le alternative disponibili? Ovviamente non deve dirmi cosa scegliere, so benissimo che non è il suo compito, ma aiutarmi a capire quali scelte sono sconsigliate per la mia salute. Non so se mi spiego. Lui mi ha aiutato ad analizzare il mio vissuto e ad esserne consapevole, mi ha dato anche qualche dritta di vita ma non dovrebbe essere un po'più attivo nell'aiutarmi in questo momento difficile? Mi vede che sono distrutta e vivo male, gli ho riportati episodi e malesseri veramente pesanti ma non dice mai nulla. Afferma che sono confusa per l'ambiente che mi circonda e che non riesco a prendere una mia decisione perché ho troppe persone dentro di me che decidono per me. Quindi come posso muovermi? Non si pronuncia in tal senso. Gli ho parlato di questo grande trauma che non mi permette nemmeno di avvicinarmi alla schermata di un programma di grafica che mi sento male e non ne voglio sapere nulla. Ma non dice nulla...

Grazie ancora per il vostro sostegno. Purtroppo sto sempre molto male e dover sostenere sintomi continui di angoscia, ansia, nausea e mal di testa diventa sempre più difficile. Non so fino a che punto resisterò. Sento proprio che mi pesa vivere e sto impazzendo per la situazione paradossale nella quale mi trovo. Spero di trovare in voi dei suggerimenti più pratici per riprendere in mano la mia vita.

Grazie per l'ascolto
Ultima modifica: Da .

Re: Quasi 26 anni di nulla 30/01/2018 00:41 #6

Cari volontari del sorriso,

Vi scrivo nuovamente perché sono tornata distrutta e nervosa dalla seduta di psicoterapia. Questo percorso non dovrebbe chiarirmi le idee invece che confondermele? Oggi ho manifestato nuovamente il blocco e il terrore che provo nel tentare a scegliere un percorso universitario. Gli ho comunicato di avere il terrore di scoprire di non essere in grado di affrontare uno studio così vasto. Ho vissuto malissimo lo studio tutta la vita e mi è pesato sempre tanto, a causa anche della mia scarsa memoria. Mi sono bloccata poi nel primo vero esame della mi vita, ovvero quello di Stato. Che speranze posso avere dinanzi ad uno studio così vasto e approfondito come quello universitario? Insomma siamo stati un"ora e sono uscita con più dubbi di prima invece che una risposta. Mi ha detto che é vero che c'é tanto da studiare ma anche più tempo e che negli esami vale più la capacità di sapersi girare la situazione a proprio favore con furbizia e capendo su cosa fare leva piuttosto che le capacità di apprendimento e mi ha portato diversi esempi della sua vita universitaria. Ci siamo ricollegati al fatto che non sono capace a vivere e lui ha confermato che mi manca questa abilità di sapermi giostrare le situazioni perché vedo l'università in maniera troppo seria. Sembra che io voglia giudicare falliti tutti coloro che non hanno finito l'università e che il mio obiettivo sia sentirmi dire che non ce la posso fare per poter riconfermare le convinzioni vincolanti del mio sistema familiare. A quel punto innervosita gli ho risposto che non è assolutamente così altrimenti non farei questo percorso se fossi convinta di ciò. Lui a questi punto risponde che ho ragione ma che finisco comunque per cadere nel vortice dei pensieri distruttivi.
Non capisco veramente se sono io che interpreto a modo mio e non sono in grado neanche di trarre il meglio da una psicoterapia... Cosa posso aspettarmi? Mi sento veramente sola e poco compresa con i dubbi e la sofferenza che aumentano costantemente. So che sono solo io a dover scegliere per me ma vorrei della dritte e dei chiarimenti, un supporto concreto. Non posso sprecare tempo, impegni e denaro accumulato con tanta fatica.

Grazie come sempre per il vostro ascolto.
Ultima modifica: Da .

Re: Quasi 26 anni di nulla 30/01/2018 11:11 #7

  • Volontario del Sorriso (moderatore)
Cara Ariela, ci hai scritto molte cose molto importanti, e visto che ce lo chiedi, cerchiamo di dare un taglio "pratico" alla nostra risposta.

1. per prima cosa avremmo una domanda: come sarà nato un rifiuto così violento e totale per la grafica? ci può essere sotto un trauma che magari non hai focalizzato? non potrebbe essere capitato qualcosa nella tua vita che ti ha fatto proiettare sul programma qualcosa di molto più grande e profondo...? ci hai mai pensato?

2. la tua indecisione, non sarà dovuta anche a un certo "perfezionismo"? perchè ci ricorda quella di una aspirante mamma molto precisa e ben intenzionata, che volesse aspettare che tutte le condizioni esteriori e materiali fossero a posto prima di fare un bambino, ma che così facendo resterebbe ahimè senza figli per tutta la vita perchè non si ha mai tutta la situazione perfettamente "sotto controllo"! Bisogna imparare a costruire la strada durante il cammino, non si può partire già sapendo tutto!
Le questioni da decidere sono diverse: ma la prima e più fondamentale è trovare il coraggio di dire a tuo padre le cose come stanno, e cioè che tu "quel lavoro" non lo vuoi e non lo puoi fare neanche volendo perchè ti senti male.
Fatto questo, vedrai che ti sentirai meglio (nonostante il mobbing che ti aspetti) e le decisioni successive verranno poi più facili.

