Disturbi psicosomatici

  • Questo topic ha 6 risposte, 4 partecipanti ed è stato aggiornato l'ultima volta 2 anni, 10 mesi fa da Volontario.
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  • #3485
    Kuze
    Partecipante

    Chiedo venia se questo sarà un post un po’ lungo e confuso, il fatto è che ho le idee confuse anche io. Sono nuovo qui, mi chiamo David ed ho quasi 25 anni. Ho deciso di partire da questa sezione poiché ho altri tipi di problemi riguardanti anche le altre sezioni, come problemi di autostima e dipendenza da alcol. Ho iniziato a soffrire di ansia e attacchi di panico da quando ho circa 12 anni. Ho sempre nutrito molta speranza nelle capacità dell’essere umano per quanto io in realtà sono terrorizzato da esso. Sono stato da psicologi e psichiatri ed ancora oggi, dopo quasi 13 anni dipendo dagli psicofarmaci ed ho delle ricadute abbastanza pesanti. Partendo da disturbi psicosomatici, perdita di peso e ripresa dello stesso in tempi record, disturbi del sonno, disturbi nelle normali attività quotidiane perché il cervello cavalca più veloce della volontà di frenarlo. Non ho passato una vita molto diversa da tanti altri. Non posso permettermi lo psicologo al momento ed ho davvero…davvero bisogno di sfogarmi.. ma non ho nessuno. Tendo ad allontanare tutti perché le uniche 3 cose che mi sono SEMPRE sentito dire sono: sei solo paranoico, ti fai troppi problemi, sei malato di mente. Non credo tali risposte risulterebbero gradevoli a nessuno, sopratutto l’ultima, quando ti vengono dette da coloro che consideri amici/fratelli. Mi rendo perfettamente conto (con la mia parte logica) di fermarmi troppo a pensare ma emotivamente non riesco a controllarlo. Ho costantemente paura di essere ferito, abbandonato, trascurato. Mi sento inutile, mi sento di non avere un senso.

    Vorrei condividere con voi alcune esperienze:
    Quando avevo circa 5-6 anni sono stato molestato sessualmente dal migliore amico di mio fratello. Ne ho parlato in famiglia, nessuno mi ha creduto. Come non si crede mai che il vicino di casa tanto buono e cortese possa un giorno far fuori la famiglia e spararsi in testa.
    Quando avevo 13 anni ho intrapreso una relazione con una ragazza che era un armadio a 6 ante. Premetto che io sono nato biologicamente donna ed ho in seguito intrapreso il percorso per il DIG. E’ stata una relazione distruttiva. Io già pensavo ad una cosa seria mentre lei mi tradiva e abusava di me, mi picchiava, mi controllava, mi minacciava. Fortunatamente 6 anni dopo la mia prigionia ha avuto fine.
    Il bullismo.. non ne parliamo. Da quando avevo 9 anni sono sempre stato preso di mira: perché ero basso, perché presentavo una peluria più scura sulle braccia, perché preferivo disegnare piuttosto che parlare, perché non avevo il fidanzatino. Solite cose da bimbi piccoli. Fino alle superiori dove facevano di tutto per mettermi in condizioni di essere picchiato e minacciato dalla mia ex (avevo espressamente pregato i miei compagni di non parlarmi quando lei stava fuori dalla mia classe. Stava 6 ore là fuori, sul suo motorino, a scrutarmi per tutto il tempo, minacciandomi se non le rispondevo ai messaggi al telefono mentre non avrei voluto usarlo perché ero a lezione e rischiavo anche la sospensione). Ma, questo a parte, lo abbiamo subito tutti, in un modo o nell’altro.
    Ho provato a cercare un rifugio nel Buddismo, di cui mia mamma è praticante dal 1982. La corrente di buddismo alla quale mi sono avvicinato, diversamente da ciò che si dice spesso in giro, è più un percorso introspettivo sulla natura delle emozioni umane. Ed io, essendo appassionato di psicologia, sono rimasto affascinato. Ma, purtroppo, dove c’è religione viene chiesta la fede. Ed io non sono un soggetto che riesce ad avere fede. Con questo non voglio far prevalere ne offendere alcun tipo di credo, sono completamente neutro sull’argomento, basta che le persone stiano bene trovando la loro personale strada.
    In ogni caso, ho due fratelli maggiori che fanno parte dei “ti fai troppi problemi”. I miei genitori sono presi dalle loro cose: mio padre è ludopatico e mia mamma è iperattiva, sempre al lavoro e sempre con molte cose da fare e non me la sento di parlare con loro attualmente. L’ho fatto sempre ma si finiva sempre con la perdita di interesse e col solito “ti fai troppi problemi”.
    Ho avuto conquiste, momenti belli. Però non riesco ad essere felice.
    Attualmente ad esempio ho una relazione da circa 5 mesi con un uomo che ha 19 anni più di me. Questo mi rende felice, mi da la spinta per cercare qualcosa da fare, come costruire dei doni (mi piacciono l’arte e l’artigianato), ha risvegliato in me una parte di quella creatività sopita dalla depressione. Però mi rendo contro di avere una persona accanto con la quale non poter parlare. Lui stesso mi ha detto chiaro e tondo che non tollera chi si fa problemi senza agire, chi non riesce a risolversi i problemi da solo. Si vanta di essere bugiardo patologico per pararsi il didietro e di occultare come il mago houdini ogni prova possibile. Non è un buon curriculum.

