Mi sento un vuoto a perdere

  • Questo topic ha 3 risposte, 2 partecipanti ed è stato aggiornato l'ultima volta 4 giorni, 18 ore fa da addiana.
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  • #2904
    Bennie
    Partecipante

    Forse vi chiederete cosa vuol dire “ un vuoto a perdere”, be’ potrei anche dire che mi sento come se stessi facendo acqua da tutte le parti, un colabrodo insomma, ma non mi sembra che calzino la mia situazione o come mi sento.
    Ho rivisto che è il titolo di una canzone di Noemi, canzone che mi ha sempre fatto sempre sentire come se stesse parlando in parte della mia vita, ma quando ho aperto il post mi ero dimenticata della sua esistenza, inconsciamente qualcosa è rimasto sempre però, ergo il titolo del post.
    Comunque…
    Il fatto è che da dicembre sono rimasta senza più nessun genitore, mio padre è venuto a mancare per un malessere improvviso, mentre era al cinema e da quel giorno sono dovuta diventare un’adulta, anche se circa 10 gg dopo ho compiuto trent’anni e molti a quell’età già sono indipendenti e autosufficienti da tempo, anche con entrambi i genitori in vita.
    Mio padre era un uomo fantastico, intelligente, colto, spiritoso, socievole con tutti e con svariati interessi e sapeva fare praticamente ogni cosa o comunque sapeva sbrigarsela comunque anche se non lo sapeva.
    Io? Sono praticamente il suo opposto…
    A volte penso che quando si è abituati a fare tutto da soli, come lo era mio padre, ancor di più dopo la morte di mia madre nel 2016, forse non sai come includere tua figlia nelle vostre cose, con le migliori intenzioni per proteggerla e sgravarla da vari pensieri certo, ma a lungo andare che effetto ha avuto? D’altro canto con un padre come il mio credo che avrei potuto mostrare più interesse e rendermi più disponibile probabilmente. Chiamiamola essere una viziata figlia unica o semplicemente pigrizia, ma ciò non toglie che se mi avesse chiesto di fare qualsiasi cosa, anche se all’inizio sarei stata un po’ restia per timidezza e soprattutto per ignoranza, anche con il rischio di sbagliare, l’avrei fatta. Lui invece aveva più una mentalità del “lei non lo sa fare allora lo faccio io”, poi un giorno le spiego come si fa…
    Inutile dire che quel giorno non è mai arrivato per un sacco di cose…

    #36471
    Bennie
    Partecipante

    Ho affrontato entrambi i tipi di perdita, quella lunga e logorante con mia madre e quella improvvisa di mio padre ed entrambe hanno avuto lo stesso straziante potere distruttivo su di me e affronto ogni giorno il vuoto e la solitudine che hanno lasciato nella mia vita, anche se credo che loro comunque veglino sempre su di me.
    Adesso mi sento una nave alla deriva, in balia di tante diverse correnti, che cambiano tra loro, si alternano incessantemente senza rallentare la loro pressione su di me.
    E io vorrei solo essere forte e capace come lo era mio papà, che non mollava mai e riusciva in ogni obiettivo che si prefissava.
    Invece mi sento sempre stanca, quasi senza fiato, oppressa, senza animo, vedo la mia casa e la mia vita diventare un riflesso di come mi sento: una discarica caotica e disorganizzata. Per quanto veda e sappia quello che dovrei fare per migliorare non riesco a trovare mai la motivazione, la dedizione per agire.
    È un circolo vizioso, più non faccio qualcosa più la lista si allunga e più non voglio fare nulla fino a quando non posso farne a meno in alcuni casi. Anche se cerco la solitudine per staccare da tutto e tutti, alla fine non mi fa stare bene neanche quella, mi fa stare solo peggio il più delle volte.
    Ormai finisco per addormentarmi solo fino a quando non ce la faccio più a tenere gli occhi aperti, perché queste ore tra un giorno e l’altro sono quelle che sento davvero mie, in cui nessuno può darmi altro a cui pensare, altre cose da fare; solo io potrei, ma non l’ho mai fatto…
    Faccio il bucato, lo stendo, lo ritiro, lo piego anche il più delle volte, ma poi non lo poso nell’armadio, in parte perché anche quello avrebbe bisogno di una bella ordinata, in parte perché mi dico che tanto finirò per utilizzarli presto.
    La mattina è il momento più brutto, quando so che ho svariate cose, che dovrei fare: rendere migliore e accogliente la casa, passeggiare la mia cagnolina, studiare, pensare alla contabilità e ad altre mondanità, ma i pensieri che vincono quasi sempre sono “ non lo voglio fare” o “ poi lo faccio”.
    Quasi sempre mi sento anche inadeguata, stupida, lenta, come se potessi solo continuare ad essere in un limbo, ad essere una perdente. Non c’è nessuno scatto dentro di me la maggior parte del tempo e se c’è, è così flebile che si esaurisce in poco tempo.
    Mi sento come ai piedi dell’ Everest, prima dell’inizio della salita, ma già senza forze prima ancora di partire.
    Ho sentito dire che non bisogna aspettare il cambiamento, ma esserlo o comunque costruirlo, ma non sento di avere i mezzi per farlo.
    Trascorro ormai da circa 4 mesi gran parte delle mie giornate con la famiglia del mio ragazzo, mangio e passo il tempo con loro, ma incomincia a pesarmi anche questo, mi sento un ospite, una noia per loro, un di più.
    Mi sento ansiosa verso tutto quello che mi accade, non ho mai avuto attacchi di panico, però ad un certo punto non ce la faccio più e piango pensando a tutti i miei difetti, a quello che non riesco ad essere e quello che sbaglio, come ad esempio stamattina, quando ho iniziato a scrivere questo post, perché sentivo la necessità di buttare fuori tutta la negatività, tutti i problemi che ho e condividerli con qualcuno.
    Adesso la mia vita sotto molti aspetti è peggiore di quanto non sia mai stata, ma ho sempre avuto questo tipo di pensieri, questo modo di vivere, adesso quello che è accaduto a dicembre li ha peggiorati e non so come cambiare, se posso cambiare.
    Ho paura di non riuscire e che tutto peggiorerà sempre di più e non sarò mai soddisfatta di me stessa e della mia vita, che i miei sogni, i miei obiettivi rimangano sempre lontani, fermi in un punto che non è mai più vicino.