3. Se sgombri il terreno dal problema principale, vedi che hai ritrovato il tempo per quell'associazione di volontariato a cui hai dovuto rinunciare in previsione di un lavoro che odii e che stando così le cose (hai addirittura i tremori) non farai mai da cosa nasce cosa, nel frattempo troverai un lavoretto, fosse magari la babysitter per mezza giornata e avrai i tuoi soldini per cominciare il tuo percorso formativo.
Cosa scegliere cosa studiare? Se sul piano razionale fai fatica a scegliere, prova a chiudere gli occhie e ad ascoltare il cuore e la pancia! Cosa ti emoziona? Cosa ti incuriosisce? Cosa ti stimola? Ci dici che stai valutando cose specialistiche come la logopedia e ampie come la preparazione psicologica o l'insegnamento, non trovi proprio un discrimine per sfoltire il campo? Hai provato a cercare degli stage o degli open days nelle scuole o nei reparti così da poter andare a toccare con mano più da vicino la realtà? Sei a Roma e sicuramente ci saranno delle opportuità

4. Ma sei davvero vuota o sei svuotata? Vedi cara Ariela, tu dal primo vagito hai vissuto in una famiglia che ha fatto del suo meglio per plasmarti in quello che era il loro desiderio. Lo ha fatto in perfetta buona fede convinta di stare facendo il meglio. Questo comportamento è molto umano, ma terribilmente sbagliato per la formazione dei figli perchè così facendo hanno finito per svalutare e cercare di annullare "la vera te". I genitori ideali dovrebbero saper "tirare fuori" il meglio da ogni figlio secondo le sue specifiche e uniche qualità e talenti, non inculcargli un modello precostituito, magari valido in astratto, ma inadatto a quel particolare bambino. Ma chi ci insegna ad essere bravi genitori? Nessuno, ognuno fa del suo meglio in base a quanto ha sperimentato di persona. Ma la conseguenza è che tu è tutta la vita che non riesci ad esprimere la tua autenticità, ed è veramente una grandissima conquista di cui ci complimentiamo con te, che tu abbia saputo aprirti con gli amici e rompendo la consegna del silenzio imposta dalla famiglia!
Quindi, secondo noi, non sei tu che sei vuota o indecisa, è che sei stata disabituata ad ascoltarti, ad essere te stessa, a credere nelle tue possibilità, a pensare con la tua testa, e quindi dubiti di tutto perchè sei abituata a sentirti criticare se ti allontani da quello che "devi essere" per i tuoi. Ora si tratta di riconquistare la fiducia in te stessa un passo alla volta!

Tu ora hai l'occasione per mettere a segno un gran punto: imporre te stessa, levare dalla testa di tuo padre la convinzione che farai il lavoro che dice lui Vedrai che fatto questo, una gran dose di "autenticità" tornerà al suo posto e tu ti sentirai meglio nonostante qualsiasi mobbing (inutile a quel punto e quindi potrebbe anche essere breve).

Prendi un gran respiro e poi fallo, dillo! Ce lo hai fatto chiaramente capire che non hai scelta e anche se l'avessi non molleresti di un millimetro perchè lo hai detto chiaro, stavolta non può vincere lui

La vita si vive un passo alla volta, comincia a fare il primo grande passo, e vedrai che poi tutto il contesto si "riassesterà" e tu stessa ti troverai più forte e motivata! meglio in grado di pensare al passo successivo!

Facci sapere se la nostra risposta risponde al criterio di praticità che richiedevi.
Un'ultima curiosità, potresti chiarirci meglio che tipo di aiuto più pratico ti aspetteresti dal tuo psicologo per aiutarti nella scelta della tua formazione?

Coraggio e avanti tutta! Un sacco di energetici sorrisoni!


PS ma l'appartamento al piano di sopra al momento è sfitto? No perchè nel caso, potresti proporre a tuo padre di affittarlo intanto che studi, così "la famiglia" recupera qualche bel soldino per contribuire economicamente al proseguimento della tua formazione. Che ne pensi?
Ultima modifica: 30/01/2018 12:02 Da Volontario del Sorriso

Re: Quasi 26 anni di nulla 06/02/2018 01:11 #8

Cari volontari ho letto e riletto diverse volte le vostre carissime parole. La solitudine a volte é forte. Rispondo volentieri alle vostre domande e vi ringrazio per il tempo che mi dedicate.

1 me lo sono chiesta anche io e si tratta di un argomento che dovrei trattare in psicoterapia. In realtà l'ho riferito diverse volte al mio terapeuta e gli ho chiesto anche se non sia il caso di affrontarlo per risolverlo. Ma lui mi ha semplicemente risposto che vedremo in caso nelle prossime sedute, rimandando... La grafica (in particolare l'animazione 3D) é stato un percorso di studi scelto come fuga e ripiego da un'imposizione. Mi sono rifugiata nell'unico mondo che avevo avuto modo di conoscere: l'animazione 3d dei videogiochi che mi hanno fatto da amici... Ho vissuto di illusioni. A metà percorso mi sono resa man mano sempre più conto di quanto avessi sbagliato totalmente rotta e ancora ne pago le conseguenze. Non appena possibile, riporterò nuovamente l'argomento in seduta.

2 Spunto molto molto interessante e probabilmente veritiero. Ho riflettuto molto sul fatto di "non essere capace a vivere", nel senso che ho sempre vissuto tutto in maniera esageratamente pesante e seria, anche a causa dell'educazione e del clima marziale nei quali sono cresciuta annegando. Costruire la strada durante il cammino per me sarebbe bellissimo e mi permetterebbe di vivere anche con più leggerezza ma con un padre che ti organizza la vita da quando sei nata é dura. Per il resto sono assolutamente d'accordo con voi. Io non ho nessuna intenzione di vivere la sua vita. Non ce la faccio proprio più e sto aspettando il momento migliore di comunicare questa scelta. Non voglio un'ulteriore gabbia. Il desiderio irrefrenabile di dirlo il prima possibile é sempre più forte ma razionalmente tendo a frenarlo perché il mio piano di vita secondario dovrebbe essere più concreto e in questo stato temo di ritrovarmi poi in balia della confusione e della distruzione psicologica più totale. A cosa mi appoggerò dopo aver lasciato questa strada e aver scatenato l'inferno intorno a me? Ma lo farò, costi quel che costi.