    Insomma, dopo tutto questo monologo (scusatemi…) il succo è che vivo costantemente nell’ansia di essere abbandonato, ferito… ho un grosso problema nel distacco delle emozioni e nell’associarle alla logica… come faccio a controllare le mie emozioni senza farmi prendere da tachicardia, vomito ed extrasistole ogni giorno? Sono stanco e non ho più voglia di fare niente. Mi basta una parola o una mancata attenzione per lasciarmi inerme senza energie e vivo nell’apatia. L’unica cosa che ultimamente mi da gioia è solo quando il mio ragazzo alcune volte mi da attenzioni (cosa non molto frequente). Sono stanco delle dipendenze affettive e di vedere tutto il mondo come un orda di squali opportunisti ponti a spolparmi perché, dentro di me, so che non è così. Ho bisogno di aiuto, non voglio tornare a dipendere da psicofarmaci e a dormire tutti i giorni.

    Grazie in anticipo a chi leggerà, chiedo nuovamente scusa per la confusione di tutto questo poema e per la lunghezza.

    #34886
    Volontario
    Moderatore

    ciao David !

    Certo che di difficolta’ nella tua vita ne hai attraversate tante, e pensiamo che sia bene riconoscerlo e non minimizzare .
    Semplicemente perche’ pensiamo che con la nostra storia bisogna pian piano farci i conti, e partire per crescere,per lavorarci, per accoglierla, per comprendersi e per volersi bene!

    Questo e’ quello che pensiamo noi , e tu ‘ ? che ne pensi ?

    La tua lettera e’ veramente densa di cose importanti, ci parli di :”un abuso sessuale quando avevi solo 5… 6 anni”, problemi di autostima, dipendenza da alcol, attacchi di panico da quando avevi 12 anni, e tanto altro….

    …..riusciamo solo ad immaginare la fatica, il peso , la grande sofferenza che tutto cio’ comporta, ed a cui in qualche modo hai dovuto rispondere !
    Come hai fatto?
    Ti va di raccontarci ancora qualcosa?

    E poi ,scusa l’ignoranza, ci hai scritto che ad un certo punto della tua vita hai intrapreso un percorso DIG ?
    Ci potresti spiegare un po’ meglio, se ti va, quale e’ stato il tuo percorso?

    attendiamo tue notizie
    un caro saluto


    #34887
    Volontario
    Moderatore

    ciao!
    per favore scrivici i post in una sola categoria.
    grazie!
    CIAO


    #34907
    Kuze
    Partecipante

    Intanto buonasera e grazie infinite per la risposta e per l’attenzione.

    Per non aprire un altro post in una categoria risponderò qua, sperando di fare la cosa giusta, così da rimanere legato al mio stesso messaggio precedente.

