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ARGOMENTO: Mi presento

Mi presento 07/12/2017 19:12 #1

Ciao,
Probabilmente dovrei aprire un topic per ogni sezione, ma mi limiterò a questa... Effettivamente fa un po' strano tornare qui dopo tanto tempo. Comunque non posso dire che non sia cambiato nulla, da quando vi ho scritto la prima volta: ho riletto alcuni miei vecchi post e sinceramente sono rimasto sbalordito da quello che scrivevo allora. Dunque, ripresentiamoci: sono Giovanni, ho 20 anni e frequento la facoltà di Chimica a Torino (anche se, sigh, il mio obiettivo era Medicina). Non ho una vita sociale molto attiva: le mie relazioni non vanno oltre a quelle familiari e lavorative (e sono entrambe abbastanza.. modeste). In questo momento sto passando un momento (?) di "sconforto": fatico ad andare avanti, e anche negli studi arranco, semplicemente perché spesso non trovo la forza per alzarmi dal letto la mattina, o per aprire i libri e studiare seriamente. Diciamo che tutta la mia vita è stata un trascinarmi avanti, un arrancare abbastanza faticoso, e ora mi guardo indietro e mi chiedo se ne sia valsa la pena, ma soprattutto dove mi porterà, tutto questo. Per il momento stringo i denti, e poi, magari, seguirò l'esempio del Lupo della Steppa Ciao, e grazie.
Ultima modifica: Da .

Re: Mi presento 11/12/2017 19:02 #2

Buonasera, volevo chiedere scusa al volontario che mi ha risposto oggi in chat... era la prima volta, per me, e mi ha spiazzato un pochino il fatto di dover interagire con un botta e risposta (spesso per scrivere un post ci impiego anche un'ora ). Mi piace riflettere su quello che dico e su come lo dico, da come potreste aver intuito. Comunque grazie per la pazienza, da oggi scriverò solo più tramite il forum.
Ultima modifica: Da .

Re: Mi presento 13/12/2017 20:30 #3

  • Volontario del Sorriso (moderatore)
Ciao Giovanni bentornato,
ci spiace che fino ad ora la vita ti abbiamo trascinato. In particolare in questo momento cogliamo la fatica del tuo procedere e il non senso.

Ci colpisce anche il tuo richiamo al libro di Hesse "il lupo della steppa", un libro profondo, conflittuale e tormentato.
Ti ritrovi in questi aggettivi? Quanto c'è di te in quel libro? cosa ti ha colpito, cosa fa risuonare dentro di te?

Vorremmo tanto che continuassi a raccontarci un po di te e della tua vita, per poi magare aiutarti a scrivere sul libro della tua vita un finale diverso, più positivo, sereno e ricco di gioia. E' sempre possibile cambiare le cose anche se ora ti sembra impossibile.

Vogliamo anche chiederti come mai hai scelto di fare chimica e non medicina? cosa te lo ha impedito\impedisce? Cosa intendi per relazioni modeste? Non soddisfacenti?

Oltre allo studio lavori? cosa fai in particolare? e cosa vorresti fare nel futuro?

Rifletti con calcma su queste cose, ascoltando i tuoi tempi e facci sapere. Ti aspettiamo a braccia aperte.
Ultima modifica: Da .

Re: Mi presento 14/12/2017 14:20 #4

Ciao, quello è uno dei miei romanzi preferiti, in cui mi rispecchio molto, per molti aspetti. L'ho letto forse cinque o sei volte, sempre nei momenti più confusi. Mi confortava, in qualche modo, anche se non so esattamente perché. Per quanto riguarda la scelta della facoltà, Chimica è un ripiego (spero quindi temporaneo). Non avendo passato il test di Medicina, per non perdere un anno, ho deciso di immatricolarmi comunque. A settembre ritenterò, sperando di non perdermi di nuovo.

Relazioni modeste... Beh, con i colleghi del ristorante in cui lavoro parlo pochissimo, se si escludono le "comunicazioni di servizio". Con i miei familiari quasi altrettanto, quindi sì, direi che sono poco soddisfacenti. Non ho mai avuto una figura da imitare, in casa. Anzi, ero io a dover fare da modello per i miei fratelli.. in pratica mi sono "fatto da solo". La cosa che più mi manca, soprattutto ultimamente, è la possibilità di confrontarmi anche intellettualmente con persone con più esperienza. Vorrei poter parlare con qualcuno che mi possa guidare negli studi e nella crescita personale... un mentore, in poche parole. L'ambiente universitario è completamente nuovo per me, dato che sono io il primo della famiglia ad averne accesso, ed abbastanza difficile orientarsi da soli. Ma anche qui, farò come ho sempre fatto.
Mi avete chiesto di raccontarvi un po' più di me, ma i poli principali della mia vita (scuola, lavoro e famiglia) ve li ho già presentati, e oltre non c'è molto altro.

Ciao
Ultima modifica: Da .

