Tristezza

  • Questo topic ha 3 risposte, 3 partecipanti ed è stato aggiornato l'ultima volta 2 anni, 2 mesi fa da Volontario.
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  • #3538
    Matita
    Partecipante

    Salve. Da anni ormai va avanti questa situazione, mi sento costantemente triste, non ho memoria di aver passato un giorno felice negli ultimi quattro-cinque anni. Mi odio e vorrei uccidermi, vorrei tagliarmi ma non lo faccio per non far arrabbiare il mio ragazzo. Questa cosa invece di farmi sentire meglio mi fa sentire peggio, ho sempre avuto a che fare con persone che di fronte ai miei tagli si sono arrabbiate con me, probabilmente non hanno idea di come ci si senta a ricevere un trattamento simile. Vorrei abbandonare questa vita, non l’ho mai sentita mia, non mi sono mai sentita bene, sempre fuori posto. Non ho voglia di riniziare da zero e cercare il mio posto, non ho voglia di lavorare su me stessa o lottare per i miei cari. Vorrei solo morire. Ho molti amici ma adesso sento di non averne. Un amico non è forse una persona con la quale puoi confidarti? Non posso confidarmi con nessuno. O magari non voglio, non lo so. Mi sento esplodere. Ogni mattina cerco di mettermi in testa di fare qualcosa, che sia per me o per qualcun altro ma alla fine non lo faccio mai. Continuo a rimuginare quindi sul tempo che butto e su quello che avrei potuto fare negli ultimi anni invece di piangermi addosso, penso alle altre persone e a come si rimboccano le maniche e invece di vedere in loro un esempio da seguire vedo solo la persona che non potrò mai essere. Dovrei morire.

    #35501
    Volontario
    Moderatore

    Ciao Matita,
    scusaci, se ti rispondiamo così in ritardo, ma questa situazione che stiamo vivendo ci ha imposto per motivi organizzativi a cambiare i ritmi dell’associazione.

    Comunque ora siamo qui e abbiamo visto che tu ci avevi contattato, per poche volte, nel 2018.

    A quel tempo ci è sembrato che tu stessi cercando qualcuno con il quale confrontarti, con cui parlare, sfogarti se fosse stato necessario.

    Poi non ti abbiamo più sentito. Come hai trascorso questi due anni circa di vita?

    Ci racconti che hai tanta tristezza; una tristezza che ti invade e ti toglie la voglia di fare, e se vedi un’altra persona che fa e disfa, ti mette ancora di più a disagio.

    Se non abbiamo capito male sei sfiduciata anche nei confronti dell’amicizia.
    Con il tuo ragazzo come va?
    Vuoi raccontarci qualcosa di te?

    Non per pura curiosità, ma perché ci serve per capire come trascorri le tue giornate, se lavori, se studi, se vivi in famiglia o con il tuo ragazzo?

    Piccole cose che ci potrebbero aiutare per guardare insieme a te la tua tristezza.

    Ci teniamo a te come essere umano con le tue capacità, con le tue potenzialità, con le tue doti e anche i tuoi difetti, ma che rimane frenato da questo stato di malinconia che ti toglie entusiasmo verso la vita e il tuo quotidiano.

    Vuoi fare uno sforzo e parlarci per condividere con noi i tuoi giorni?

    Noi speriamo di si! Ti aspettiamo presto! :-) :-) :-)