    Citando parte della sua risposta: “Pensiamo che sia bene riconoscerlo e non minimizzare.
    Semplicemente perché pensiamo che con la nostra storia bisogna pian piano farci i conti, e partire per crescere,per lavorarci, per accoglierla, per comprendersi e per volersi bene!”

    Sono dell’idea che ognuno vive le diverse situazioni su un livello puramente personale e mi trovo completamente d’accordo con ciò che ha scritto. In fin dei conti, a parer mio, la nostra persona è composta da “la nostra tendenza personale” + “il magazzino dei nostri ricordi e dei nostri vissuti”, più o meno, semplificato.

    Non so bene come rispondere al “come ho fatto ad affrontare”… penso che sia già tanto che non mi sia partito del tutto il cervello e che non mi è preso un attacco di cuore da quanti attacchi di panico ho avuto AHAHAH

    Posso raccontare come ho potuto affrontare queste cose e come ancora oggi tutto questo, ahimè, si ripercuote sulla qualità della mia vita quotidiana.

    Premetto che sono una persona altamente sensibile emotivamente, molto ignorante su tantissimi argomenti, un creativo che inizia e non porta mai a fine, abbastanza buono e ingenuo da essere una specie di pesce lesso ambulante. Questo è giusto per capire come, chi potrebbe rivedersi in questa descrizione, potrebbe non aver reagito allo stesso modo.

    Parto dall’abuso che ho subito quando avevo 5-6 anni.
    L’amico di mio fratello, Daniele (non citerò il cognome per motivi di privacy), ricordo che aveva un sacco di videogiochi, passione che condividevo personalmente con mio fratello maggiore. Abita al piano terra del mio stesso palazzo, da sempre. Ricordo che scesi e suonai al suo campanello per sapere se mio fratello fosse da lui, era ora di cena. Mio fratello ovviamente non c’era, era andato da un altro amico sempre nello stesso rione, quindi mi invitò ad entrare ad aspettarlo e, nel frattempo, a giocare con i videogiochi. Non ha mai consumato un rapporto completo… ma ricordo molto bene che mi faceva sedere sulle sue gambe mentre giocavo al sega mega drive, mentre lui mi toccava. Più di una volta cercavo di dimenarmi, mi sentivo a disagio, non capivo cosa stesse succedendo, ma lui mi diceva di non divincolarmi, che non stava facendo niente di male. Ricordo che quando lo faceva aveva chiaramente un erezione, la sentivo dietro di me, cosa che comunque ho capito crescendo.. non avevo la cognizione di niente a quell’età. Da quella prima volta spesso era lui a venire a suonare alla nostra porta e ad invitarmi ad andare a casa sua a “giocare”. Mi aveva fatto promettere che non avrei detto niente a nessuno e che era un segreto. Questa cosa ha proseguito per qualche mese, fino a che non smise fortunatamente da un giorno all’altro. Avevo iniziato ad avere paura di questa persona, non capendo il perché di tutta questa atmosfera strana.
    Crescendo, all’età di 13 anni (praticamente durante la scuola media), oltre alle normali lezioni di storia, italiano, matematica ecc, nel programma c’era anche un ora di educazione sessuale, una volta a settimana. Da lì capii cos’era successo, cosa aveva significato tutto quello che successe anni prima.
    Ricordo che lo raccontai a mia madre per prima, poi a mio padre e a mio fratello. Non mi hanno mai creduto. Lui ha 12 anni più di me. Qualche anno dopo la mia scoperta ebbe un “incidente” in uno studio medico, dove gli dissero che aveva sicuramente l’HIV. Da quel momento ha perso completamente la testa, tanto che di notte più volte lo abbiamo sentito correre su e giù per le scale del palazzo, gridando che non voleva morire e più volte la guardia medica è dovuta intervenire. Per farla in breve gli si è fritto il cervello a causa di un trauma abbastanza forte, anche se alla fine della fiera non era vero ciò che gli era stato riferito e sono anche finiti in tribunale con questo medico.
    Ad oggi lo incontro giù, nel cortile di casa, di tanto in tanto. Lo incrocio quando esco di casa o quando faccio rientro. Saluto, per cortesia, comportandomi come con chiunque altro come se niente fosse successo. E’ un vegetale ambulante. Non ho dimenticato ciò che è successo, non credo lo dimenticherò mai. L’ho evitato per tanti anni, quando sentivo la sua voce in fondo alle scale richiudevo immediatamente la porta di casa. Non volevo incrociarlo. Finché un giorno mi sono fatto forza e mi sono detto “ora non può più farti niente”. Non avevo più 6 anni e avevo la completa concezione di tutto ciò che poteva succedere. Poi, caso vuole che gli è successo ciò che gli è successo, forse (direbbe qualcuno) è stato il Karma.

