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ARGOMENTO: Ciao

Ciao 27/01/2018 16:59 #1

Ciao a tutti,
Ho 22 anni , sono già due anni che sento che in me c'è qualcosa che non va e non so come uscirne.
Però vorrei prima spiegarvi in generale la mia vita.
Non sono mai stata un tipo socievole, anzi ero estremamente timida ma negli anni questa mia timidezza è stata interpretata come antipatia, come persona "che si sente superiore agli altri", in tutto ciò non giovava a mio favore il fatto che a scuola fossi sempre stata la più brava e la preferita degli insegnanti (non sono mai stata un tipo "lecchino" o cose del genere) e mi usavano sempre come paragone per gli altri "fate come lei " , "per favore mettiti vicino a *** e spiegaglielo tu", cosa che a me dava fastidio: uno perché mi mette al centro dell'attenzione, secondo perché non credo sia giusto vantarsene, a me piaceva fare una cosa e farla bene, gli altri magari preferivano altro perché dargliene una colpa? Comunque lo stesso facevano i genitori dei miei compagni così alla fine in tutto il mio percorso scolastico dall'asilo alle superiori sono sempre stata presa come punto di riferimento e per questo invidiata dai compagni e alle medie pure bullizzata.
Alle elementari ero riuscita a trovare "un'amichetta del cuore", anche se sapevo che era in continuazione in competizione con me ma era una delle poche che mi parlava e mi stava bene così. Fino a quando in quinta mi accussò ingiustamente di essermi vantato di essere stata scelta in una gara e di averla preso in giro, successe un casino, vennero chiamati i genitori e mi costrinsero a dire scusa anche se tutti sapevano che non avevo fatto niente ( me lo disse la maestra a parte), alla fine la mia amica dopo una settimana che non ci parlavamo mi chiamò e mi disse che si era inventata tutto che le dispiaceva ma che non l'avrebbe mai ammesso agli altri...così non ci parlammo più.
E questa fu la prima persona a cui diedi la mia fiducia.
Poi iniziarono le medie, i primi due anni andarono nella norma, avevo legato con una compagna delle elementari che mi ritrovavo in classe e con gli altri non ci parlavo ...erano troppo invidiose e quando ci provavo sentivo astio, poi in terza quel gruppetto litigò e isolarono una ragazza e rivedendomici l'aiutai, feci amicizia con lei e l'aiutai a far pace con le altre , ma quella fu la mia rovina perché alla fine mi portò via la mia amica e si alleò con le altre che si sentivano tradite da me per aver appoggiato quella ragazza.
Nessuno volle più sedersi con me , mi tiravano pezzi di carta, mi dicevano che ero brutta,grossa, che con i miei capelli assomigliavo un cane, mi davano brutti nomignoli, mi dicevano che mi vestivo male (solo perché non erano cose firmate), mi facevano spostare di banco perché " non è amico tuo, togliti è inutile che rimani qua, gli dai fastidio" (anche se credo non fosse così, solo che non aveva il coraggio di mettersi contro tutti per me), alla fine questo atteggiamento uscì anche fuori dalla classe e incomincia a essere presa di mira anche dai loro amici delle altre classi e così anche quelle poche persone con cui parlavo nei laboratori si allontanarono per non essere coinvolti.
A casa non dicevo niente e quando mi domandavano come andava con gli altri dicevo semplicemente "mi stanno antipatici".
I professori se ne accorsero o meglio se ne vollero accorgere solo nell'ultimo mese, così si calmarono e mi parlarono solo nel periodo dell'esame perché speravano li aiutasse ma naturalmente non lo feci.
Alle superiori riuscì ad iscrivermi in una sezione in cui non c'era alcun mio ex compagno e mi trovai abbastanza bene.
Cercai in tutti i modi di parlare, non commettere gli stessi errori, diventai rappresentane di classe per essere indispensabile per tutti, trovai delle ragazze che tuttora sono mie amiche e che finalmente sentivo tali perché in 5 anni non mi avevano mai chiesto di fargli copiare i compiti e per una volta non mi ero sentita sfruttata ma cercata .
Come classe avevamo difficoltà a legare per via del fatto che fossimo di paesini diversi ma tutto sommato ci trovavamo bene.