3 la cosa che mi spaventa maggiormente é non riuscire a trovare un altro lavoro per poi pagarmi gli studi, alimentando ancor di più le azioni distruttive nei miei confronti. Per lo studio sto cercando di toccare con mano le facoltà e chiedere agli studenti stessi. Sono riuscita di nascosto a visitare due facoltà di psicologia e mi ha affascinato tantissimo l'ambiente e dalle parole delle ragazze alle quali ho chiesto veramente tante cose sembra che ce la possa fare. Ho sempre questa paura e blocco che non mi fa sentire in grado di affrontare uno studio così vasto e approfondito come quello universitario ma probabilmente é solo paura dell' ignoto poiché nel mio contesto e vissuto non posso permettermi un ulteriore sbaglio. Vorrei riuscire il prima possibile a visitare scienze dell'educazione. In realtà non si tratta proprio di insegnamento ma di educazione, ovvero assistenza e supporto sociale, anche nello studio ma non solo. Anche poter visitare facoltà più sanitarie e scientifiche e parlare con studenti mi aiuterebbe ma fare così tanti spostamenti di nascosto per me è difficilissimo e necessito di continui escamotage non sempre attuabili. Ho riflettuto sul fatto che lo studio prettamente scientifico e tecnico per me è sempre stato qualcosa di molto ostico quindi per sfoltire forse dovrei eliminare le sanitarie vere e proprie che basano tutto proprio su materie scientifiche? Dentro di me é maturato sempre più un sogno, come una vocazione dal di dentro: aiutare adolescenti e ragazzi, ma anche adulti, a uscire da stati dolorosi e riprendere in mano le loro vite. Ci sto passando con mille ferite e vorrei divenire un appoggio concreto e professionale per gli altri, anche in contesti ancor più pesanti e difficili. So che il percorso é lunghissimo e gli ostacoli infiniti.

4 mi ritrovo molto in queste parole. Da quando mi sono "aperta" alla società intorno e mi sono confrontata sto capendo bene le mie predisposizioni e desideri. Rinchiudermi in un ufficio militare, che so essere ambiguo e opprimente, a fare ciò che mi ha fatto ammalare causerebbe solo la mia morte spirituale.

Giorno dopo giorno sto riacquistando sicurezza e autocoscienza in modo da prepararmi sempre più a questo giorno. Anche per questo sto cercando di sfruttare il più possibile la psicoterapia, nonostante la grande difficoltà e confusione a riguardo. Sarò stravolta, oramai ho individuato le dinamiche. Devo avere chiaro qualcosa su cui appoggiarmi in attesa di riprendere un mio equilibrio. Le parole che mi avete scritto sono molto belle e le condivido in pieno. Probabilmente un appoggio non lo posso trovare prima ma lo dovrò costruire una volta intrapresa questa strada più fumosa ma finalmente mia. Però devo avere un punto di riferimento quotidiano, anche piccino, per non affondare nelle sabbie mobili in cui mi trovo e non riesco a individuarlo. Gli amici sono eccezionali e un dono più unico che raro ma giustamente non possono essere costantemente dietro di me appena crollo.

Si, caro volontario sei stato "pratico", sensibile e disponibilissimo. Grazie veramente di cuore per il tempo che mi hai donato. Purtroppo sono forse ancora troppo schematica nel mio modo di ragionare e, data l'acqua alla gola, cerco soluzioni pratiche anche se mi rendo conto che si tratta di un percorso lungo di consapevolezza.

Per quanto riguarda lo psicoterapeuta non so come possa aiutarmi a livello concreto. Ovviamente non pretendo ordini e consigli su quale strada intraprendere ma chiarimenti per orientarmi si. Proprio oggi esco da una seduta che per certi versi mi ha confusa maggiormente, portandomi frustrazione. Confermo che è una persona molto umana e preparata con la quale mi sento a mio agio. Però non si sbilancia quasi mai e a volte sembra che "sottovaluti" il problema. Mi sta aiutando a ritrovare l'autostima, dichiarando che ho avuto tanta forza per affrontare le diverse situazioni e mi sono rialzata dai miei crolli (su questo ho manifestato i miei dubbi dato il mio stato pessimo che a quanto pare sembra non riconoscere). Ha cercato anche di mettermi dinanzi alcuni pregi che secondo lui ho e ne devo prendere coscienza (il carattere aperto e solare, la capacità di coinvolgere chi ho intorno, le capacità nello studio e nel lavoro ecc) però molte altre volte mi mette dinanzi a situazioni difficili da comprendere per me frustranti. Oggi ad esempio ha sostenuto che la mia famiglia alla fine mi ha sempre permesso di decidere e mi lascia il beneficio di poter almeno pensare alla scelta di poter dire di no, nonostante le conseguenze. Mi ha portato l'esempio di una sua paziente che non può nemmeno permettersi di pensare di rispondere al padre. Ho cercato di fargli capire che la mia situazione non è molto più tranquilla ma pensavo l'avesse capito dopo avergli riferito le parole distruttive rivolte a me e che non posso ripetere qui per quanto sono pesanti. Gli ho riferito di non essere d'accordo e che se è vero che può sembrare che a volte io abbia scelto é solo stato un modo di fuggire da imposizioni, percorrendo strade sbagliate per la fretta e la confusione. Ma lui continua a sostenere che anche questo significa scegliere. Ha ripercorso in maniera frettolosa gli ultimi anni della mia vita sostenendo che io abbia fatto scelte quando in realtà sono passata da un lavoro all'altro impostomi dall'alto fino a questa proposta fatta con il plagio. Probabilmente intende sempre che ho scelto di seguire le imposizioni, ma che scelta avevo? Quando penso che mi abbia capita ritorna a sostenere posizioni che semplificano un po' troppo lo stato in cui mi trovo. Con questo ovviamente non voglio assolutamente lavarmi di ogni responsabilità. É vero che gli errori li ho fatti io però non può semplificare il tutto dipingendomi come una persona molto forte che ha sempre potuto fare come le pare, mentre altre persone non si possono nemmeno permettere di dire una parola fuori posto. Questo mi riempie solo di ulteriore confusione e dolore. Non so, forse filtro male le sue parole ma purtroppo sul piano pratico non ricevo consigli o dritte per il mio benessere. Di concreto sta tentando di lavorare sulla mia autostima e mi ha dato una mano a comprendere le dinamiche del mio sistema familiare. So che è tanto ma purtroppo il tempo avanza e i risparmi diminuiscono e per il resto mi confonde ancora tanto, soprattutto con l'uso degli esempi.