    Per rispondere alla domanda del DIG, in termini medici si chiama “disforia identità di genere”. In parole spicciole, sono nato biologicamente donna e sto facendo il percorso di riassegnazione per diventare uomo, tramite terapie ormonali e future operazioni. Sono ciò che viene definito “un Transessuale”.

    Per quanto riguarda la mia prima relazione amorosa che è stata con una ragazza, Evelin, quella credo sia la cosa che mi ha segnato più di tutte. Qualcuno si chiederà “ma come? quando avevi 6 anni hai subito abusi sessuali e una relazione andata male è peggiore di questo?” la mia risposta è SI. Un milione di volte peggio. Non credo ci sia una ferita più dolorosa se non quella inferta dalla persona di cui ti fidi di più al mondo. Anche perché, ripeto, da piccolo non avevo idea di cosa stesse succedendo realmente.
    Conobbi questa ragazza per la stessa passione per i fumetti in fumetteria a fine novembre del 2008. Diventammo amici praticamente da subito. Il 23 gennaio 2009 un automobile mi stirò sulle strisce pedonali mentre tornavo dal dentista e sono stato a casa per 2 mesi, non sapendo se sarei tornato a camminare poiché l’urto al bacino era stato abbastanza forte. Per fortuna quella Yaris si fermo a 20 cm dal mio cranio. Con tutto questo.. ricordo che persi la testa per lei quando, a febbraio, ci fu un mezzo alluvione nella mia città e lei, nonostante le condizioni climatiche da fine del mondo, prese su il suo motorino e venne comunque a trovarmi per stare con me, quando invece amici che abitavano nel palazzo accanto non si scomodarono neanche per una mera telefonata di 3 minuti. Da lì boh, ci vidi come una dea della salvezza, che ne so.
    All’inizio tutto rosa e fiori, il tempo giusto che servì a cadere nel limbo del “senza questa persona non vivo”. Futile credenza di un tredicenne che vive “la prima storia” ovviamente.
    Poco tempo dopo iniziò l’inferno. Aveva una famiglia scomposta, adornata da dipendenza da alcol, tossicodipendenza, parenti che entravano e uscivano dalla galera con nipotini piccoli che venivano sballottati da una casa all’altra senza vedere i genitori per anni.
    Forse sono sempre stato troppo comprensivo, o tonto, o ho giustificato troppo.
    Era di umore molto variabile, passava dalla dolcezza e a cercarmi costantemente alla completa mancanza di interesse nei miei confronti o nel vedermi. Esempio, si stava insieme un paio di giorni tutti pucci pucci e al terzo giorno smetteva di chiamarmi o rispondermi per giorni oppure mi rispondeva scocciata che voleva rimanere sola e che non le mancavo affatto e smetteva di cercarmi per settimane. Mi ha tradito più volte, circa 7, e me lo diceva, io lo sapevo. Ed ero talmente scemo che mi incolpavo di non saperle dare ciò di cui aveva probabilmente bisogno. Quando capii che ero completamente alla sua mercé allora si che iniziò il peggio…

    Iniziò a prendere il completo controllo della mia vita ed io avevo veramente paura e voglia di morire. Ci ho pensato tante volte, mi arrampicavo in cima alle scogliere, ma come potete notare dal fatto che sono ancora qua a scrivervi, non ho concluso niente. Credevo nella speranza che un giorno tutto questo sarebbe finito e che la mia vita era un dono prezioso, come mi hanno sempre i miei genitori.