Re: Mi presento 18/12/2017 08:40 #5

  • Volontario del Sorriso (moderatore)
Sai Giovanni leggendo la tua risposta alle nostre domande ci è sembrato come se cercassi di dipingere un'esistenza un po' grigia, piatta, fatta di poche cose e poche relazioni "modeste", nessuna che davvero ti piaccia o ti stimoli o ti entusiasmi. Si percepisce che stai "viaggiando" con un peso emotivo e psicologico molto forte, come se avessi attaccato alle spalle uno zaino con dentro l'impossibile, che ti tiene "col freno a mano tirato", che non ti permette di spiccare il volo in scioltezza. Sembra che persino l' "esserti fatto da solo", essere stato il modello per i tuoi fratelli, essere il primo della tua famiglia che va all'università, non costituisca la tua forza ma quasi un ulteriore fardello da trascinarti dietro. Abbiamo percepito bene?
Ma se andiamo dietro quel che le parole raccontano e cerchiamo i temi psicologici o esistenziali che emergono, noi vediamo un mondo ricchissimo. Dalle tue poche parole si capisce che tu sei una persona che avrebbe tanto da dire, perchè ha fatto molte esperienze formative, ma ha difficoltà ad esprimersi (e di conseguenza probabilmente a"permettersi di essere fino in fondo se stesso"). Infatti lamenti scarse comunicazioni in tutti gli ambiti che frequenti, persino in famiglia dove sei il primogenito e sei stato il modello per i fratellini. Che cosa dentro ti tiene frenato dal essere più aperto con gli altri, persino in famiglia? Dal manifestare te stesso pienamente e con tranquillità? Se le comunicazioni scarseggiano, tu cosa potresti fare per cercare di alimentarle? Quali sono le comunicazioni che ti piacerebbero, che ti coivolgerebbero? Ora, col periodo natalizio le famiglie si trovano tutte insieme e potrebbe essere un ottimo momento per cercare di far vivere quel calore casalingo nel quale si dispiegano le comunicazioni, le confidenze, l'amore detto (e non solo vissuto) l'uno per l'altro. Guardare le vecchie foto, i vecchi filmini, ricordare i nonni se non ci sono più o farsi raccontare le storie di quando erano giovani se abbiamo la fortuna di averli ancora con noi... Sono solo piccoli esempi banali per cercare di evocati come cose semplici e quotidiane potrebbero fare la differenza....
Sul fronte delle conoscenze, al primo anno, per tutti l'università è nuova, ma non per tutti è inizialmente difficile farsi nuove conoscenze. Non si sono già formati dei primi gruppetti? Ecco, un'idea potrebbe essere cercare di identificare chi sono quelli che hanno già fatto gruppo e cercare di contattarli singolarmente, "entrare nella loro orbita", metterti nella loro scia, chiacchierare in coda a mensa, fare una battuta alla macchinetta del caffè, con l'obiettivo di rompere il ghiaccio e vedere se ti piacerebbe entrare nel loro gruppetto... ripetiamo, è solo un'idea, per aiutarti a trovare la tua strada, il tuo modo per comunicare te stesso e farti nuovi amici. Per non parlare di tutte le conoscenze possibili nei vari ambiti extra universitari che certamente ti capiterà di frequentare...
In questo "bisogno di comunicazione e di confronto" si inserisce perfettamente la tua attuale ricerca e desiderio di un mentore. Dal nostro punto di vista, è una cosa molto bella che tu abbia sentito questa esigenza, perché significa che dentro di te ci sono delle forze che spingono per farsi prendere in considerazione e che tu puoi cominciare a lasciar dispiegare nella vita di tutti i giorni affinché maturino velocemente le condizioni per allargare il giro delle tue conoscenze ed arrivare fino al sospirato mentore.
Dicono che "appena l'allievo è pronto, il maestro arriva". Che sia vero no, è certamente una bella immagine per spronarci a fare la nostra parte per spianare la strada a quello che desideriamo e che immancabilmente prima o poi, se siamo serie determinati nel nostro desiderio, succederà.
Dicono però anche "ogni persona che incontri è meglio di te in una cosa, tu quella cosa impara!" cioè che il "maestro" possiamo anche incontralo un pezzettino alla volta diviso in 100 persone, non necessariamente abbiamo bisogno di un unico "mentore". Gli insegnamenti ci arrivano tutti i giorni anche senza mentore!
E in generale queste due belle immagini "zen" ci invitano a non trascurare il potenziale umano di ogni incontro che facciamo, perchè sotto la superficie potrebbe esserci un mondo in comune, bisogna però riuscire a scalfire la superficie ed andare più a fondo con la conoscenza.
Tu hai un ricco mondo interiore, molto al di là della esistenza "trascinata" che razionalmente fotografi. Non vuoi provare a coltivarlo e lasciarlo emergere?
Ci farai sapere se la nostra risposta ti è stata in qualche modo utile o di ispirazione Un carissimo saluto e un grande sorriso
Ultima modifica: 18/12/2017 11:30 Da Volontario del Sorriso