Solo che al secondo anno mia nonna si ammalò, io l'amavo era come una seconda madre, l'unica nonna a cui mi fossi mai legata ...ma non potevo quasi mai andarla a trovare perché dovevo stare a casa a badare ai miei fratelli ,la vidi 4/5 volte l'ultimo anno e l'ultima volta che ebbi la possibilità di andarla a trovare dissi che dovevo uscire ( non uscivo da tempo ed ero felice ) e che ci sarei andata la volta dopo ma non fu più possibile perché morì e tuttora quella scelta mi tormenta, la sogno, porto sempre con me una sua foto ma non ne parlo mai,mi sento in colpa per non aver capito la gravità della situazione, per non aver dato priorità a lei e non me lo perdono.
Comunque all'ultimo anno e per via di varie cose fu parecchio stressante, non riuscivo ad avere un minuto per me, però mi si avvicinò un mio compagno e piano piano diventammo sempre più intimi, io avevo paura di essere presa in giro, nessuno mi si era mai avvicinato, era il più carino della classe, divertente ma io non mi sentivo adeguata, avevo paura che si avvicinasse solo per l'esame di stato o semplicemente per passarsi il tempo, mi domandavo "perché non l'ha fatto prima? " , alle mie amiche non raccontai mai nulla ma capirono che c'era più confidenza e mi dicevano di non fidarmi e stargli lontano ma nel frattempo gli si buttavano addosso.
Alla fine dopo 6 mesi di questo rapporto strano, proprio nella settimana in cui ci eravamo avvicinati (mai neanche un bacio, semplicemente parlavamo e uscivamo) di più tornò dalla ex, ci rimasi male ma non potevo dirgli nulla, perché esplicitamente non eravamo nulla...
Così terminò la mia esperienza scolastica...arrivò l'esame mi stressai parecchio, ripresi i 5 kg che avevo perso, per uscire con il massimo perché dopo 5 anni di sforzi non volevo perdermi all'ultimo e ci riuscì.
Ho scritto tanto e non so neanche se vada bene scrivere qui ma volevo farvi capire un po' il prima per farvi capire il dopo, il capitolo università.
Per l'università mi trasferì a casa di parenti fuori, il primo anno non riuscì ad entrare nella facoltà che volevo e così ne feci un'altra ma che non mi piaceva, ma mi facevo forza, mi ripetevo che il prossimo anno c'è l'avrei fatta, diedi gli esami, presi sempre 30, ero la prima del corso ma di nuovo senza amici o meglio avevo un gruppo ma si limitava all'università, ero senza macchina e non potevo muovermi e loro non si sono mai proposti per venirmi a prendere, erano del posto e non avevano bisogno di nuovi amici come me. Ma mi ripetevo che tanto poi li avrei lasciati che nell'altra sarebbe andata meglio e cose del genere...nel frattempo le mie due amiche (usciamo anche in gruppo con altri ragazzi ma sono molto chiusi e non riesco ad entrarci effettivamente ) si fecero fidanzate e incominciarono a parlare delle loro storie e basta, io ero buona solo per ascoltare...
Alla fine riuscì ad entrare nella facoltà dove volevo ma qui si ripresentarono gli stessi problemi dell'altra, ho un gruppo carino ma non possiamo uscire, il pomeriggio pensano solo a studiare e io la sera non posso raggiungerle, ho provato pure a fare capire che potrei dormire da loro ma non sono il tipo da autoinvitarmi così è 1 e mezzo che sto sempre chiusa a casa, da sola, con i miei parenti non mi trovo, mi sento sempre criticata, osservata e mi è passata la voglia di studiare, quando si avvicina l'esame non faccio nulla , mi sento solo in colpa perché sto deludendo i miei genitori, ho dato solo 3 materie , sono indietro, provo a fare dei piani per salvare la situazione ma non riesco a rispettarli, oppure pensato di aver sbagliato università ma non è così mi piace solo che non so che fare, so che ho la possibilità ma non mi sento motivata, mi sento vuota e sola, mi sento spenta
Quando torno nel mio paese e mi vedo con le mie amiche non mi domandano mai come va veramente, quando sono con loro rido e scherzo e provo rabbia quando capisco che non si accorgono di niente, a volte mi è capitato di piangere con loro ma non hanno mai indagato, mi dicono che devo solo essere più socievole e che andrà meglio e poi ricominciano a parlare di loro, ma perché devo cercare sempre io le persone? Nessuno ci tiene a me ? Nessuno crede che io valga la pena ? Ho 22 anni e nella mia vita a parte i mie genitori non ho nessuno.È patetico .
Una cosa che non ho mai detto a nessuno è che volte quando mi trovo sul balcone o sono nella fermata del treno mi viene da pensare...se mi buttassi che succederebbe? Come sarebbe? Attenzione non lo farei mai, i miei ne uscirebbero distrutti ma ho paura che già pensarlo non sia normale.
Ho paura di stare rovinando la mia vita e non so che cosa fare
Ultima modifica: Da .

