Rispondi a: Milano

#6607
euphralia
Partecipante

Dopo la pioggia di ieri sera a Milano, il sole di questa mattina metteva allegria nonostante chiudessi la valigia per andarmene.
Sabato è arrivato prima di quello che mi aspettavo.

E con Sabato è arrivata anche la mia malinconica partenza.
Sono stati 3 giorni stupendi a dir poco. Nulla da ridire, solo tanta nostalgia.
Questa mattina ho cercato di assaporare il traffico mattutino della caotica, ma stupenda, Milano. Viale Legioni Romane, Viale Rembrandt, Piazzale Lugano… Sembrava un’immensità destinata a non terminare mai. Un susseguirsi di vie intrecciate, nascoste dove trovi la gente già sclerata alle 8.00 del mattino.

Chi ci vive non è in grado di apprezzarne le piccole cose, è comprensibile.
Hai ben altro a cui pensare e non hai il tempo di fermarti a riflettere. Per questo penso che i miei occhi da sognatrice folle non possono andar d’accordo con un automobilista incazzato. Ma lo comprendo.

Forse è perfino assurdo pensare che, un giorno, tra quelle case ci potrebbe essere la tua.
Che un giorno potresti mandarti al diavolo da sola ricordandoti di quanto apprezzavi anni prima. Ma è così che vanno le cose.

Il mio ragazzo è un milanese DOC, ma la maggior parte del suo tempo l’ha trascorsa in provincia.
Nei paesini del milanese il tempo, per certe persone, pare essersi fermato da anni. Gli anziani che continuano a coltivare le terre continuano a dare spettacolo sui loro trattori messi in mostra come fosse un loro tesoro personale.
Sono simpatici, sono quelle categorie di persone che sono destinate a sparire. Quelle che faticano a parlare in italiano perchè abituati troppo al dialetto, quelle che quando arriva il momento nella vita di mettere piede poi a Milano città si tirano da corsa (si vestono super eleganti) e parlano sottovoce sentendosi completamente persi. Quasi come fossero due razze distinte che non vanno d’accordo, cittadini e provinciali.

Binario 11. Milano centrale.
Il treno è fermo lì. Motrice spenta. Porte chiuse. Gente ovunque.
Tra 15 minuti il treno partirà, vorrei che il tempo si bloccasse in questo momento.
Vorrei mettere fine a questo pendolarismo irritante che mi separa dai miei sogni, vorrei tapparmi le orecchie quando nell’aria sento di nuovo quell’accento emiliano che stona sotto questa tettoia estranea alla mia regione.

Ma la realtà è un’altra. Le porte si chiudono, il treno parte.
E’ una scena che ho già visto troppe volte, forse non mi meraviglio nemmeno più.
Mentre il treno parte la sagoma del mio ragazzo si rimpicciolisce fino a scomparire, è già lontano.

Rientro a Bologna. Pioggia.
L’accoglienza non è delle migliori, la temperatura nemmeno.
Tra poco ricomincia la scuola, si riprende la scalata al diploma.

Ricomincio a pensare che ho troppa fretta per tutto, troppa fretta per il diploma, per il ragazzo, per la mia futura famiglia.
E ho paura di accellerare troppo senza cogliere la vera essenza di quello che mi circonda.
Ho paura di vivere tutto d’un fiato e poi, al bisogno, non avere più aria per respirare.

Comunque,
eccomi a casa.

Immenso è l’amore dell’umano donare
piantare una vita in chi deve morire
è il dono più grande che si possa fare.
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