Re: Mi presento 18/12/2017 16:42 #6

Ciao,
avete fatto una descrizione incredibilmente puntuale del mio vissuto, ed è stato molto interessante leggerla. Mi ha fatto riflettere parecchio.
"Col freno a mano tirato": è la mia vita. Ho sempre avuto difficoltà a esprimermi appieno: dove gli altri ridevano, io al massimo sorridevo; dove gli altri piangevano, io abbassavo gli occhi. Ho sempre vissuto in punta di piedi, sempre con una marcia in meno rispetto a tutti gli altri.
Sembra che persino l' "esserti fatto da solo", essere stato il modello per i tuoi fratelli, essere il primo della tua famiglia che va all'università, non costituisca la tua forza ma quasi un ulteriore fardello da trascinarti dietro
Effettivamente è così che lo percepisco... O meglio, da una parte mi ha reso la persona che sono ora, mi ha reso più forte, ma è stata una crescita forzata. Mi spiego: io sono stato obbligato a crescere velocemente, a maturare in fretta. E l'ho fatto senza avere un modello in mente. Ho cercato di discernere cos'era bene e male da solo. Ho cercato di crearmi un'identità morale, un'etica, senza potermi appoggiare a qualcuno. E questo per me è stato difficile. Cercavo di apparire forte agli occhi di chi mi circondava, perché pensavo fosse giusto così, pensavo che aprirsi troppo, scoprirsi troppo fosse segno di debolezza. Sarebbe stato tutto molto diverso, se avessi imparato a fidarmi delle persone. Ad appoggiarmi a loro.
Che cosa dentro ti tiene frenato dal essere più aperto con gli altri, persino in famiglia? Dal manifestare te stesso pienamente e con tranquillità?
Ecco, avete centrato il punto: manifestare me stesso. L'ho sempre trovato difficile, soprattutto perché, da ragazzo FtM quale sono, c'è una fortissima discrepanza tra quello che appaio e quello che sento di essere. E questo ovviamente mi frena moltissimo. Ho imparato a conoscermi pian piano, e gli altri sono rimasti esclusi da questo mio percorso, non avendoli io coinvolti. E ora che, finalmente, sento di aver acquisito un'identità piena e vera, ora che non dubito più (o quasi ) della mia sanità mentale, il mio aspetto esteriore mi ancora, mi tiene prigioniero di una finzione. Questo influisce su tutti gli aspetti della mia vita, in particolare su quelli "sociali". Nonostante tutto, continuo a sentirmi in "impostore"...
Le due immagini che avete dipinto, quelle della famiglia riunita a Natale, e quella dei vari approcci per cercare di avvicinarmi ai miei colleghi di università... Non potrebbero essermi più lontane. Da una parte, c'è una famiglia non molto numerosa, e con parecchie tensioni interne. Di filmini neanche a parlarne. Dall'altra, la mia estrema riluttanza a conversare con le persone, vuoi per la mia insita insicurezza, vuoi perché sono di carattere abbastanza introverso e solitario.
Devo dire che é stato decisamente faticoso rispondervi, questa volta, e mi chiedo quanto sia comprensibile quello che ho scritto. Spero scuserete il mio procedere non proprio lineare.
Concludo con un ultimo appunto, sulla questione del mentore. Mentre vi rispondevo, pensavo alle mie esperienze passate, alle figure "genitoriali" (anche in senso lato, ovviamente), che si sono succedute: i genitori prima, gli insegnanti dopo, il mio titolare e i colleghi più vecchi e tutti quelli che hanno rivestito per me un ruolo "di superiori", con qualcosa da insegnarmi. Beh, ne ho concluso che questa mia ricerca di un mentore, forse, non è null'altro che il senso di "orfanità" (chissà se la Crusca accetterebbe questo nuovo termine, coniato di fresco ) che mi deriva da un padre... non molto presente, ecco. Un padre che ha sempre faticato a prendersi le proprie responsabilità, che preferiva (e preferisce tutt'ora) fingere che vada tutto bene. Un padre che non è mai stato veramente molto padre.
Ma forse sono io che pretendo troppo.
Grazie, ciao.
Ultima modifica: Da .

Re: Mi presento 19/12/2017 09:15 #7

  • Volontario del Sorriso (moderatore)
Caro Giovanni
siamo molto contenti di averti fornito materiale utile alle tue riflessioni.
Dobbiamo confessarti che, alla prima commossa lettura del tuo post, nella frase
Ecco, avete centrato il punto: manifestare me stesso. L'ho sempre trovato difficile, soprattutto perché, da ragazzo FtM quale sono, c'è una fortissima discrepanza tra quello che appaio e quello che sento di essere. E questo ovviamente mi frena moltissimo. Ho imparato a conoscermi pian piano, e gli altri sono rimasti esclusi da questo mio percorso, non avendoli io coinvolti.

la sigla FtM è scivolata nel discorso senza farsi percepire fino in fondo.
Poi a una seconda lettura abbiamo focalizzato: "FtM o F2M (Female to Male) è una sigla inglese indicante una persona che opta per una transizione del proprio corpo da femmina a maschio. In inglese viene anche usato il termine transman o trans man, cioè uomo trans. Esiste anche il caso inverso, da uomo a donna (MtF)."
E' questo che ci volevi dire? Qui ci parla di una transizione da Femmina a Maschio, tu ti presenti come Giovanni. Giovanni è la tua reale identità o quella biologica?
Se non te la senti di dircelo, tranquillo, possiamo parlare anche in generale.
Chi vive l'esperienza di trovarsi alieno al proprio sesso biologico (e a tutti gli stereotipi che la società gli "francobolla" addosso) vive un'esperienza umana davvero straordinaria, unica, al limite del comprensibile per chi invece non conosce questo fenomeno, ed è quindi ora per noi più chiaro come mai ti sei abituato a tacitare te stesso di fronte agli altri, a interpretare un ruolo pur "senza copione", un po' alla cieca, non avendo sottomano alcun modello in carne ed ossa a cui ispirarti.
[E' invece più frequente il caso di chi rifiuta il "ruolo", gli stereotipi francobollati, associati al proprio sesso, senza mettere in discussione la propria identità, gli uomini non sono più obbligati ad essere "guerrieri" forti e coraggiosi, non devono per forza essere "capobranco/capofamiglia" e le donne non sono obbligate a essere fragili, obbedienti, confinate in casa tra bambini e lavori di casa. I nostri tempi danno accesso a qualsiasi modello la nostra individualità richieda e sia capace di conquistarsi. Abbiamo molti "mammi" che lasciano il lavoro e stanno felicemente a casa coi bambini così come abbiamo "AstroSamantha", la nostra giovane astronauta italiana conosciuta in tutto il mondo!]

Tornando al tuo essere FtM ci pare che questo sia un argomento assolutamente centrale da approfondire e forse "snodare" un pochino, prima che tu possa cominciare a sentirti più leggero.
Infatti hai fatto già un gran percorso, tutto da solo, ma ora forse anche tu senti che è venuto i momento di fare un passo in più se ci dici
sento di aver acquisito un'identità piena e vera, ora che non dubito più (o quasi) della mia sanità mentale, il mio aspetto esteriore mi ancora, mi tiene prigioniero di una finzione. Questo influisce su tutti gli aspetti della mia vita, in particolare su quelli "sociali". Nonostante tutto, continuo a sentirmi in "impostore"...

Quali pensi potrebbero essere i tuoi "prossimi passi" per smettere di sentirti "impostore"? Sarebbero passi "esteriori" per cambiare la tua percezione nel mondo o "interiori" per modificare il modo in base a cui ora pensi, giudichi e agisci?

