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ARGOMENTO: Rapporto coi genitori

Rapporto coi genitori 25/04/2019 17:11 #1

Ciao, non credevo lo avrei mai fatto ma sento il bisogno di parlare della mia situazione familiare. Sto per compiere 21 anni e sento di non aver mai vissuto fino ad ora. Quando ero molto piccolo ho avuto dei problemi di salute che hanno portato i miei genitori ad essere molto protettivi nei miei confronti. Nel contempo mia madre, che a sua volta ha vissuto una situazione non facile coi suoi genitori, soffriva e soffre tuttora di vari disturbi di ansia che non ha mancato di trasmettere agli altri. Ricordo comportamenti assurdi, come chiedermi insistentemente se un auto mi era passata sul piede con la ruota mentre camminavamo per strada (difficile non accorgersene) o credere di avere investito qualcuno senza apparente motivo, nel tragitto casa-scuola. Mio padre, in un certo senso, le ha sempre dato corda, ed entrambi trovano unico sollievo nella religione (guarda caso sono ateo). Hanno sempre manifestato un evidente senso di inferiorità nei confronti di nonni e zii, facendomi sentire in colpa quando preferivo uscire/passare del tempo con loro e hanno sempre vietato di parlare di ciò che accadeva in famiglia con loro; tanto è che in molti dialoghi ero costretto continuamente a censurarmi e a preferire il silenzio. Il tutto veniva condito con frasette insignificanti come "quando sarai grande capirai". Un giorno, uscii con il nonno materno e, trovandomi nelle vicinanze della casa dei nonni paterni, andai a salutarli. Ciò scatenò un putiferio in casa mia che tuttora, pur essendo grande, almeno da un punto di vista anagrafico, non riesco a capire. Nel periodo dell'adolescenza non ho dato loro nessun tipo di problema. L'ho passata studiando. Non avevano neppure bisogno di raccomandazioni del tipo "non bere, non fumare" perché sapevano benissimo che non era nelle mie corde. E se raccomandazioni del genere venivano fatte non era tanto "per il mio bene" ma per ostentare una presunta superiorità morale nei confronti di genitori i cui figli magari quelle cose le fanno. Ho passato una adolescenza molto solitaria. Visto che quando mi rapportavo con qualcuno c'erano sempre loro di mezzo ho preferito la solitudine. Se parlavo al telefono origliavano, se stavo fuori, per un pò mi osservavano facendomi sentire come il protagonista di "The Truman Show". Inutile dire che mi ritrovo senza amici (a parte uno, ma ci siamo sempre più allontanati col tempo, complice l'università, prima lui poi io) e senza aver mai avuto rapporti di nessun tipo con le ragazze. Dopo la maturità (conclusa con il massimo dei voti) ho perso un anno. Ho iniziato a manifestare dei problemi clinici che loro attribuiscono all'ansia, mentre io chiedevo la possibilità di ottenere un parere medico. Tra questi l'iperidrosi, che mi porto ancora dietro. L'anno perso di cui parlo l'ho passato completamente chiuso in camera mia, che ho gradualmente odiato sempre di più.
Tra settembre 2017 e novembre 2018. Durante l'estate 2018 non ce l'ho fatta più e ho iniziato ad esprimere il desiderio di cambiare completamente vita e di iniziare l'università lontano da casa. I miei, che non godono di una situazione economica semplice, hanno a lungo procrastinato. Le lezioni all'università erano iniziate da oltre un mese e io ancora non avevo trovato un alloggio. Così ho deciso di fare un gesto a metà tra il simbolico e il pragmatico: ho venduto tutto quello che avevo e che poteva avere un certo valore (videogiochi, console, dvd) in modo da poter contribuire. Inizio così l'università a novembre 2019 (con due mesi di ritardo con le lezioni), a circa 700 km da casa. A quel punto mi sono accorto di avere molta difficoltà e relazionarmi coi compagni di corso (complice il fatto che i classici gruppetti si erano ormai formati) e praticamente in quell'ambiente non conosco quasi nessuno. Coi coinquilini è impossibile instaurare un rapporto che vada oltre le frasi di circostanza; sono pieni di impegni e quasi mai a casa. Da tre mesi faccio parte di un gruppo di volontariato che si riunisce una volta a settimana, persone fantastiche alle quali credo di essermi affezionato. Il problema è che ci si vede solo quattro volte al mese e sono tutti molto più grandi di me. Pur essendo lontano dalla famiglia, i miei genitori continuano ad essere troppo presenti. La mattina mi mandano il buongiorno, a metà mattina mi scrivono chiedendomi se sono a lezione. Alle 13 mi chiamano per sapere costa sto cucinando/mangiando e se ho fatto i piatti; alle 16 per sapere se sto studiando; alle 18 per sapere se sto ancora studiando (in caso di risposta affermativa replicano: "studi ancora? riposati un pò", in caso di risposta negativa: "e perché non studi"; alle 19 per sapere cosa ho intenzione di cucinare per cena. Alle 21 per sapere se ho mangiato e per fare la videochiamata quotidiana, durante la quale, puntualmente, passiamo il tempo a guardarci negli occhi, non avendo nulla di interessante da dirci. Questo ogni giorno, stesse domande, stesse risposte. Appena ieri, durante una conversazione ho manifestato il desiderio di iniziare a fare pugilato, e subito: "è uno sport violento", "cosa ci trovi in due che si menano", "meglio la scherma", per non dire di "secondi alcuni studi chi pratica pugilato soffrirà di parkison e alzheimer, hai visto Muhammad Ali?" stronzate (scusate il termine) alle quali non ho più nemmeno la forza di replicare. Sto cercando di far capire loro che voglio staccarmi da questa presenza oppressiva ma ogni qual volta cerco un dialogo si mettono sulla difensiva e quel che ne esce fuori è che sono uno stronzo ingrato e che loro hanno ragione su tutto. Presunzione che potrei anche accettare se avessero ragione. Sta di fatto che sono tornato nella città in cui studio dalle vacanze di Pasqua in anticipo di qualche giorno perché, essendomi abituato a questa fetta di indipendenza, non riesco più a vivere in quel clima, soprattutto in quella camera, che mi ricorda un periodo che non voglio vivere di nuovo. Sto anche cercando un lavoro, così da non gravare su di loro economicamente e non dover sentirli lamentarsi della fatica che fanno per mantenermi, causandomi non pochi sensi di colpa.
Ultima modifica: Da .