Spero di essere stata più chiara possibile poiché i pensieri e le emozioni sono in tempesta.

Si l'appartamento é sfitto. Ho già avanzato una proposta simile ma sono stata azzittita subito in malo modo. Ora lo stanno utilizzando come deposito, cose se fosse una cantina...

Grazie ancora di cuore a voi volontari che mi dedicate tempo e attenzioni. Aspetto e leggo sempre con tantissimo piacere le vostre risposte. Grazie di tutto.
Ultima modifica: Da .

Re: Quasi 26 anni di nulla 06/02/2018 09:35 #9

  • Volontario del Sorriso (moderatore)
Cara Ariela
leggendo le tue parole c'è venuto in mente che è un peccato davvero che tu senta la tua terapia così poco efficace e ci chiediamo, ma tu hai parlato chiaramente con lo psicologo di quello che hai scritto a noi? cioè di come tu venga via confusa con le idee ancora meno chiare e non perché lui ti fornisca materiale che, entrato in bollore, possa infine partorire una grande idea... ma solo perché ti senti mortificata e non capita? Secondo noi sarebbe molto importante comunicargli queste tue sensazioni. Tu non ti devi preoccupare se lui ci rimane male o di qualsiasi altra cosa, tu sei la paziente e con tutti, ma in particolare con il tuo terapeuta, hai diritto ad essere te stessa non al 100%, ma addirittura al 1000 per 1000!

Se esci confusa dalla seduta, appena tornata a casa potresti scrivere le cose che non ti sono piaciute o con le quali sei in disaccordo, in modo che la volta successiva hai in mano un foglio e puoi decidere se leggerlo oppure consegnarglielo.

Secondariamente insisti in due punti a rimarcare che "se anche tu trovassi il coraggio per parlare con tuo padre, a cosa, a chi potresti poi appoggiarti intanto che maturi chiarezza sui tuoi passi futuri?

Questa sembra una di quelle classiche domande che uno si fa, sapendo già segretamente la risposta, ma non essendo ancora disposto ad ammetterla

Cara Ariela, se decidi di andare per la tua strada in contrasto coi desideri della tua famiglia, a chi ti potrai appoggiare nel cammino? a chi stai dando fiducia, decidendo di perseguire i tuoi sogni?

Tu stai decidendo di appoggiarti a te stessa! A una forza interiore che sai di avere, che senti tutti i giorni e che aspetta solo il modo di poter fluire copiosamente all'esterno, per poterti sorreggere "nella buona e nella cattiva sorte, tutti i giorni della tua vita!" Intendiamo dire che il "primo matrimonio" è quello che dobbiamo celebrare con noi stessi ci dobbiamo sposare e promettere di esserci fedeli sempre, dobbiamo imparare a celebrare i nostri successi e imparare dai nostri errori senza affliggerci inutilmente. Dobbiamo imparare che nessuno è perfetto ma che ognuno ha i suoi talenti sui quali può costruire il suo miglioramento, perché l'obiettivo non è "essere i primi rispetto agli altri" ma "essere migliorati rispetto a quello che eravamo"

Non sarà per questo che il tuo psicologo insiste molto nel cercare di puntellare la tua personalità facendoti osservare tutti i momenti di grande forza che tu hai mostrato in situazioni difficili fino da bambina?

La vita è tanto di più del nostro lavoro, però è anche vero che visto che passiamo tanto tempo al lavoro è necessario che almeno in partenza questo lavoro ci susciti una passione, che ci permetta di vedere un senso nel trascorrere più di 40 anni all'interno di un mestiere e di un mondo lavorativo. e noi ci stringiamo ancora di più a te sperando che venga presto il momento in cui ti sentirai forte abbastanza per affrontare a viso aperto le furie di tuo papà!

Facci sapere cosa pensi del nostro suggerimento per migliorare le sedute col tuo psicologo!

Un fortissimo abbraccio energetico e tanti sorrisi!
Ultima modifica: Da .

Re: Quasi 26 anni di nulla 09/02/2018 20:16 #10

Cari volontari,
grazie per la vostra presenza in un momento di grandissima solitudine interiore per me.