Re: Ciao 29/01/2018 17:54 #2

  • Volontario del Sorriso (moderatore)
Ciao Sun e benvenuta sul forum del Sorriso.
Sei arrivata nel posto giusto dove puoi confidarti ogni volta che lo desideri, su qualsiasi argomento nella più totale privacy.

Dal tuo racconto abbiamo sentito il tuo disagio, nel tuo percorso scolastico hai rimarcato più volte la mancanza di amici veri. Abbiamo sentito anche il dolore che hai sperimentato in seguito al "tradimento" della fiducia che tu avevi dato a persone a cui tenevi.

Ci dici che dopo essere brillantemente riuscita ad inseriti nella facoltà di tuo interesse (a proposito, ci vuoi dire cosa stai studiando?) "improvvisamente" è come se ti fosse passata la voglia di studiare.

E' quasi come se tu non ti riconoscessi più, sei sempre stata la più brava della classe e ora ti senti svogliata e demotivata, cosa che oltretutto ti fa sentire in colpa nei confronti dei tuoi genitori.

Hai pensato che un momento di demotivazione e stanchezza possono capitare a tutti? Da quanto tempo ti capita questa svogliatezza?

Il gruppetto di amici dell'università con cui ti trovi bene, dici che però non riesci a frequentarlo di sera. Rientri al paese tutte le sere? E' distante il tuo paese dalla città dell'università? Non ci sarebbe qualche pullman serale?

Venendo alle tue amiche del paese che conosci da tanto tempo e con cui ridete e scherzate in confidenza, ci chiedevamo se hai mai provato a parlare con loro apertamente dei tuoi pensieri?

Ci hai tanto raccontato del tuo senso di solitudine, hai accennato alla tua rabbia perchè non ti chiedono veramente come stai, però ci hai anche fatto capire che tra gli amici dell'università e quelli del paese per fortuna di amicizie ne hai. Forse ancora non abbastanza profonde per nutrire il tuo senso di solitudine. Che ne pensi del consiglio delle amiche di "essere più socievole"? Secondo te loro cosa intendono?

E infine, non spaventarti dei pensieri negativi che possono capitare a tutti nei momenti difficili, solo cerca di non dargli troppa "attenzione" e di lasciarli andare!

Concludendo vorremmo dirti che ci sei sembrata una persona forte, determinata, oltre che capace di primeggiare in ambito scolastico, e che quindi hai tutte le qualità per superare un momento di difficoltà.

Un grande sorriso in attesa di tue notizie
Ultima modifica: 29/01/2018 17:57 Da Volontario del Sorriso

Re: Ciao 29/01/2018 23:14 #3

Il problema è che purtroppo le persone che mi hanno tradito sono state sempre quelle più vicine a me e non riesco ad avere fiducia nella gente, sono il tipo che si "apre" dopo averti osservato e deciso se meriti la mia fiducia,ma sono poche le persone che capiscono che ho i miei tempi e mi giudicano subito come persona "antipatica" o "sulle sue"; inoltre un altro mio problema è che quando do la mia amicizia o do tutto o niente, non riesco a coltivare amicizie superficiali ed è questo che le mie amiche intendono quandò dicono di essere più socievole, mi dicono "parlargli, escici , quando non ci siamo noi se no che fai? " ma non ci riesco (c'è da dire che il gruppo con cui usciamo non è un gruppo molto aperto, sono restii a far entrare nuova gente e questo non lo dico solo io ma purtroppo essendo finita la scuola e vivendo fuori viene difficile fare nuove conoscenze).