    Intanto lei non accettava che uscissi neanche con i miei genitori per andare a fare la spesa, mi isolò dal mondo, mi controllava i soldi nel portafogli per accertarsi che non fossi uscito neanche a prendere un pacchetto di patatine, mi controllava i minuti e i messaggi nel telefono confrontandoli con quelli che avevo spedito e ricevuto dal suo cellulare, faceva forca a scuola senza dirmi niente e stava 6 ore fuori dalla finestra della mia classe sul suo motorino a controllare che io non rivolgessi la parola a nessuno, quando camminavamo per strada dovevo guardare a terra senza incrociare lo sguardo di anima viva, mi controllava il vestiario.. che non ci fosse roba troppo “appariscente”, ovvero con disegni particolarmente colorati o nomi di band che andavano al momento altrimenti avrei “attirato l’attenzione delle persone” che sarebbero venute a parlarmi di queste cose e lei non voleva che nessuno mi parlasse. Avrei potuto dire no e basta.. ma le parole non possono niente a chi usa le mani per farti tacere. Ancora oggi porto addosso le cicatrici delle sue ire. I miei compagni di classe, omofobi, si organizzavano appositamente a parlarmi solo quando lei c’era, scatenando così la sua rabbia.. contro di me. Ogni cosa pareva essere solo colpa mia. Addirittura mi disse che ero una persona schifosa e che avevo i segreti con lei perché iniziai ad andare da uno psicologo, che avevo bisogno di parlare con qualcuno che non fosse lei perché le stavo tramando qualcosa alle spalle. I miei genitori non sapevano niente, avevo paura di deluderli. Ricordo bene che una volta, a 14 anni, le chiesi “se fossi un maschio mi vorresti lo stesso?”, ma non potei fare domanda più sbagliata. Mi evitò per molto tempo e mi minacciò. Da lì ho represso la mia vera natura fino all’età di 19 anni, quando PER FORTUNA (che in quel momento non riuscii a capire e caddi ancora di più nella depressione) mi lasciò. Mi mandò un messaggio una sera dopo diversi giorni che non ci vedevamo, dicendomi che le ero venuto a noia e che voleva chiuderla lì, così, dopo 6 anni. Capii dopo che lo fece perchè aveva già trovato un rimpiazzo più interessante.

    Nel 2013 mio padre fu operato d’urgenza al San Raffaele di milano per un aneurisma toraco-addominale. Lei mi stette “vicino” il giusto fino a che non mi arrivò la telefonata di mia madre che era uscito dalla sala operatoria ed era apparentemente fuori pericolo, ma non del tutto. Così mi lasciò, senza preavviso. Ed io vidi l’unica che persona che avevo visto e con la quale avevo parlato in quei 6 lunghi anni andarsene. Mi sono sentito come un bambino piccolo senza risorse per sopravvivere che viene abbandonato dalla madre in mezzo a una foresta piena di belve pronte a sbranarlo. Mi sentivo perso, totalmente.
    Fu tutto merito di mia madre che contattò dei miei amici d’infanzia e li pregò di strapparmi via da casa. Non mangiavo, non dormivo, piangevo tutto il giorno perché avevo paura di morire. Attraversai un periodo di ipocondria molto pesante e da lì iniziò la mia dipendenza dagli psicofarmaci.

    Lei si ripresentò un paio di mesi dopo dicendomi che sapeva con chi ero e dov’ero. Mi seguiva. Quando stavo lentamente per calmarmi il panico riprese possesso di me. Mi graffiò tutta la porta di casa, incise sull’ascensore di casa mia “Muori tro..” e continuava a chiamarmi tantissime volte durante il giorno e a mandarmi messaggi minatori. Un giorno intervenne mia sorella maggiore dopo un mese che questa storia continuava e da lì tutto si placò. Finalmente Evelin, da allora, divenne solo un incubo lontano.