Sembra quasi che i tuoi genitori non abbiano "lasciato un segno", è così? O forse "le assenze" di tuo padre sono servite per farti capire come NON vuoi essere? Non ci parli di nessun altro della tua famiglia, certo c'è un motivo, hai voglia di aprirti con noi su questo fronte? Ci dici che la nostra immagine (per la verità molto romantica e idealizzata) di Natale in famiglia non potrebbe essere più lontano dalla tua realtà, allora hai voglia di raccontarci come vivi tu il natale in famiglia, chi partecipa, cosa succede? Cosa ti manca?
Pensi sul serio non sarebbe possibile, per una volta, persino a casa tua, tirare fuori le vecchie foto di quando eravate piccoli, di quando i genitori si sono sposati e guardarle insieme? Se pure non fosse mai stato fatto prima, ora tu a 20 anni, non potresti farti promotore e organizzare un'oretta "così diversa" coinvolgendo fratelli e genitori, mettendoli seduti insieme intorno al tavolo o sul divano? --- anche solo "per vedere l'effetto che fa"? Le fotografie agganciano ricordi consci e inconsci e i genitori spontaneamente raccontano cose, magari piccoli ma utili particolari, che altrimenti non verrebbero mai fuori... non vuoi provare a pensarci un po' su ancora qualche giorno?

Caro Giovanni, il tuo senso di "orfanità" la Crusca lo benedirebbe e noi ci uniamo, dicendo che "orfanità" è proprio la prima condizione descritta in un modello psicologico e di vita molto interessante, che si rifà a 6 archetipi che si succedono, che spiega le sei fasi (possibili) nella vita di ognuno di noi. Si chiama "il viaggio dell'eroe".

Tutti nasciamo "Innocente", felici, puri, nuovi, capaci e contenti solo di essere "noi stessi", ma tramite l'educazione, l'imposizione di regole, valori, modelli comportamentali ci condizionano, ci fanno diventare "qualcun altro" e oltretutto questo è anche un processo doloroso che passa da punizioni o "ritiro di affetto" da parte della mamma fintanto che non ci pieghiamo, quindi a un certo punto ci arrabbiamo molto coi nostri genitori che sono quelli che per primi ci fanno soffrire, e passiamo alla fase "Orfano". Ci sentiamo abbandonati, soli e in balia di noi stessi, senza punti di riferimento e senza possibilità, allora diventiamo "Martiri" un po' nel senso che passiamo una fase "vittimistica" e un po' nel senso che scopriamo la gratificazione del "dare" disinteressatamente. Quando il "Martire" si stanca, perchè comincia a dubitare che la vita sia tutta lì, si prepara il momento del "Viandante", che è l'archetipo per eccellenza della ricerca di sé, che prepara inevitabilmente il "Guerriero" che è una fase di grande coraggio, forza e libertà nella sperimentazione (se il Martire dà, il Guerriero prende). Se portato a compimento in modo saggio, accettando infine la possibilità di essere sconfitto, il Guerriero ci apre la via del "Mago", archetipo della saggezza e della consapevolezza.
Ma il viaggio non finisce neanche col Mago perchè uno dei condizionamenti erronei che abbiamo ricevuto è che il tempo sia lineare, dal passato per il presente verso il futuro.
Invece basta guardarsi attorno, l'alternanza giorno notte, le fasi lunari, le stagioni, il passaggio dei pianeti, delle stelle e costellazioni, delle comete... per vedere che tutto nell'universo funziona per cicli. Quindi dal Mago si può tornare "Innocente" ma stavolta pieni di consapevolezza e saggezza a una felicità cosciente e duratura e ripetendo il ciclo "a un'ottava superiore".
Noi siamo tutti esseri umani, "corona del creato". Sai cosa significa questa espressione?
Che a differenza di ogni altra forma di vita, noi possiamo e dobbiamo esercitare costantemente il nostro libero arbitrio, ogni giorno scegliamo che ruolo interpretare, se va bene quello di ieri o se è giunto il momento di andare oltre, chiamando a raccolta la nostra più importante triade interiore: "sentimento, pensiero e volontà" solo facendo esperienza possiamo progredire nella conoscenza di noi stessi, di giorno in giorno impariamo a vivere e quindi la nostra vita può essere vista come uno sterminato campo di possibilità a nostra disposizione, e spesso non ci rendiamo conto che siamo noi che ci limitiamo escludendo volontariamente molte scelte, a causa dei nostri condizionamenti. E lì scatta il dolore che ci segnala "quale dente duole"...
Del nostro precedente post ti vogliamo sottolineare ancora 4 paroline, in cui - secondo noi - sta il segreto verso una vita felice:
Tu cosa potresti fare?
Vedi Giovanni, il gioco è per ognuno di noi contrattare quotidianamente con se stesso quello che è disposto a fare di diverso per smettere di soffrire: avverrà certamente ma ognuno nei suoi modi, coi suoi tempi e secondo la sua natura. A tutti è data la possibilità di trovare infine quell'equilibrio, che potremmo chiamare anche "felicità", ma è una conquista non un regalo!
Se ti va di approfondire il Viaggio dell'Eroe, ecco uno dei tanti link che puoi trovare su google www.viaggiarsi.it/archetipi.html

Ti senti ancora "Orfano"? O magari sei già "Martire" da tempo e quasi pronto a diventare "Viandante"?
Avendo capito che sei un tipo introspettivo, ci interesserà molto sapere che ne pensi di tutto questo.
Un grandissimo sorriso!
Ultima modifica: 19/12/2017 12:25 Da Volontario del Sorriso