In realtà ho notato che il modo di lavorare del mio psicoterapeuta è proprio questo: gira intorno agli argomenti e verso la fine della seduta "stuzzica" e "provoca" lasciandoti con molte domande aperte su cui riflettere durante la settimana. Ammetto che a volte questo stimolo, di solito doloroso e anche frustrante, porta dopo un primo momento di tempesta a scavare e riflettere maggiormente su se stessi e a cercare risposte in profondità. Altre volte però mi porta maggiormente in crisi e a stare molto male anche a livello fisico, poiché sembra analizzare con superficialità alcuni passaggi. Temo fortemente di essere io a filtrare in maniera poco corretta le sue sagge parole. Basandomi su ciò che dicono gli altri intorno a me, succede spesso di interpretare a modo mio ciò che mi viene riferito.
Ho riferito anche allo psicologo di questa mia confusione e scoraggiamento post seduta e mi ha riferito che in parte è normale e che "poi ne parleremo". Mi ha risposto così anche quando gli ho riferito del trauma riguardo a ciò che ho studiato e che dovrei svolgere in questo eventuale lavoro...
Qual è la realtà? Sono una ventiseienne che ha accumulato fallimenti in piena adolescenza ritardata o "la ragazza/donna con le pa**e" che descrive lo psicoterapeuta proprio con queste parole? Le persone veramente forti possono cascare così rovinosamente e stare sempre male dentro, riducendosi alla fine a dire sì agli altri e mai a loro stessi?
Purtroppo non ho mai avuto un'autoconsapevolezza sviluppata, mi sono svegliata così tardi purtroppo. Mio fratello ha quasi quarant'anni e anche lui ha vissuto l'adolescenza molto più tardi del dovuto, rimanendo un "bambino" che obbedisce al padre, solo, vuoto e con un lavoro imposto che disprezza. Purtroppo a quanto pare influisce il contesto familiare all'antica e molto chiuso in ciò. Ma non voglio assolutamente lavarmi le mani dalle responsabilità. Mi sto impegnando tanto, cari volontari. Sto veramente annaspando. Vedo in mio fratello la proiezione del mio futuro. I tempi di crisi difficilissimi che stiamo vivendo non aspettano una ventiseienne che vuole iniziare a formarsi e vivere così in ritardo... Gli anni dell'infanzia e di quella che doveva essere la mia vera adolescenza non torneranno mai più. Tutto quello che sta succedendo dentro di me doveva accadere ben dieci anni fa. E' avvilente veramente. Ma mentre per il passato si può lavorare per superare e mettere una pietra su tutto, per il futuro non si possono fare previsioni irrealistiche.
Grazie per il consiglio della scrittura, in parte l'ho già sperimentato ma insisterò maggiormente

Bellissime le parole sul matrimonio con noi stessi. Sono concetti che capisco a livello razionale ma non riesco a mettere in pratica a livello emotivo. Alla fine non ho mai trovato questa forza dentro di me. Mi sforzo ma crollo come una foglia al vento.

Sono contenta che mi capiate: il lavoro infatti nn è tutto ma influenza una grandissima parte della nostra vita, anche quando non siamo a lavoro. Quando mi dicono "fregatene, soffri quelle otto ore e poi esci e fai quello che vuoi" mi sento male a pensare a quanto possa essere misera una vita simile. Per me questo lavoro rappresenterebbe un'insieme di cose particolarmente negative purtroppo. Il famoso "posto fisso" che bramerebbe chiunque per me rappresenta veramente una vita di rimpianti e malessere. Vi assicuro che non sono una schizzinosa che non ha voglia di fare. Desidero solo poter almeno tentare di costruire la mia vita. Sono disposta ancora ad altri mille compromessi
ma non posso rinchiudermi in un luogo ambiguo e opprimente, dove per formazione bisogna vivere in maniera ambigua e doppiogiochista con i colleghi e la vita privata è fortemente limitata, a svolgere mansioni complesse in cui non sono preparata e mi generano forti attacchi di panico e malessere. Tutto questo per un'entrata fissa mensile e per gonfiare l'ego di mio padre? Per me questa non è vita... Non è possibile che non esistano ulteriori soluzioni. Mi fa veramente piacere che possiate capire, grazie.

Per il resto sto facendo diversi giri nelle facoltà universitarie per chiarire bene le idee ma tenere tutto nascosto è particolarmente difficile nel mio contesto e quindi riesco a procedere con lentezza. Devo tenere il segreto perché altrimenti sarei fortemente influenzata negativamente dal mio contesto familiare che altrimenti non "prenderebbe bene" la questione. Devo cercare di eliminare più voci interiori possibili. Queste sono idee che ho sviluppato anche grazie agli spunti della psicoterapia. Non ho mai ricevuto concretamente consigli ma cerco di fare più tesoro possibile delle analisi svolte.

Sapete cosa mi spaventa e mi frena maggiormente? Il non riuscire a trovare un lavoro alternativo stabile per alcuni anni per mantenermi gli studi e contemporaneamente avere una "carriera" alternativa di sicurezza come piano b. Ovviamente non ambisco a nulla di particolarmente elitario.
Ho 26 anni e sono molto generica come profilo. Non so proprio come muovermi in questo senso.
Grazie ad alcune amicizie, sto iniziando molto lentamente a fare ripetizioni e forse a trovare qualcosa come babysitter, Ma non voglio ancora parlare perché si muove tutto lentamente, dovendo anche mediare una presenza familiare totalmente contraria ad attività lavorative simili.
Però con il tempo dovrei trovare qualcosa di più stabile a livello di contratto che mi permetta di vivere cinque anni nel mercato del lavoro in maniera attiva, mentre porto avanti gli studi. Come si può muovere una persona come me in tal senso?