    Ci uscii di nuovo, alla fine del 2017, dopo svariate volte che mi ricontattava col profilo della sua ex ragazza. Mi diceva che sapeva che stavo frequentando l’arcigay e il centro Transgenere di Torre del Lago e che era “felice” per me, e voleva parlarmi.
    Dopo tanti attacchi di panico quando la vedevo da lontano in centro città decisi che dovevo affrontare l’oggetto del mio dolore e delle mie paure. Non perché me lo chiese lei ma perché credo fosse arrivato il momento di farle vedere che io non avrei più avuto paura.
    Ci uscii una sera, vennero sotto casa mia lei e la sua ex, come se niente fosse. Guardavo sia lei che la sua nuova ragazza negli occhi, senza paura, mi sentivo emotivamente impenetrabile e pronto a ribattere su qualsiasi cosa potesse dirmi. Invece mi sorpresi vedendo che lei non riusciva a tenere lo sguardo. Con la sua ex ragazza siamo ancora ad oggi amici e siamo andati d’accordo fin da subito. Anche lei, in maniera più leggera, ha passato quello che ho passato io.
    Pensate che, quando Evelin la lasciò, venne a cercare ME per starle vicino.

    Ero felice di poter aiutare una persona che avevo passato ciò che avevo passato io. Era un po’ come aiutare me stesso del passato.

    Nello stesso anno, nel 2017, a Gennaio, iniziai il percorso di transizione al centro Trans-genere di Torre del Lago Puccini come ho citato sopra. E’ stata una cosa molto lunga ma, dopo 2 anni di sedute psicologiche e psichiatriche mirate, ho finalmente iniziato la terapia ormonale per raggiungere il mio obiettivo. Quantomeno questo.

    Non nascondo però, anche se ho affrontato queste e altre piccole cose di rilievo, che ho avuto questi momenti di buio totale. Ho sofferto di dipendenza da alcol per circa un anno. Non passava sera che non bevevo bicchieri e bicchieri di amaro fino a perdere i sensi. Proprio come mi capita adesso (mooooolto meno di frequente comunque) mi sentivo privo di senso, privo di stimoli, di scopi. Stordirmi, bere, era l’unica cosa che mi aiutava a dormire e a non pensare. Sono stato seguito anche su questo. Chiesi espressamente aiuto alla psichiatra e alla mia famiglia affinché mi tenessero d’occhio. Adesso quella dipendenza non la ho più, fortunatamente.

    Chiedo scusa per il papiro. Ho scritto veramente tanto.
    Attendendo una risposta vi mando i miei più calorosi saluti.

    #34917
    Volontario
    Moderatore

    Caro David,

    grazie per il racconto che hai fatto di te stesso e delle tue esperienze :-)

    Nè i tuoi post, nè le tue idee sembrano confuse, al contrario ti esprimi con grande chiarezza, hai una visione lucida e sicuramente il tuo talento artistico si riflette anche nella scrittura.

    Ci hai parlato del tuo interesse per la psicologia e per il buddismo e pensiamo che la tua curiosità, insieme alla lucidità, siano qualità indispensabili per imparare a conoscere il tuo mondo interiore e ad analizzare le tue emozioni. Questo è il primo passo per arrivare poi a gestirle e a trovare un equilibrio.

    Riguardo alla relazione con gli altri hai fatto riferimento alla tua tendenza ad isolarti per paura di non essere preso sul serio e compreso, oltre alla paura di venire usato, addirittura “divorato”.
    Considerando le esperienze che hai vissuto ci sembrano paure del tutto comprensibili e per la stessa ragione è eccezionale che una parte di te abbia conservato la fiducia nel prossimo, la “speranza nelle capacità dell’essere umano” e l’altruismo che hai dimostrato, per esempio, verso quella ragazza che si è trovata a vivere la tua stessa situazione con Evelin.

    Sorprendente è anche il tuo coraggio, che ti ha fatto superare la paura del vicino di casa dicendo a te stesso “ora non può più farti niente” e che ti ha permesso di affrontare la tua ex ragazza guardandola negli occhi.

    Tutto questo mostra che possiedi forza e attitudine al cambiamento, strumenti che ancora non sai come utilizzare, ma che certamente possiedi.