Re: Mi presento 19/12/2017 17:13 #8

Ciao,
ancora una volta leggo con grandissimo interesse e piacere le vostre parole. Cercherò di rispondervi nel modo più lineare possibile.
Anzitutto sì, era proprio quello che intendevo con la sigla FtM, Female to Male. Mi sono presentato a voi come Giovanni, benché questo non sia il mio nome anagrafico, semplicemente perché è la "parte" più vera di me, nonostante sia nascosta agli occhi. Sicuramente se dovessi parlare di me al femminile non riuscirei a farlo con altrettanta scioltezza. Per quanto riguarda il "passo in più" a cui accennavate, sono anni che aspetto di compierlo, ma tra un problema e un altro ho sempre deciso di rimandarlo. La terapia purtroppo costa, e anche se ho già fatto coming out con i miei, so di non poter trovare un aiuto economico da parte loro; quindi metto davanti a tutto gli studi (e anche questi non sono cosa da poco). Non appena avrò trovato un equilibrio più o meno stabile, comincerò anche questo percorso. Sicuramente saranno passi volti a modificare il mio aspetto esteriore, dato che quello interiore mi rappresenta appieno. Solo così potrò attenuare la sensazione di mentire agli altri.
Il discorso sulla mia famiglia non è in realtà così articolato come vi ho lasciato intendere. Ovviamente ci sono delle tensioni interne, ma nulla di drammatico. In generale conviviamo abbastanza serenamente. Con i miei fratelli ho un bel rapporto, generalmente, ho sempre cercato di educarli al meglio, di dare loro un esempio, una figura di appoggio. Di sicuro mio padre mi ha dato l'esempio in negativo: guardando lui ho deciso che avrei dovuto percorrere tutt'altra strada. Mi ha mostrato come non essere, e spero che questo sia sufficiente. In generale dunque siamo una famiglia media, i miei hanno sempre cercato di tirare avanti, giorno per giorno, e forse hanno trascurato il lato meno materiale delle cose. Quando frequentavo le superiori, spesso mi prendevano bonariamente in giro, perché studiavo filosofia a scuola, e poi approfondivo per conto mio, cercando testi in biblioteca. Non riuscivano a capire il motivo per cui passavo tutto quel tempo sui libri. Leggevo perché mi piaceva seguire il pensiero di quegli uomini, che hanno cercato di risolvere dilemmi tutt'ora insoluti, perché cercavo quello stimolo in più che in casa non potevo trovare. Direi che è questo che mi è sempre mancato di più, in casa. Ovviamente non pretendevo conversazioni filosofiche, perché sono il primo a non essere in grado di sostenerle, ma il loro totale e completo disinteresse per tutto quello che esula dalla vita comune, dai problemi più materiali, forse era eccessivo. Ho letto con molta attenzione quello che avete scritto sul Viaggio dell'Eroe, e anche il contenuto della pagina linkata. Nonostante sia un po' scettico per quanto riguarda gli archetipi (ho sempre fatto il tifo per Freud ), soprattutto quelli così specifici, ho notato che molte delle fasi descritte corrispondono, almeno in parte, a diversi momenti della mia vita. Mi avete chiesto se mi sento ancora Orfano, ma in realtà penso di aver già superato quel momento. Se avete un attimo di pazienza, proverò a riassumermi velocemente, usando questi archetipi (se li ho ben interpretati).
La mia fase Innocente è durata più o meno fino alla fine delle elementari. Già alle medie ho cominciato a provare una sorta di malessere, che non riuscivo a identificare. Sono stati anni difficili, confusi. Ma cercavo di ignorare la questione, cosa che mi riusciva solo fino a un certo punto. Di sicuro il periodo peggiore è arrivato con i primi anni di superiori, durante i quali questo malessere si è rafforzato, pur restando molto vago e generalizzato. Non ho vissuto una vera e propria crisi adolescenziale, non mi sono ribellato all'autorità. Mi sentivo solo e confuso, tutto qui. Probabilmente è questa la mia fase di Orfano. La fase Martire è quella che corrisponde di meno, ma con qualche contorsione possiamo farle collimare. Stanco di stare male, di essere sempre solo e chiuso, ho cercato (senza molto successo, oltretutto) di aprirmi un po', di restituire agli altri l'immagine di me che si aspettavano. Per fare questo ho cercato di forzarmi a essere "normale" ma, ripeto, i risultati sono stati abbastanza deludenti. Questa fase è durata fino a che non ho scoperto il mondo LGBT. Prima, lo ammetto, non avevo idea che esistesse la transessualità maschile, ed ero fermo alla stereotipata concezione delle donne trans come esseri provocanti e ambigui, reclusi nell'ambiente della prostituzione. Quando, grazie a Internet, ho capito che non ero io a essere matto, o strano, o inadatto a vivere, ho deciso di conoscermi veramente. E' cominciato allora il mio percorso di introspezione, lungo, difficile, ma che ha dato i suoi frutti. Al momento direi che sono in bilico tra Viandante e Guerriero, con elementi dell'uno e dell'altro.
Vi ringrazio ancora, è stato interessantissimo riprendermi questi concetti, mi avete dato un bellissimo spunto.
A tutti è data la possibilità di trovare infine quell'equilibrio, che potremmo chiamare anche "felicità", ma è una conquista non un regalo!
Non potrei essere più d'accordo, e devo dire che questa agognata felicità me la sto proprio sudando Ciao, e grazie
Ultima modifica: Da .

Re: Mi presento 21/12/2017 09:15 #9

  • Volontario del Sorriso (moderatore)
Caro Giovanni
grazie davvero di aver parlato con noi in modo così chiaro, profondo e sincero!

Relativamente al tuo aspetto esteriore, ci siamo un po' documentati, e abbiamo osservato come altre persone FtM, anche senza modificare il loro aspetto esteriore, rimangano "comodi" e vivano con pienezza, anche relazioni amorose pur nel corpo "sbagliato". Ci permettiamo quindi di chiederti, con tutto il tatto possibile e SE hai voglia di parlarne, come mai non cominci dalla cosa più "facile" e immediata, cioè facendo coming out anche fuori dalla famiglia? Non pensi che il fatto di svelare agli altri che il tuo corpo non rappresenta come ti senti, ti potrebbe già oggi, da subito fare sentire più "autentico", ti farebbe perdere quel senso di inganno che avverti nella tua vita? Senza aspettare anni e completare le cure, costose ma anche dolorose e chirurgiche, che si prospettano?