Grazie ancora per la vostra vicinanza. Probabilmente parlare con me è veramente dura quindi vi ringrazio a maggior ragione.
Ultima modifica: Da .

Re: Quasi 26 anni di nulla 09/02/2018 21:11 #11

  • Volontario del Sorriso (moderatore)
Ciao Airela,
cosa ne dici se proviamo a pensare fuori dagli schemi?
Quello che leggiamo è che vorresti un lavoro per mentenerti negli studi, ma che non vuoi il lavoro che ti impone tuo padre. Ci sono delle vie di mezzo, per esempio: hai mai pensato di lavorare in un bar, o in un negozio di abbigliamento per un periodo?
Questi lavori non richiedono un curriculum con particolari caratteristiche, non sono impegnativi a livello mentale (così potresti concentrarti sugli studi) ma garantiscono un'entrata fissa.

Se questa strada non è concepita in casa tua, potresti affittare una stanza, o, perlomeno all'inizio, farti ospitare da un'amica. Potrebbe essere un'ipotesi percorribile? Anche se questo trauma potrebbe all'inizio essere un terremoto, sia per te che per tuo padre, in futuro potrebbe rivelarsi un modo per riequilibrare il rapporto e trovare la tua indipendenza e il tuo benessere.

Vorremmo chiederti anche un'altra cosa: per te è così fondamentale studiare? I lavori nel sociale non necessitano tutti di una laurea in psicologia o medicina, puoi aiutare gli altri (a farlo diventare il tuo lavoro) anche senza studi specifici. Ci hai mai pensato?

Ci sono tante strade che puoi percorrere e non saranno in discesa, ma è la tua vita, sono le tue scelte e, quando arriverai dove vuoi, ce l'avrai fatta con le tue forze.
I sacrifici cha ha fatto tuo padre derivano da scelte sue. I tuoi sacrifici devono essere scelte tue.

Speriamo davvero di averti dato altri spunti per provare a cambiare la tua situazione.
Un abbraccio cara Ariela
Ultima modifica: Da .

Re: Quasi 26 anni di nulla 19/02/2018 09:30 #12

Buongiorno cari volontari,

Rispondo dopo molto tempo perché sto affrontando una profonda crisi e non volevo disturbarvi scrivendo sempre le stesse cose. Purtroppo senza rendermene conto sono pesante...

Tento di rispondere.
Ho praticato in passato, opponendomi con estrema difficoltà, lavori simili, come la commessa. Ci misi tanto a trovarne uno, poiché non ho esperienza, ma come stagista quasi gratis dalle 9 di mattina fino alle 19:30 (facevo due ore di viaggio con i mezzi all'andata e due ore al ritorno). Dopo quattro mesi di continui attacchi in famiglia perché venivo vista come una delusione e un fallimento per la famiglia poiché una figlia commessa era inconcepibile, fui costretta a lasciare... Questo per dire che sono debole e, nonostante i miei grandi sforzi, vengo distrutta e demolita e non ho gli strumenti per affermarmi neanche in quello che potrebbe essere un lavoretto secondario, figuriamoci per scelte importanti.
Ora sto aspettando una chiamata come babysitter e me lo stanno facendo pesare in ogni modo possibile, cercando di farmi sviare.

Non mi può ospitare e aiutare nessuno. Escluso un po' di supporto morale esterno, all'atto pratico sono sola. Non ho i soldi per andare in affitto e con 26 anni senza formazione é impossibile trovare un lavoro di riferimento decente per mantenersi. Ci vuole tempo e non ne ho.

Si, per me studiare e laurearmi é un sogno enorme e particolarmente importante per me, soprattutto dopo tutto il sacrificio e i risultati scolastici che non voglio buttare nel nulla. Ma allo stesso tempo capisco bene che non ho l'età e il contesto familiare economico che me lo permetta... Sono sicuramente disponibile a percorrere altre strade per entrare nel settore terapeutico\sociale ma sono così disorientata, vincolata e distrutta che non so come muovermi. Se potessi almeno tornare a lavorare con i ragazzi disabili nelle scuole ma si trattava di un lavoro precario... Soffrivo tanto contemporaneamente a vedere giovani studenti che vivevano la loro adolescenza e che si preparavano all'università, vivevo nel dolore tutti i giorni ma almeno svolgevo un lavoro adatto a me. Non riesco ad accettare in nessun modo che dopo il liceo mi sia persa totalmente per così tanti anni. Dopo tanti sacrifici é veramente avvilente, non reggo più questo peso.
Ma alla fine sono realista. Con un demolitore simile anche finire il liceo é stato un massacro (tanto che é andato in pensione quando dovevo preparare l'esame di stato, facendomi bloccare nello studio). Non avrò mai la testa per affrontare uno studio profondo e lungo come quello universitario. Non riesco neanche a leggermi una favola nello stato mentale in cui mi pone! Mi svuota il cervello e l'anima! Mi assorbe le energie vitali come ha fatto con mio fratello, riducendolo vuoto e inerme a quarant'anni!