    Secondo la tua esperienza gli altri sono in diritto di fare di te ciò che vogliono e le attenzioni che ricevi sono l’unica cosa che ti fa credere di avere un senso.
    Come potresti “rieducare” la tua mente sostituendo questi convincimenti con altri? In che modo vorresti vivere la tua vita, come la desideri? Di quali nuove esperienze andresti alla ricerca?

    Ci piacerebbe sapere qualcosa di più sulla tua vita di oggi, come passi le giornate, chi frequenti, come ti senti, che tipo di attività ami fare..tutto quello che hai voglia di raccontarci! 😆

    A presto, un abbraccio e tanti sorrisi! :-) :-) :-)


    #34926
    Kuze
    Partecipante

    Grazie per la risposta e grazie per tutti i complimenti che mi avete fatto, apprezzo tanto. Però, come si dice, nella vita o bevi o affoghi ahahah.

    “Come potresti “rieducare” la tua mente sostituendo questi convincimenti con altri? In che modo vorresti vivere la tua vita, come la desideri? Di quali nuove esperienze andresti alla ricerca?”

    Io davvero non so come rispondere a queste domande.. sopratutto alla prima. Non ne ho idea.

    Ad oggi mi dedico molto alla mia famiglia, mi presto come pet-sitter così da unire la mia passione per gli animali ad un modo per arrotondare e poter essere un minimo indipendente dai miei, vivo nell’attesa nelle settimane di poter vedere il mio ragazzo e passo le giornate su social come instagram o whatsapp a messaggiare con lui e, quando può, sentendolo per chiamata. Come avete scritto “Secondo la tua esperienza gli altri sono in diritto di fare di te ciò che vogliono e le attenzioni che ricevi sono l’unica cosa che ti fa credere di avere un senso.” è esattamente così. In particolar modo ultimamente sono le attenzioni del ragazzo che sto frequentando che mi fanno sentire di avere un senso, come lo è stato quando avevo amici molto stretti che vedevo tutti i giorni o altre due brevi relazioni che ho avuto in passato.

    Credo di avere una grossa dipendenza affettiva.
    Non so se sia più un bene o un male. In questa.. situazione, questo mio sentire, è semplicemente ciò che sono. Forse è l’unica finestra che adesso mi fa avere la dedizione nel dedicarmi alle persone che amo a 360°. Però c’è il risvolto della medaglia, ovviamente, ovvero che ad ogni minima mancata attenzione, anche per le cose più “superflue”, mi sento morire dentro, mi sento tradito, abbandonato, mi crolla il mondo addosso in un istante. Tornano il buio, il panico, i crampi allo stomaco.
    Così come basta un secondo per farmi sentire di avere un senso quando mi viene detta una parola dolce da lui. Non so come gestire le mie emozioni.
    Tutti proviamo gioia, tristezza, entusiasmo, tutti. Però non riesco a capire: o le persone sono veramente brave a gestire le loro emozioni e a mascherarle o sono io che ho qualcosa che non funziona. Spesso mi chiedo se ho seri problemi di testa o a livello chimico, non capisco. Mi sento travolto dalle emozioni come un maremoto, ogni volta, più dalle emozioni negative che da quelle positive. Non che quelle positive non mi colpiscono, ci mancherebbe, ma sono sempre sul chi va là che possa succedere qualcosa che mi uccide dentro da un momento all’altro.

    Non so bene come cavarci le gambe. So che, se cadrò, mi rialzerò ancora. Non posso fare altro finché sono in vita. Ma concentrandomi bene su questo momento e su come vivo adesso credo di dover trovare una soluzione prima di farmi venire un aneurisma anche io su cose che probabilmente potrei gestire con emozioni meno “esplosive”.

