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ARGOMENTO: Una parte di me

Una parte di me 13/09/2018 23:06 #1

Ciao a tutti, sono nuova qui ed è anche la mia prima volta in un forum.
Potrei parlare di tutta la mia vita, del passato, del presente e delle mie prospettive per il futuro ma cercherò di focalizzarmi su fatti relativamente attuali altrimenti dovrei scrivere un romanzo ed anche perchè al momento le mie prospettive future non sono ben chiare e designate.
A giorni compierò 23 anni, studio medicina ed ho terminato il 5 anno (anche se di esami del 5 me ne mancano tanti), vengo da una famiglia numerosa e da 5 anni sto con un ragazzo.
Il motivo per cui scrivo qui è perchè più o meno un anno fa ho iniziato a stare male, non capivo cosa fosse, pensavo fosse solo un periodo, per cui nonostante mi sentissi in uno stato di limbo dove il tempo passava senza che io me ne accorgessi mentre stavo in uno stato vegetante decisi di attendere che il tutto si risolvesse da se cercando di fare piccole cose che potessero farmi stare meglio.

Così è stato, iniziato un nuovo anno accademico, pazienza bruciata la sessione d'esami autunnale, decisi di rimettermi in campo con nuova grinta e determinazione, contando anche sull'appoggio di un'amica e collega con la quale ho iniziato a condividere la maggior parte del tempo e delle mie giornate mettendoci di fronte una grande sfida: l'esame di farmacologia.

I mesi passano e passano ma ancora il momento giusto per affrontare l'esame non arriva, possibilmente avessi studiato da sola mi sarei fiondata prima a sostenere l'esame ma trascorrere tutto quel tempo con questa collega mi ha portata ad entrare in una sorta di simbiosi per cui tendevo ad annullare quasi del tutto le mie iniziative e a basarmi solo sul suo metro di giudizio.

Questo anche perchè sono una persona molto insicura e quindi possibilmente pensavo che affidandomi totalmente nel seguire una persona di cui avevo stima non avrei potuto sbagliarmi.

Nel frattempo decido dopo tanti anni di iniziare a fare attività fisica, trovo un corso in palestra che mi piace tanto, sono molto felice, solo che dopo nemmeno un mese capita un infortunio, in seguito ad una brutta caduta vengo ospedalizzata per 5 giorni a causa di quello che poi è stato definito come "un brutto colpo di frusta".
Da lì inizia un periodo della mia vita che definirei il peggiore sino ad adesso.

Una volta dimessa dall'ospedale inizia a crollarmi il mondo addosso, l'esame era vicino e io avevo perso tanto tempo per colpa di questo incidente ma non potevo permettermi di procrastinare ulteriormente... pur essendo rimasta indietro, pur stando male e non essendomi ancora del tutto ripresa dalla caduta mi sono imposta di forzarmi a studiare per l'esame.
Prima subentra l'ansia, un ansia di quelle che ti bloccano, che non ti permettono di fare niente, mi rivolgo pertanto ad uno psichiatra che mi prescrive un semplice integratore perchè dei farmaci avrebbero interferito con lo studio e l'apprendimento.
Poi è a volta della depressione, scopro così che anche quel malessere provato un anno fa aveva un nome.
Diventa tutto grigio, non mi interessa più nulla, nessuna delle cose che prima mi facevano stare bene o meglio riesce nell' intento, mi passa la voglia di confrontarmi con chiunque, mi sento inutile, mi sento incapace, l'unica cosa che provo a fare e cercare supporto negli amici per quanto riguarda lo studio(la mia imminente fonte di preoccupazione) ma loro non sapendo cosa stessi passando o non capendone l'entità, essendo anche loro presi dai loro impegni, non trovano il tempo da dedicarmi o per venirmi incontro, così anche l'ultima speranza vola via, e sprofondo sempre più giù.

Considero così di contattare nuovamente lo psichiatra che mi consiglia di iniziare una terapia a base di un nuovo farmaco abbastanza leggero, ne parlo con i miei genitori, la mia famiglia, gli amici ma tutti mi dicono di non prendere questo farmaco, perche potrei non riuscire a farne a meno e potrei far dipendere il mio stato di salute solo da questo, perchè posso farcela senza.
Decido quindi di dare retta a quanto mi viene detto, mi convinco che posso farcela senza il ricorso ad un farmaco ma decido di iniziare con la psicoterapia.