Per il resto, ho continuato a girare per altre facoltà di nascosto.
Ma due giorni fa mio padre é tornato a massacrarmi più pesantemente del solito. Dopo l'ennesima volta che mi inculcava tutti i privilegi che avrei ottenuto a lavoro (pagati con le tasse di tutti, questa cosa mi fa schifo), gli ho semplicemente risposto civilmente e con calma che sto valutando la proposta ma non è detto che accetti. Non ho neanche potuto finire la frase. Sono stata aggredita con un odio e una cattiveria inimmaginabili e mi ha vomitato di tutto. Sono stata un'ora a tentare un dialogo civile con calma ma lui mi sovrastava e offendeva con odio e alla fine mi ha spinta via. Non posso riportare ogni sua parola ma mi ha più volte urlato che sono una pu****a, la peggiore delle femmine e mi merito solo di essere presa a calci e lasciata fredda per terra in un lago di sangue, ma che lui essendo un gran signore non si ribassa al mio infimo livello, che non sono capace di studiare nulla perché ho una testa vuota e malata. Molto altro, tutto questo con l'appoggio di mia madre ovviamente, complice e vittima contenta anch'essa dei suoi soprusi. É completamente inutile ogni forma di dialogo. Bisogna sempre e solo dire e fare ciò che desidera lui altrimenti si viene puniti. Lui ripete sempre come un folle che decide lui e su ciò non passa sopra perché devo infilarmi nel suo lavoro e avere il posto fisso per tutta la vita, altrimenti é disposto ad uccidermi. Gli ho fatto notare quanto sono stata male e che mi ammalerò nuovamente ma lui dice sempre chiaramente che non ha nessun interesse in questo e che mi curerò con i soldi del posto fisso a fine mese.

Cosa può fare una ventiseienne senza arte e né parte a svincolarsi da un controllo totale simile? É una dinamica oppressiva e completamente chiusa! Non posso neanche uscire di casa quando voglio io. Non ho nessun diritto. Mi batto da una vita ma ottengo solo inutili contentini. Devo sorbirmi lui che fa isolare tutta la famiglia e inveisce contro la società moderna, affermando che oggi fa tutto schifo e nessuno ha i suoi valori. Non ho nessun alleato ma solo complici del carnefice. Continuano ogni giorno la violenze verbali accompagnati da oggetti sbattuti con violenza dinanzi a me, con mia madre tutta contenta che afferma che me lo merito e farò una brutta fine. Che strumenti ho in mano? Fanno finta di permettermi solo ciò che sanno non potrà modificare i loro disegni.

Ho minacciato mia madre di trasferirmi alla casa al piano di sopra. Sono andata a vedere. É vuota ma la cucina, il bagno e una brandina ci sono e per me è perfetto così. Bisogna solo portare il materasso. Me lo sta impedendo in tutti i modi. Con mio padre non ho possibilità di dialogo. Mi evita appena mi vede e quando é nel suo stato normale bisogna solo obbedire a ciò che dice. Qualsiasi cosa di diverso lo porta in questo stato.
Mi ripetono sempre che me ne devo andare perché fanno una grande fatica a tenermi in casa e mi hanno ripudiato come figlia. Poi quando faccio una proposta concreta me lo impediscono perché è la dinamica ad essere perversa. Ti umiliano dicendo sempre che non sei capace a fare nulla da solo e se poi ci provi ti risbattono dentro il sistema ad essere dipendente da loro. Non ne puoi uscire. Sono distrutta, non ho speranze.
Insisterò a trasferirmi di sopra ma penso che mi distruggeranno.
Ripudio questo lavoro perché é una seconda gabbia di mio padre che ha tutte le caratteristiche di ciò che mi ha causato depressione e attacchi di panico, non per vizio! É come se io sapessi in anticipo che tra un mese mi dovranno pugnalare più volte allo stomaco, provocandomi dolori e lacerazioni con il benestare della mia famiglia. Come posso accettarlo?

Contemporaneamente ho pensato di parlare con mia zia, unico componente interno al sistema che può forse capire. Ma come dice giustamente lo psicologo é un'arma a doppio taglio e devo andare da lei con un discorso sicuro altrimenti rinforzo solo la convinzione negativa su di me. La sento e la vedo raramente ma é l'unica che è contenta per il fatto che vado da uno psicologo e si interessa alla mia situazione. Vorrei dirle di questo lavoro e chiederle aiuto per trovare altro se potrà farlo, come in passato comandata da mio padre. In modo da ottenere una base economica anche piccola. Anche se comunque potrà far capire al fratello che sta sbagliando, come voce esterna, potrà essermi d'aiuto. Ne riparlerò con lo psicologo. Mi ha messo in guardia sul fatto che se lei parlerà con mio padre, una volta chiusa la porta di casa quello che passerò sarà ben prevedibile.

Oggi pomeriggio finalmente torno dallo psicologo e gli riferirò di quanto successo, del desiderio di trasferirmi su e del discorso con mia zia.

Sono sicura che anche voi starete pensando che è inutile parlare con me perché sono tosta e non riesco a uscire fuori da dinamiche distruttive. Ci sto provando in tutti i modi ma da sola non ci riesco. Facendo diverse ricerche su internet ho scoperto che il profilo e il comportamento di mio padre coincide perfettamente con quello del narcisista perverso.
Ultima modifica: Da .

Re: Quasi 26 anni di nulla 19/02/2018 20:20 #13

  • Volontario del Sorriso (moderatore)
Ciao Airela,

dal tuo racconto, comprendiamo che la tua situazione è veramente pesante e difficile da sostenere da sola, anche se per fortuna hai il sostegno di uno psicologo con il quale parlare.
A tale proposito, ti chiediamo di farci sapere qual è la sua opinione in merito alla tua ipotesi di trasferirti al piano di sopra e di parlare con la zia.