Studio medicina, il fatto che possa essere un periodaccio ci speravo, sono umana anch'io a dispetto di quello che credono i miei genitori, solo che sono al secondo anno e sono in questa situazione dalla sessione invernale del primo , diedi il primo esame, anche se a stento e poi da lì è staTo tutto un casino, non avevo proprio voglia di prendere i libri e perdevo tempo, non finendo il programma naturalmente fui bocciata e da lì non mi sono più ripresa, mi sento un blocco...quando riprendono i corsi studio, lentamente ma qualcosa faccio ma appena sono sola a casa mi chiudo in me stessa, passo anche un mese a non fare niente in camera da sola...e so che è sbaglio, ci provo a fare dei programmi ma non riesco a rispettarli. Poi i miei mi assillano "si vede che le tue capacità si limitano al liceo" "forse non vai bene per l'università " e quando rispondo e dico che non è vero perché in caso contrario nel mio primo anno nell'altra facoltà non sarei stata la prima del corso mi rispondono che allora non sono all'altezza di medicina o che forse non mi piace, ma non è così lo so per certo...ma nello stesso tempo non so che mi succede, sono bloccata.
Alcune avvisaglie però ci furono già nell'estate tra il primo anno di università e il primo anno in medicina dopo che diedi l'ultimo esame nella prima facoltà...quella mattinata arrivai 2 ore prima per paura di avere problemi con i mezzi e quando arrivai all'ingresso della facoltà mi chiamò una specie di assistente della professoressa (tra i 50/60 anni) di cui quel giorno avrei dovuto tenere l'esame, mi chiese che ci facevo lì, che mi vedeva agitata e che mi dovevo tranquillizzare e cose del genere, poi a un certo punto mi disse che visto che mancava un po' di tempo mi avrebbe aiutato a ripassare (questa persona era strana, durante i laboratori se gli facevo delle domande mi accarezzava la guancia, metteva la mano nel collo, nelle braccia ...ma in maniera viscida infatti ero arrivata al punto che evitavo di chiamarlo quando potevo, non avevo un bel presentimento ma quella mattina quando lo incontrai non sapevo che fare, non sapevo se fosse stato nell'aula dell'esame e avevo paura di offenderlo e avere ripercussioni nell'esame, non sapevo come liberarmene ma mi autoconvincevo che in fondo erano solo esagerazioni da parte mia, che non avEva fatto nulla e che ero semplicemente io che non amo il contatto fisico) così presa dal panico di non sapere se offenderlo e anche dall'ansia dell'esame non riuscì a trovare una scusa adeguata per rifiutare... mi portò nel laboratorio e incominciò a farmi domande sull'esame ma nel frattempo incominciava anche ad allungare la mano sulla coscia, l'accarezzava dal ginocchio e salIva, io non sapevo come andarmene, avevo paura, lui mi faceva domande sulla materia ma io ero entrata nel panico, incominciavo a sudare, spostaVo le gambe, mi muovevo,cercavo di non dargli modo di toccarmi, poi continuava a dirmi di rilassarmi mi toccava la schiena e poi di nuovo la coscia...mi sentivo una stupida per non essere riuscita a rifiutare, dopo una ventina di minuti mi mise la mano nell'interno coscia molto in alto, al limite col pube e strinse più volte dicendo di calmarmi o che avrei fatto scena muta all'esame in quel modo, che mi sentiva "troppo tesa", a quel punto incominciai a entrare nel panico totale, ero terrorizzata, avevo paura che se mi fossi alzata e avessi corso via mi avrebbe potuto prendere e fare altro...avevo paura, l'unica cosa che mi venne in mente fu di prendere lo zaino e metterlo sulle gambe e poi dissi che mi dovevo vedere con degli amici prima dell'esame e che si era fatto tardi, a quel punto per fortuna mi fece uscire e scappai di corsa.
Mi sentivo sporca e mi sentivo ancora quella mano addosso, caddi pure dalle scale per l'agitazione...alla fine feci l'esame(per fortuna lui non era in aula)...andò bene ma non riuscivo a essere contenta, mi sentivo uno schifo, sporca, stupida e mi sentiVò in colpa con me stessa per essere stata così cretina da sottovalutare quelle piccole cose ed essermi fidata.
Non ne parlai con nessuno e tuttora nessuno sa niente, a volte mi dico che non è successo niente per fortuna, ho anche il dubbio se si possa definire molestia e che forse esagero io, che ha allungato la mano ma che le violenze sono ben peggiori ma la sensazione di sporco non se ne va.
Non so se è stata una coincidenza ma da allora ho problemi di concentrazione e voglia pari a zero, può avere un collegamento o non c'entra nulla? Non so che pensare, so solo che sarei voluta tornare indietro nel tempo e non entrare o almeno avere qualcuno che mi aiutasse e non fossi sola.


Con il gruppo dell'università riusciamo a vederci solo durante le lezioni, hanno preso casa vicino l'università, io sono distante e non posso fare più tardi delle sei perché i mezzi nella mia zona diventano pericolosi soprattutto essendo sola, quindi non c'è modo se non quello di essere ospitata.