Re: Rapporto coi genitori 30/04/2019 18:17 #2

  • Volontario del Sorriso (moderatore)
Carissimo Nico_19,
benvenuto nel nostro forum!
Innanzitutto grazie per aver condiviso con noi la tua esperienza di vita.
Cosa possiamo dirti? Bravo!
La relazione che descrivi con la tua famiglia e i tuoi genitori è stata ed è tutt'ora indubbiamente molto faticosa per te che l'hai vissuta.
Tieni però presente una cosa: i genitori cercano sempre di dare ai propri figli il massimo, secondo quella che è stata la loro esperienza e la loro educazione, e con gli strumenti che hanno.
A volte possono sbagliare, cercando di essere presenti ovunque e comunque nella vita dei loro figli, ma non lo fanno con un intento cattivo.
In questo quadro rientra il caso dei tuoi genitori che ti telefonano dalla mattina quando ti alzi fino alla sera quando vai a letto .
Siamo sicuri che tutto questo tu l'abbia capito, tant'è che hai cercato di mettere le dovute distanze tra te e loro, per darti la possibilità di crescere e di diventare autonomo rispetto a loro.
Per questo ti abbiamo scritto che sei bravo, perchè hai compreso la situazione e stai cercando le soluzioni migliori per la tua vita.
Prova a riflettere sulla possibilità di "diluire" le tue risposte ai loro pluri-messaggi quotidiani, in modo tale che loro si possano abituare e dare un senso alla tua indipendenza. Cerca per esempio di gratificarli, se te la senti, facendogli notare che è grazie alla loro educazione che sei un bravo studente e un adulto responsabile.
Cosa ne pensi?
Man mano che riuscirai a prenderti i tuoi spazi, crediamo che avrai più possibilità anche di entrare in relazione con i tuoi coetanei e fare quello che ti piace, boxe e lavoro inclusi!
Tienici aggiornati!
Un abbraccio e tanti sorrisi
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