Pensiamo che oltre allo psicologo, potrebbe aiutarti il confronto con altre ragazze tue pari o comunque con problematiche simili alla tua.
Hai mai pensato di rivolgerti, nella tua città, ad enti/associazioni/onlus che affrontano tematiche al femminile? Ad esempio, ci vengono in mente gruppi di auto-mutuo-aiuto: prova a cercarli nella tua città anche in ambiti di servizi pubblici e facci sapere.
Un sorriso ed un abbraccio.

.
Ultima modifica: Da .

Re: Quasi 26 anni di nulla 21/02/2018 08:32 #14

Cari volontari,

lo psicologo mi consiglia prima di tutto di parlare con mia zia per tentare almeno di trovare un'alleata. Le devo raccontare il mio episodio cercando di farla immedesimare.
Per il resto, tanto per cambiare, mi dice di aspettare. Trasferirsi ora sarebbe solo un gesto impulsivo che porterebbe facilmente a ulteriori problemi. Anche volendo comunque a casa si sono messi con il pugno di forza, impedendomi ogni mossa.
Io però ne sento proprio la necessità, sto impazzendo. Mi sento completamente impotente. Ogni giorno che passa mi sento sempre più vicina alla mia condanna. Questo non è amore e mai avrei immaginato di finire così. Non è un capriccio, é una violenza troppo grossa che mi viene inflitta: costretta al lavoro di mio padre, chiusa e oppressa da vincoli militari e di segretezza davanti a un computer ad occuparmi di cose di cui non ci ho mai capito nulla, rappresentano un errore e, soprattutto, mi causano problemi di salute. Senza poter nemmeno tentare la mia strada. Per non contare il fatto che nessuno mai capirà il mio dolore e mi riterranno tutti una fortunata. Tutto questo perché è un posto fisso? Non riesco nemmeno più a respirare per il dolore e l'ansia che provo ogni giorno di più. Una vita non mia, il pupazzo degli altri che si annullerà definitivamente per il dolore.

Mia madre e mio padre ieri mi hanno accerchiata mentre ero distrutta nel letto dicendomi di finirla perché loro stanno male e devo fare questo lavoro. Il fatto che io stia male da mesi VERAMENTE non gli importa minimamente! Mi nascondo sempre durante le mie crisi ma mia madre mi ha trovato con gli occhi lucidi una volta ed è successo un macello. Il fatto che stia male io VERAMENTE non importa a nessuno. Questo é un sistema malsano e contorno.
Mio padre, visibilmente distrutto, continua a insistere perché oramai é una questione di onore e io solo una delusione che non ha intenzione di lavorare.

Ho sentito mia zia e la potrò vedere non questo fine settimana ma il prossimo. Devo attendere, attendere e attendere, sperando di non essere chiamata prima...
Se sarò costretta a stare in quel posto maledetto, per me non vale più la pena di vivere. Un'infanzia e un'adolescenza vuota e d'inferno appresso a dei folli che ora vogliono rovinarmi la vita intera. Non mi importa più vivere. Sono così annullata da loro che non riesco nemmeno a leggere il libro più semplice dell'universo, figuriamoci affrontare l'università che richiede un impegno mentale non indifferente.

Cercherò Onlus o comunque gruppi simili ma dubito che il mio problema sarà compreso. Inoltre diventerebbe molto difficile per me nascondere un contatto simile. Ogni giorno mi accusano di andare in giro a raccontare bugie per rovinare la loro immagine. Se mi rivolgessi a comunità simili figuriamoci. Ho cercato tanto su internet, infatti sono arrivata a voi. Per me è semplice gestire il vostro contatto perché faccio tutto da cellulare.

Buona giornata cari volontari. Continuerò a scrivere in caso di novità
Ultima modifica: Da .

Re: Quasi 26 anni di nulla 21/02/2018 18:56 #15

  • Volontario del Sorriso (moderatore)
Cara Airela

cerca di farti forza il più possibile, anche con l'appoggio dello psicologo.
E' vero che quando si soffre un minuto sembra eterno, però se tutto va bene si tratta di aspettare solo ancora un paio di settimane e poi arriva la zia!
Perchè non approfittare per preparare bene il discorso serio e importante da farle? Magari buttando giù delle note scritte, per rendere il discorso ben fluido e comprensibile?

Dalle tue parole ci pare di intuire che non ti è facile uscire senza essere controllata e che questo inibisce le tue possibilità esplorative per alternative. Ci colpisce che tu debba fare cose di nascosto, come se i tuoi ti seguissero col gps e controllassero ogni tua mossa. Se ancora per qualche giorno o settimana o mese sei "in attesa della fatidica chiamata" perchè non puoi uscire e fare qualche giretto o passeggiata senza dover rendere conto? Ci riesci a spiegare meglio le tue difficoltà?

Ci hanno colpito due frasi relative a tuo papà, e una a te: che ormai lui insiste per una questione d'onore ma che è distrutto dalla situazione, mentre per te è una questione quasi di vita o di morte... una fatica epica per te, per lui, per tutti, per tutti dolore e sensazione di mancanza di amore. Ci auguriamo che con l'aiuto della zia si riusciranno a raccogliere i cocci e rimetterli insieme.

Col nostro più vivo augurio per riuscire ad essere pienamente fiduciosa, ottimista e TENACE!
Ti aspettiamo presto!
Ultima modifica: 21/02/2018 18:58 Da Volontario del Sorriso
  • Pagina
  • 1
  • 2
Per offrirti il miglior servizio questo sito utilizza cookies. Continuando la navigazione acconsenti al loro impiego. Maggiori informazioni qui.
Navigando sul sito accetti di esserne al corrente.