    #36522
    addiana
    Partecipante

    Cara Bennie ciao e benvenuta sul forum del Sorriso.
    Scusa se abbiamo impiegato tanto a rispondere ai tuoi messaggi, ma abbiamo avuto il forum in ristrutturazione e quando tornerai a scrivere dovrai cambiare la password.

    Hai una storia veramente difficile, perdere entrambi i genitori così da giovane è un’esperienza terribile. Ci possiamo solo immaginare il tuo stato d’animo e le 1000 complessità del vederti cadere addosso tutta la gestione della tua vita, della casa, le organizzazioni ecc.

    E’ una cosa buona che tu abbia potuto appoggiarti per questi primi mesi alla famiglia del tuo ragazzo, che – ci immaginiamo – avrà fatto del suo meglio per supportarti materialmente e con affetto in questo periodo doloroso e difficile.

    E’ giusto anche che tu ora ti ponga il problema di tornare più stabilmente a casa tua e riprendere a governare la tua casa e la tua vita in modo migliore.
    Ti possiamo chiedere: ma altri familiari non ne hai? Nonni, zii, cugini un po’ più grandi? Ci è venuto in mente che se qualcuno dei tuoi familiari potesse aiutarti per un periodo a “riavviare il meccanismo”, tutto ti sarebbe più facile. Ti viene in mente qualcuno che avrebbe la possibilità e il tempo materiale per darti un supporto per (magari) 2 o 3 settimane, aiutandoti a riprendere il controllo della casa e metterti quindi in condizioni di doverla poi solo “mantenere”?

    Torna presto a scriverci, che anche se non avessi familiari vicini possiamo continuare a pensare insieme a cosa ti potrebbe essere utile in questo momento.

    Un caro abbraccio e a presto!

    #36523
    addiana
    Partecipante

    Cara Bennie ciao e benvenuta sul forum del Sorriso.
    Scusa se abbiamo impiegato tanto a rispondere ai tuoi messaggi, ma abbiamo avuto il forum in ristrutturazione e quando tornerai a scrivere dovrai cambiare la password.

    Hai una storia veramente difficile, perdere entrambi i genitori così da giovane è un’esperienza terribile. Ci possiamo solo immaginare il tuo stato d’animo e le 1000 complessità del vederti cadere addosso tutta la gestione della tua vita, della casa, le organizzazioni ecc.

    E’ una cosa buona che tu abbia potuto appoggiarti per questi primi mesi alla famiglia del tuo ragazzo, che – ci immaginiamo – avrà fatto del suo meglio per supportarti materialmente e con affetto in questo periodo doloroso e difficile.

    E’ giusto anche che tu ora ti ponga il problema di tornare più stabilmente a casa tua e riprendere a governare la tua casa e la tua vita in modo migliore.
    Ti possiamo chiedere: ma altri familiari non ne hai? Nonni, zii, cugini un po’ più grandi? Ci è venuto in mente che se qualcuno dei tuoi familiari potesse aiutarti per un periodo a “riavviare il meccanismo”, tutto ti sarebbe più facile. Ti viene in mente qualcuno che avrebbe la possibilità e il tempo materiale per darti un supporto per (magari) 2 o 3 settimane, aiutandoti a riprendere il controllo della casa e metterti quindi in condizioni di doverla poi solo “mantenere”?

    Torna presto a scriverci, che anche se non avessi familiari vicini possiamo continuare a pensare insieme a cosa ti potrebbe essere utile in questo momento.

    Un caro abbraccio e a presto!

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