    A risentirci e a presto, come sempre, grazie per la Vostra attenzione. :-) :-)

    #34938
    Volontario
    Moderatore

    Caro Kuze
    tu ci chiedi come fanno gli altri a gestire il flusso tremendo delle emozioni. Beh, non tutti vivono sempre perennemente travolti da violente emozioni. B)
    Solitamente la fase delle “grandi emozioni” è per tutti l’adolescenza, che nella nostra società si protrae ora fin verso i 30 anni. Però diciamo che essere in preda a costanti e forti emozioni non è affatto una condizione necessaria e inevitabile neanche in gioventù. Molti tuoi coetanei vivono meno emozioni di te, pur avendo una vita interiore ricca e variegata perchè riescono a vivere con migliore equilibrio. Chiediamoci, come mai tu sei così preda di queste emozioni che ti dilaniano? Certo, le tue esperienze di vita così particolari che ti hanno segnato, hanno certamente formato un “binario” psicologico, una propensione alla sofferenza. Però ci potrebbe essere anche una sorta di componente volontaria? Intendiamo, è tutta la vita che tu – più o meno consciamente – “nutri”, fai crescere dentro di te le emozioni, la loro importanza, la loro violenza, le tematizzi, le vivi in un inseguirsi di sali-scendi come sulle montagne russe, a seconda che le emozioni siano positive o negative. Sei (stato) anche ipocondriaco, giusto? Diciamo che potrebbe essere diventata un’abitudine (inconscia) o un moto automatico delle tue sinapsi darti questi continui e forti segnali. Forse è addirittura diventato un bisogno…?
    Ci sbagliamo se pensiamo che per te l’emozione anche negativa sia diventata centrale perchè ti dà quel senso di esistere (se soffro, sono vivo) che è sempre meglio di niente? Quando “soffri” (a tuo stesso dire in modo “esagerato”) per ogni piccola mancanza di riguardo o di attenzione nei tuoi confronti, quando tu ti prodighi per la tua famiglia, non potrebbe essere in fondo un po’ consolatorio? Non potrebbe essere che tu per le circostanze della tua vita abbia assorbito un modello affettivo del tipo “soffro quindi amo?”
    Ovviamente non vogliamo fare gli psicologi, ma solo cercare di capire un po’ meglio questa tua attitudine, predisposizione alle “emozioni estreme”. Quindi, se sbagliamo, perdonaci e aiutaci a farci la giusta idea!

    E poi vorremmo invitarti ad ascoltare questo breve estratto di un conferenziere molto bravo competente e generoso, che spiega alcuni piccoli e semplici trucchetti per tenere l’ansia, l’emozione, la paura sotto controllo nel “qui e ora”. Senza la tua collaborazione nulla può cambiare di quello che è, ma con la tua collaborazione tutto può essere diverso! Prova a fare qualcuno di questi esercizi alle prime ondate emotive e poi dicci come è andata!
    Vincere le emozioni si può benissimo, ci sono metodi e questi sono validissimi, non pensare che siano banalità. Noi umani moderni abbiamo una mente talmente fuori controllo che non ci è possibile tenerla sgombra per più di qualche secondo prima che nuovi pensieri affollino la nostra attenzione e riprendano il controllo sulla “nostra mente”. Fare esercizi di questo tipo, ma ce ne sono tantissimi, è importantissimo per tutti nelle fasi in cui ci sentiamo inquieti, ansiosi, in cui la nostra mente non ci dà un attimo di tregua. Fare yoga, arti marziali, meditazione su base regolare, aiutano tantissimo l’equilibrio interiore e l’armonia. Ma prima di sognare lo yoga, vedi almeno che ne pensi e se sei disposto a provare questi semplici ma efficacissimi “trucchetti” senza demordere dopo i primi 7 secondi o 2 minuti :P ma andando avanti fino a che serve! senza paura di perdere la concentrazione e riprendendola appena ci si accorge di averla persa senza arrabbiarsi e senza mortificarsi. siamo tutti conciati così, non riusciamo a tenere “vuota” la mente ed “essere” vivi lo stesso. è una facoltà che tutti avevamo da bambini e che abbiamo perso a causa degli errori del sistema educativo al quale siamo tutti sottoposti e che condizionano in negativo arrivando a limitare seriamente la nostra vita.
    https://www.youtube.com/watch?v=JuzlD7XeJyQ
    Ci farai sapere se sei riuscito a praticare questi esercizi? Ti è piaciuta l’idea di poter accendere la dinamo delle emozioni positive?

    Noi ti aspettiamo! :)


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