Sempre con moltissimo tatto vorremmo proseguire, se ce lo permetti, su una china ancor più scoscesa, con un ragionamento generale. Non pensi che per gli altri (intendo chiunque si avvicini a te o ti sia amico, esluso solo i casi di qualcuno innamorato o interessato sessualmente a te), che tu sia, ti senta maschio o femmina, non faccia in realtà nessuna differenza? Pensaci, che cosa può cambiare davvero (a parte un iniziale sbalordimento, e la curiosità di capire a fondo una condizione ancora poco nota).... E' lo stesso ragionamento che facciamo a volte ai ragazzi gay che sono indecisi sul coming out. Il coming out si fa per se stessi, non per gli altri. E' importantissimo per la persona, per come lei si sente nei confronti degli altri! Deve fare stare meglio la persona che si sente di vivere una menzogna, è un passo importante, fondamentale per il suo equilibrio e benessere. Gli altri è come se fossero il palcoscenico su cui il soggetto afferma se stesso, ricolloca se stesso.
Potrebbe valere anche nel tuo caso FtM? Dire, sono maschio, mi sento un maschio nel corpo sbagliato, non sarebbe più facile che continuare a far finta di niente oppure addirittura presentarsi un giorno dopo essere diventato materialmente/fisicamente/apparentemente maschio (sostanzialmente tu sei già maschio!)?
Le persone con pregiudizi o sessuofobie avranno problemi? Peggio per loro! Il massimo che possono fare è criticarti dietro le spalle e levarti il saluto. Ma se son così, meglio perderle che trovarle! Oltretutto noi crediamo che ormai simili atteggiamenti siano sempre più rari e riguardino una ristretta cerchia di persone molto "provinciali", vecchio stampo, e francamente un po' ottuse, da non rimpiangere se ti girano le spalle, non credi?

Imparare ad accettarsi sfuggendo la menzogna, accettando e comunicando la contraddizione intrinseca che avverti tra "dentro e fuori", che ti fa sentire "impostore", potrebbe essere una via alternativa alle cure o che le anticipa preparando la nuova realtà?
Per questo ti chiedevamo se prevedevi cambiamenti esteriori o interiori. I cambiamenti interiori sono più a portata di mano di quelli esteriori, sono gli unici che possiamo davvero controllare e sono quelli più definitivi, perchè l'accettazione porta pace, fine del conflitto e del problema. E' un lavorio di elaborazione interno, tra sè e sè, costa molto, ma non economicamente fa soffrire ma non per le operazioni!

Quando ci hai raccontato della tua famiglia ci è sorta un'immagine: hai presente la famiglia Simpson? i cartoni "gialli", la famiglia strampalata, normalissima, forse persino peggio del normale, ignorantoni, sempre davanti alla tv, maestra di egoismi e approfittamenti... ecco in questa emblematica famiglia "negativa" c'è un fiorellino che sembra nato li per sbaglio: Lisa Simpson, buona, gentile, intelligentissima, con vena artistica (suona il sax), amante della scuola, empatica, spirituale... insomma ci fanno proprio capire che è un UFO in quella famiglia. Ma gli Ufo in famiglia sono preziosissimi e beato chi ne ha uno!

Sai Giovanni, visto che ti interessi spontaneamente fin da ragazzino di questioni filosofiche ed esistenziali, ti vorremmo segnalare un ulteriore modo di "schematizzare" le caratteristiche umane in evoluzione, stavolta secondo la sapienza "gnostica", che divide la Natura dell'Uomo in 3 categorie "spirituali": Illici, Psichici e Pneumatici.
Gli Illici (dal greco Hyle, materia) sono in grado di percepire solo le evidenze concrete, materiali.
Gli Psichici (da Psykhe, anima) sono in perenne attrito tra mente e cuore, tra ciò che percepiscono concretamente e la sensazione che ci deve essere molto di più di quel che percepiscono. E' la struttura interna dell'uomo che si manifesta in quel modo, per dare l'opportunità - grazie a questo attrito, al dominio delle proprie passioni, alla pratica e allo studio costante - di giungere a percepire un mondo più sottile.
Gli Pneumatici (da Pneuma, spirito) sono in grado di percepire senza sforzo, in stato di calma, questa ulteriore espressione della realtà, e per questa ragione si manifestano nel mondo liberi da vincoli, di qualsivoglia regola, legge o autorità dipendente dall'uomo, liberi dal giudizio, liberi dai condizionamenti, liberi dal bisogno di attenzioni o di considerazioni.
E' importante però rendersi conto che queste parti sono presenti contemporaneamente in ogni singolo individuo, solo in misure differenti e variabili.

(tratto da matrixunaparabolamoderna.blogspot.it/201...ico-lucifero-il.html) che tra parentesi è un sito di un divulgatore molto valido e serio (Rocco Bruno), sito e nome su cui varrebbe la pena di curiosare un po' perchè potrebbe offrire "ganci" psico-spirituali interessanti per nuove riflessioni esistenziali.

Forse tu sei uno Psichico nato in una famiglia Illiaca? Nel caso, niente di nuovo sotto il sole!
Noi tendiamo a pensare di essere gli unici, i primi che stanno vivendo una certa situazione, invece no, migliaia se non milioni di generazioni prima di noi hanno vissuto già condizioni interiori simili, per quanto in circostanze esteriori diverse (ricordi? il tempo è ciclico e tutto torna;)). E siccome ogni epoca ha lasciato scritte perle di saggezza e fonte di ispirazione, noi avremmo a nostra disposizione materiale infinito in cui tuffarci alla ricerca di quel che ci manca e certamente è già stato trovato da qualcuno prima di noi, che ce ne ha lasciato traccia e testimonianza.