Con le mie amiche a volte ci ho provato ma solo con una, con cui ho feeling maggiore diciamo, per ben due volte e in entrambe le situazioni ho avuto una crisi di pianto e non sono mai riuscita a sfogarmi del tutto...lei alla fine l'unica soluzione che mi dava era di chiedere il trasferimento nella città in cui studia lei ma io non me lo posso permettere e così il discorso si chiudeva lì con io che le dicevo, autoconvincendomi, che ce la posso fare e che lì alla fine non è così male.
Ho provato a parlarne con i miei genitori ma pensano solo che io stia così per il distacco dalla famiglia o per il fatto che non mi trovo con i miei parenti, c'è da dire che ho una mentalità molto diversa da quella dei miei parenti che è un po' "arretrata" visto che non fanno altro che ripetermi che ho scelto un'università troppo lunga, che dovevo fare una triennale, che in questo modo mi sposo da vecchia, che perdo tanto tempo per guadagnare quanto altri lavori e cose del genere, poi ci sono anche altre battutacce ma lasciamo perdere, non sono gente cattiva, anzi ma siamo troppo diversi, anche quando cerco di parlare di altro ci scontriamo con le idee, così cerco di evitare di parlarci direttamente e mi chiudo in camera da sola.

Io non so come risolvere la situazione, i miei mi pressano e mi dicono di dare esami che una situazione del genere non va bene e che se entro quest'anno non riesco a sbloccarmi non mi pagano più l'università, sono delusi e a modo loro vorrebbero spronarmi, è successo pure che quest'estate mia madre mi chiedesse che cosa avessi perché non mi riconosceva e mi chiedeva cosa non andasse ma io non sapevo come rispondere e scoppiavo solo a piangere poi arrivava mio padre e mi diceva che mi devo svegliare e che gli sembro rincretinita ...che cos'ho che non va? Non so darmi una risposta nemmeno io.
In più ci si mette pure il fatto che i miei hanno problemi con mia sorella perché ha parecchie insufficienze a scuola e io mi sento in colpa perché gli do ulteriori pensieri, quando li sento per telefono parlano sempre di lei e vorrebbero una soluzione da me visto che "ero" quella brava, poi mia madre da quando è morta mia nonna non sa più con chi sfogarsi e così lo fa con me, a volte vorrebbe parlare di lei ma io non voglio perché so che mi metterei a piangere e non voglio farlo, così le mie telefonate hanno come argomento sempre i problemi di mia sorella (che viene sempre paragonata a me e credo abbia dei complessi di inferioritá) o della mia situazione all' università o il mio rapporto con i parenti e quando le dico che quel giorno esco,anche solo per fare la spesa, poi mi viene detto "ma hai studiato? Ricordati che non sei lì per divertiti e che la tua situazione non è buona" ma vorrei anche avere una vita sociale sai ?


Comunque vi ringrazio per avermi risposto e per avermi definito "forte", qualche anno fa anch'io mi convincevo di esserlo ma ora non credo di esserlo più
Ultima modifica: Da .

Re: Ciao 30/01/2018 19:55 #4

  • Volontario del Sorriso (moderatore)
Cara Sun che piacere risentirti

abbiamo compreso la tua situazione e la tua sofferenza, così come capiamo la tua difficoltà a muoverti e prendere delle decisioni. Devi comunque fare dei passi per poter prendere delle decisioni ....
Quali passi?
Ad esempio parlare apertamente con i tuoi genitori, o con tua madre se preferisci, e spiegare a loro le tue difficoltà utilizzando gli stessi esempi che hai usato con noi.
Preparati anche a possibili loro reazioni negative e a non essere capita subito, però pensiamo che questo sia un passo importante per te per esprimere e rendere partecipi i tuoi genitori delle difficoltà che stai affrontando.
Altro passo importante è accettare momenti di sosta, come quello che stai vivendo ora, che potranno essere utili per comprendere quale indirizzo dare alla tua vita professionale e affettiva.

Rifletti su quanto ti abbiamo scritto però agisci!

Certi passi possono fare paura ma è un rischio necessario che ti aiuterà a fare luce sui tuoi problemi. Viceversa, scegliendo il silenzio o fingere che tutto vada bene e che ce la farai, ti farebbe arenare in una situazione stagnante.

Potrà sembrarti una frase fatta ma "la vita comunque vale la pena di essere vissuta"!
E quindi coraggio!

Facci sapere.

Un abbraccio
Ultima modifica: Da .
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