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#7633
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Carissime Lesa ed Euphralia,
ho letto quanto avete scritto e devo dire che siete state molto brave entrambe: avete comunicato benissimo tutta la rabbia che si prova nell’adolescenza, tutta la voglia di sbattere in faccia agli adulti in generale ed ai genitori in particolare la responsabilità della solitudine, delle ansie e degli insuccessi dei ragazzi, così spesso mal supportati ed affiancati da chi si proclama loro difensore. E così l’adolescenza, che potrebbe essere anche un periodo felice, perchè pieno di aspettative, di grandi sogni, di desideri puri, può diventare una prigione dalla quale si sente di poter uscire solo crescendo in fretta per rendersi indipendenti e non aver più bisogno di nessuno, tantomeno degli odiati prevaricatori adulti.
Purtroppo, però, non è che ce ne siamo dimenticati; come dice giustamente Morpheus ci siamo passati anche noi, nello stesso identico modo. Anche la nostra generazione ha provato intensamente la solitudine e l’incomprensione, e il dolore di non sentirsi capito e supportato (e spesso neanche rispettato) soprattutto da chi ci si aspettava che dovesse esserci più vicino e volerci più bene.
Sembra proprio che nessuno ci possa capire, tranne i coetanei. Però tranquille: non sempre è così. Spesso si trova qualcuno che è disponibile a starci vicino, magari dicendoci anche cose che ci sembrano scomode, che ci vengono dette comunque con affetto sincero per aiutarci a riflettere e a crescere, anche se sembrano pronunciate da chi non ha capito proprio niente.
Mi riferisco a quanto scritto da Mapi. Ma lo trovete poi così sbagliato?


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