Non per distoglierti dagli studi di chimica, intanto che aspetti di ripetere il test per medicina (a proposito, che specializzazione ti piacerebbe?) ma visto che ti sono piaciuti i nostri piccoli spunti, noi pensiamo che riprendere qualche lettura di tipo filosofico, allargandosi verso lo psicologico e perfino esoterico, ti potrebbe essere di grandissimo aiuto e ispirazione in questo momento di "sobbollimento" generale nella tua vita.
Il maestro che cerchiamo in carne ed ossa nella vita, è anche nei libri che possiamo leggere, si tratta di trovare quello che ci risuona di più

Con tantissimo affetto e tanti auguri di cuore affinchè tu possa trovare la tua via in questo mondo e l'agognata felicità.
Ultima modifica: 21/12/2017 10:34 Da Volontario del Sorriso

Re: Mi presento 21/12/2017 19:34 #10

Buonasera,
comincio col rispondere alle vostre domande riguardo al coming out e alla terapia, domande che mi sono posto anch'io innumerevoli volte. La risposta in realtà è abbastanza semplice: non faccio coming out con gli altri, perché non ho nessuno con cui farlo. Come già vi dicevo, non ho molti rapporti, oltre a quelli familiari e lavorativi. Anzi, non ne ho affatto. Dunque: i miei lo sanno già, e per quanto riguarda i miei colleghi, non mi sembra il caso di dirlo a persone a cui non frega nulla di me, e di cui non mi importa molto. Non c'è un legame di amicizia, tra me e loro, e quindi nulla che giustifichi un mio espormi, sotto nessun punto di vista. E poi, la terapia ormonale e chirurgica serve in primis a me, per il mio benessere. Non so se esistano ragazzi Ftm preT (ovvero che non hanno ancora cominciato la terapia, come me) che sono in pace con loro stessi, e se esistono li invidio molto, sinceramente. La disforia di genere si autodefinisce: letteralmente "disforia" significa "sopportare male", e non è una definizione data a caso. Qualche post fa vi parlavo della dicotomia che c'è tra mente e corpo, e l'unica maniera per appianarla è la terapia.
. I cambiamenti interiori sono più a portata di mano di quelli esteriori, sono gli unici che possiamo davvero controllare e sono quelli più definitivi, perchè l'accettazione porta pace, fine del conflitto e del problema. E' un lavorio di elaborazione interno, tra sè e sè
Sono assolutamente d'accordo, e questa fase, per fortuna, l'ho già superata. Nel post precedente, in cui vi parlavo di un periodo difficile durante gli anni delle superiori, mi riferivo esattamente a questo. Ho passato più di cinque anni a lavorarci sopra. Mi ci sono voluti anni per rendermi conto del motivo per cui stavo male, e anni per accettarlo. Non è stato semplice, anche se qui ho introdotto la questione con molta tranquillità, quasi in sordina (tanto che vi stava per sfuggire ). E' stato un lungo lavoro di accettazione, di razionalizzazione. Ripeto, è stato difficile. Ma ora che l'ho passato, ora che non mi chiedo più se ne valga la pena, ora sono pronto al passo successivo. Voglio poter accettare anche la mia esteriorità, il mio corpo.
Non so se riuscite a immaginare quanto sia difficile guardarsi allo specchio e non riconoscersi. Non mi spaventa la terapia... dopo quello che ho passato, sarà una passeggiata Non mi spaventano neanche le critiche, del parere degli altri non so che farmene. Quello che voglio è stare, finalmente, bene con me stesso. Non sono "comodo", ora. Per nulla.
Molto interessanti le schematizzazioni proposte, non appena avrò un momento andrò sicuramente a dare un'occhiata al sito. Nel frattempo posso solo dire che mi ritrovo in tutti e tre, e ribadisco il mio scetticismo per quanto riguarda gli archetipi. Sono molto interessanti, ma come mere speculazioni. Per farvi un esempio, tempo fa lessi, per curiosità (senza la minima pretesa di comprenderci qualcosa, da completo profano quale sono ), alcuni testi di Freud e del suo allievo\rivale, Jung. Come forse ho già detto, mi ritrovai molto di più nella forma mentis del primo, che non nelle schematizzazioni del secondo. Freud aveva sì fornito una schematizzazione della mente umana (i famosi Io, Es e Super-Io), ma basava la propria terapia sulla considerazione delle esperienze individuali: i sogni venivano, secondo lui, influenzati delle esperienze della giornata vissuta, o comunque di avvenimenti più o meno recenti. Jung invece crea degli archetipi, assolutamente condivisibili (credo che ognuno di noi ci si possa rispecchiare e trovarci delle corrispondenze più o meno forti), ma molto generici (uno, ad esempio è la coppia Introverso\Estroverso, e chi non ci si troverebbe??) e che comunque abbastanza efficaci perché, bene o male, tutti viviamo all'incirca le stesse esperienze. E infatti la maggior parte delle osservazioni junghiane si basano su persone della media borghesia della sua epoca, e ben ci si adattano. Ma, ripeto, le mie sono osservazione assolutamente da profano.
A parte queste divagazioni\deliri ... Ricomincerò con piacere a occuparmi di temi filosofico-psicologici, che ultimamente ho un po' trascurato. Sinceramente non ho ancora pensato molto alla specializzazione, direi che il percorso (se mai riuscirò a iniziarlo) è ancora molto lungo. Comunque gli ambiti che mi interessano di più sono psichiatria e medicina interna, ma è solo una vaga idea... Grazie per i bei punti, ciao
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Re: Mi presento 22/12/2017 16:08 #11

  • Volontario del Sorriso (moderatore)
Caro Giovanni,

il tuo nick name ora che lo rileggo prende un senso piu' completo f2Gio, Female to Giovanni. Racchiude l'essenza di una ricerca esitenziale che non si limita solo all'identita' sessuale maschila ma all'essere cio' che relamente sei: Essere Giovanni per tutto quello che significa a 360 gradi. Sei Giovanni anche il tuo corpo ancora non esprime appieno il senso del tuo essere. NON ANCORA, lo diventera', come in ogni processo di crescita, per scoprire cio' che siamo, e suolare la nostra nota caratteristica. Ciascuno ha i propri colori indipendentemente dall'idenficazione ad un genere.
Forse non e' necessario porsi il problema di fare o non fare coming out, perche' da quest'ottica avverra' nel modo naturale nel momento in cui piano piano Giavanni si "sviluppera'", svilupparsi vuol dire toglieri i viluppi, ossia quei lacci che ci legano, cie' che ci impedisce di muoversi. La tua ricerca di trovare te stesso ti fara' emergere in un processo di svelamento graduale, questo non significa che non sia doloroso, un po' come un pulcino che deve rompre il guscio per vedere la luce del sole... quanta fatica fa? Ma tu romperai il tuo guscio, lo stai gia' facendo.