Nel frattempo arriva il giorno dell'esame e io in condizioni pietose mi trascino spinta dalla convinzione che se fossi riuscita a superare quest'ostacolo le cose sarebbero andate meglio.
Supero l'esame contro ogni mia aspettativa per quello che potrei definire un miracolo ma non mi sento minimamente meglio.
Continuano cosi le sedute di psicoterapia, da queste capisco che ho problemi di insicurezza, che i rapporti con i miei familiari non sono del tutto armonici, che parte dei miei problemi hanno origine anche in seguito ad una brutta bocciatura che ho subito l'anno prima, prima ancora di sperimentare quel primo episodio.
Arriva Agosto, la psicoterapeuta sospende le sedute per un mese, un mese nel quale sono andata avanti con alti e bassi ma sentendomi nel complesso un po' meglio anche grazie al fatto che il mio ragazzo, studiando in una citta lontana dalla mia è tornato a casa per le vacanze estive e la sua vicinanza mi ha aiutata a stare meglio.
Arriva settembre, è il momento di ricominciare a studiare nel tentativo di sostenere un esame e il mio ragazzo parte per l'erasmus che lo terrà ancora più lontano per circa 6 mesi, mi viene nuovamente a mancare una stampella importante e il mio umore inizia a risentirne.
Non riesco più a studiare, non riesco più a concentrarmi e fare progressi.
Nel frattempo ricominciano le sedute di psicoterapia, da queste emerge che devo rivedere molte cose nel mio rapporto con le mie sorelle, che molte delle mie scelte sono state e vengono tuttora influenzate dal giudizio autoritario di mio padre, dal giudizio delle persona che mi stanno accando, che la mia incapazcità a studiare è dovuta ad un forte conflitto interiore conseguente al fatto che ho represso per troppo tempo una componente importante della mia personalità ovvero il mio estro artistico (infatti sin da piccola mi è sempre piaciuta l'arte in tutte le sue forme, dalla danza alla musica, alla cucina etc) e che se non risolvo questo conflitto non riuscirò di certo a studiare in maniera qualitativa.

Tutto questo è emerso da una seduta molto forte dal punto di vista emotivo che mi ha mandato del tutto in confusione..

E se avessi sbagliato le mie scelte? e se avessi dovuto dedicarmi all'arte a tempo pieno?
Poi però penso anche che se non mi piacesse quello che faccio difficilmente sarei arrivata dove sono arrivata...
Penso anche che molti studenti di medicina qui in Italia vivono quello che vivo io chi per un motivo e chi per un altro, penso che magari è colpa del fatto che per come è organizzata qui l'università veniamo totalmente assorbiti da quest'ultima rimanendo con poco tempo a disposizione per noi stessi e per i nostri hobbies, dunque ho pensato anche che potrebbe aiutarmi provare a trasferirmi in un università all'estero dove il sistema è completamente diverso e in certi casi permette di avere più tempo per se stessi ma purtroppo questo non è possibile in questo periodo dell'anno per quest'anno accademico.
Nel frattempo penso di aver sviluppato una sorta di repulsione per la mia università, per l'ambiente, i professori, la disorganizzazione e tutto, e pur di non tornare al momento preferirei mettere in pausa gli studi e partire per un esperienza di volontariato lontano da qui, anche se questo vorrebbe dire rendere ancora più lontana la laurea che già ai miei occhi appare come qualcosa di irraggiungibile.
Sono molto confusa sul da farsi e so che nessuno può decidere per me, ma qualsiasi consiglio è ben accetto, anzi a momneti vorrei quasi qualcuno che decidesse per me dicendomi "questa è la cosa giusta da fare, la cosa migliore per te".
E questo è quello che ho vissuto fino ad adesso.
Vi ringrazio molto per l'attenzione e per chi avrà la pazienza di leggere tutto ciò
Ultima modifica: Da .

Re: Una parte di me 14/09/2018 17:57 #2

  • Volontario del Sorriso (moderatore)
Cara Fede,
benvenuta nel forum del Sorriso e grazie per aver condiviso con noi pensieri ed esperienze

Cominciamo con il dirti che avere dei dubbi sul percorso che stiamo facendo non solo è del tutto normale, ma è una cosa positiva: si cresce, ci si guarda attorno, cambiano gli stimoli esterni, si prende coscienza di chi siamo, delle cose che veramente ci rendono felici. Dunque porsi delle domande è salutare. Ma le risposte (purtroppo ma per fortuna) le puoi trovare solo tu. Provando, sbagliando, rialzandoti e riprovando ancora.

Dalle tue parole capiamo molte volte hai fatto quello che gli altri ti hanno suggerito quindi la prima cosa che vorremmo chiederti (e che forse potresti chiedere a te stessa) è: come mi vedo tra 10 anni? Hai addosso il camice da medico o sei davanti a una tavolozza di colori e ad una tela bianca?

Il percorso di studio, in particolare quando è lungo, ha spesso degli alti e bassi: influiscono le materie e i corsi che segui che magari non sono proprio i tuoi preferiti, i professori con cui hai poco feeling, un esame particolarmente tosto. Questi ostacoli si superano ma il tuo obiettivo deve essere chiaro. Poi sei sempre in tempo a cambiare idea, ma in questo momento crediamo sia importante fermarsi un attimo e capire bene cosa vuoi tu. Cosa ti ha spinto a scegliere medicina? Ti piace?

La persona che più ti sta accanto è il tuo ragazzo, giusto? Ne hai parlato con lui? cosa ne pensa?

Cara Fede, le risposte che cerchi sono dentro di te e noi siamo sicuri che le troverai

Aspettiamo presto tue notizie!
Un abbraccio!
Ultima modifica: Da .
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