Per tornare agli argomenti psicologici, uno degli psicoterapeuti (lui era un medico psichiatra) poco conosciuti ma molto significativi e' Roberto Assagioli, patre dela Psicologia Umanistica Transpersonale, la Psicosintesi.
Assagioli ha teorizzato e anche messo in pratica una psicologia in cui l'uomo e' visto sotto l'aspetto fisico, emotivo, mentale e transpersonale, ossia il suo potenziale umano che va oltre a cie' che sembra, siamo nel campo degli ideali che possimo raggiungere, del potenziale che possiamo esprimere. Parlava infatti di funzioni, cosi come la funzione maschile e la funzione femminile non sono per forza relegate all'uomo e alla donna, ma ad entrambi, cosi come la funzione materna puo' essere espletata anche da chi non e' madre... in questi non ruoli noi ci riconosciamo, perche' non sono modelli fissi con cui confrontarci, ma sono la rappresentazione delle enormi potenzialita' che possiamo esprimere. Ciascuno a suo modo, perche' non esiste un solo modo di essere, noi siamo fatti di tante parti. Da quante parti e' costituito Giovanni? Quante espressioni di te ci sono dentro di te? Integrando tutte queste parti, noi ritroviamo l'unita', altrimenti ci sentiamo sempre in conflitto interiore. Se avrai interesse puoi fare una ricerca su Roberto Assagioli e la Psicosintesi.

La sofferenza puo' essere una grande maestra e tu Giovanni potresti essere un grande esempio di come poter affrontare momenti difficili, hai voglia di raccontarci quel periodo travagliato delle superiori e come sei riuscito a superarlo o a trasformarlo? L'esempio e' lo strumento piu' forte che abbiamo per aiutare noi stessi e gli altri. Sei una persona coraggiosa, forte e capace. Questo traspare dalle tue parole

Ti abbracciamo forte con stima e affetto
Ultima modifica: Da .

Re: Mi presento 27/12/2017 15:17 #12

Buongiorno,
mi avete chiesto come ho fatto a superare\trasformare il mio "periodo nero". Comincio da lì perché è in realtà molto semplice. Ho tirato avanti, stringendo i denti. Mi sentivo molto confuso, perché non riuscivo a comprendere in cosa fossi diverso dagli altri, dai miei coetanei. Li osservavo mentre facevano le cose che normalmente fanno i ragazzi di quell'età, e mi chiedevo come facessero a essere così.. spontanei, così naturali. Mi sono perso molte cose, mi rendo conto di non aver vissuto appieno quegli anni, però ho anche avuto occasione di riflettere molto, di maturare. In poche parole, durante quel periodo ho dovuto affrontare alcune domande, che mi mettevano totalmente in discussione. Ho dovuto capire chi realmente fossi, e l'ho fatto. Ci sono stati momenti molto difficili, anche perché non avevo amici. Comunque ormai è andata. Immagino che questo mi abbia reso più forte, anche se non sempre è un bene. Per tirare avanti ho dovuto costruirmi una solida corazza, che forse mi è venuta anche troppo solida.
Ho letto con molto interesse la teoria del dott. Assagioli, e sicuramente mi ritrovo molto nel suo cercare una connessione tra la sfera fisiologica e quella psichica. Uno dei motivi per cui mi interesserebbe studiare psichiatria è proprio questo: la possibilità di connettere a sintomi psicologici una causa che, almeno in parte, è fisica. E' esattamente questa la mia idea di Uomo, un essere estremamente complesso, nel quale ogni parte compenetra l'altra e la influenza. Ambiente e ambiente familiare, genetica, sensibilità, percezione, esperienze, vissuto interiore e reale, tutto si somma e produce la persona, assolutamente unica, in quanto le variabili che sono state necessarie a forgiarla sono pressoché infinite.. E' per questo motivo che trovo difficile rispondere alla vostra domanda riguardo alle parti che mi compongono e, sinceramente, non so proprio da dove cominciare. Se dovessi dire cosa mi caratterizza di più, intendendo dire cosa influenza di più il mio modo di essere, di comportarmi ecc.. è sicuramente la disforia. Questa caratteristica mi ha condizionato in ogni aspetto della vita, nel bene e nel male. Come persona, forse ne ho tratto dei "vantaggi".. non tutti hanno avuto l'opportunità di vedere e vivere la vita da entrambi i punti di vista. Mi ha reso una persona più aperta, priva di pregiudizi (chi potrebbe essere meno omofobo e transfobico di uno come me?), forse anche più sensibile. Dunque, una parte è questa. E poi viene tutto il resto: la scuola, il lavoro e i vari ruoli che "interpreto" in ognuno di questi ambiti... Mi ha sempre colpito il racconto pirandelliano sulle maschere, e direi che mi ci rispecchio appieno.
Saluti
Ultima modifica: Da .

Re: Mi presento 27/12/2017 19:28 #13

  • Volontario del Sorriso (moderatore)
Ciao 12 Gio, leggendo tutto il tuo cammino di vita fino ad ora, ci viene da dirti bravo, perchè non ti sei mai fermato, hai voluto capire e riflettere sul come andare avanti nella vita. Il lupo di Hesse, ha trovato anche lui dopo un periodo molto tribolato, con l'aiuto di una donna l'entusiasmo verso la vita. Cosa vogliamo dirti? Tutti fatichiamo e cerchiamo di capire chi siamo, cosa vogliamo e dove dobbiamo andare per te è sicuramente più complicato, ma spesso mettiamo anche noi una maschera per continuare...Importante è riuscire ad essere, dopo aver identificato che cosa vogliamo fare ed essere nella vita, fedeli al nostro obiettivo. Il Sorriso c'è per toglierti un pò il senso di solitudine e il bisogno di confrontarti che hai! Alla prossima volta e forza!
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