    #35530
    Matita
    Partecipante

    Grazie della risposta.
    Ho provato a scrivere i giorni seguenti al vostro messaggio ma continuavo a cancellare tutto.
    Attualmente studio ma vorrei lasciare questo percorso perché ho capito, dopo anni, che non fa per me. Purtroppo è un tipo di studio che dura molti anni e a me manca poco a terminarlo. Poco nel senso che rispetto a quel che ho già fatto è poco. Ma mi sento di aver buttato tanto tanto tempo dietro a qualcosa solo perché mi son sempre detta che non sarei stata capace di fare altro. Ora mi sto rendendo conto che per mancanza di passione non sono capace più nemmeno di fare questo e sta crollando tutto. I miei non lo sanno, pensano che io vada bene, che mi piaccia. Ho provato a dirlo a mio padre ma non ha capito. Inoltre iniziare un nuovo percorso vuol dire investire tempo in qualcosa di nuovo e iniziare da zero, io non riesco ad impegnarmi in nulla, questa quarantena la sto passando a letto senza muovere un dito, come posso iniziare un percorso nuovo? Non ho voglia di mettermi in gioco e non ho voglia di continuare questo. Ma cosa dovrei fare?
    Negli ultimi due anni sono successe alcune cose. Ho fatto una cosa un po’ grave della quale non ho il coraggio di parlare, ne ho subito le conseguenze più o meno ma è finita lì, per chi mi sta attorno. Per me non è finita però e sento che un giorno accadrà di nuovo, lo spero. Vivo con la mia famiglia ma non in questo periodo.
    Sono sfiduciata nei confronti di qualsiasi possibile rapporto sociale. Apprezzo le mie amicizie ma non credo che potranno mai risollevarmi, così come non potrà farlo nemmeno un fidanzato. Il problema sono io, che non riesco a muovermi, non riesco a mettermi in moto e fare qualcosa. Col mio ragazzo il rapporto per certi versi è sbagliato ma la colpa è mia: purtroppo mi attacco molto alle persone e ne divento dipendente. Così ora mi sono legata tanto a lui e senza fatico persino ad addormentarmi. Se la minima cosa va male, io crollo, so che non va bene. So che devo essere indipendente ma non riesco. Lui invece lo è molto e non sembra spaventarlo nulla. È solare, ama la vita, immagino. Non lo vedo mai triste e spesso non mi capisce. Ma non è colpa sua. Vorrei guarire da questo senso di morte che ho, vorrei avere dell’energia e del coraggio per fare qualche cosa. Fatico persino ad uscire per fare la spesa perché da sola non mi piace uscire. Purtroppo sono una persona che senza stimoli constanti si spegne. Ho un’autostima molto molto bassa e ogni volta quando esco di casa sento forte disagio nello stare in mezzo alle persone, se non sono con una persona amica. Mi sento osservata, mi sento giudicata, mi sento sbagliata. Sull’autobus mi sento sempre tutti gli occhi puntati addosso, in università mi sento sempre giudicata, anche se in realtà nessuno fa caso a me, come è normale che sia. Se vedo qualcuno parlare penso parli di me e se vedo qualcuno ridere penso mi stia prendendo in giro. Queste sensazioni vanno attenuandosi se inizio ad uscire constantemente abituandomi così all’ambiente circostante, ma se passo anche solo un paio di giorni in casa è finita. E quindi questa quarantena mi ha ucciso, uscire una volta ogni 10 giorni è difficile, mi sento spaesata, quasi come se non conoscessi i posti in cui vado, a volte. Infatti son giorni che rimando l’uscita perché è difficile. Non riesco a capire cosa ho che non va, le persone che vedo, le persone con cui parlo, non sono così. Se devono uscire escono, se devono studiare studiano e si prendono cura di loro stesse. Io invece piango tutti i giorni per ragioni idiote.
    Mi piacerebbe iniziare di nuovo un percorso psicologico, ma so già che è un altro impegno che non ho voglia di prendere.

    #35543
    Volontario
    Moderatore

    Carissima Matita, :-)
    Grazie per averci raccontato un po’ di più di te e di quello che stai vivendo perché tra le righe del tuo post ci sono già alcune risposte alla tua difficoltà.
    Innanzitutto tu riconosci di vivere quella che alcuni psicologi chiamano la “sofferenza superflua” ossia quella che ci creiamo noi. Il tuo sentirti osservata, giudicata non corrisponde per forza alla realtà anzi a volte diciamo di sentirci giudicati perché siamo i primi a giudicarci in quanto ci viene difficile accettarci. Accettarsi non significa giustificarsi ma riconoscere i propri limiti per poi iniziare un percorso di miglioramento. Ma, molto spesso, siamo presi da pensieri negativi del tipo: “Sono sbagliata !”, “Devo essere perfetta !”, “Devo essere accettata !”. Sono delle assolutizzazioni che non sono vere e che ci fanno star male. Possiamo sbagliare ma non significa che siamo completamente sbagliati. Possiamo anche permetterci degli errori (anzi, da questi possiamo apprendere delle lezioni). Non possiamo essere simpatici o essere amati da tutti (anche perché non tutti ci sono simpatici oppure anche noi non amiamo tutti). ;)
    E’ importante il tuo passaggio in cui riconosci la tua capacità di abituarsi all’ambiente circostante. Certamente la situazione attuale non aiuta ma questa è la strada. Porsi piccoli obiettivi e cerare di raggiungerli.
    Perché, appunto, l’importante è agire in quanto l’azione plasma le nostre intenzioni. È solo attraverso l’azione che noi acquisiamo chiarezza di visione sulla nostra vita. Riflettere solo distorce e confonde la nostra visione mentre agire fortifica la nostra volontà per raggiungere ciò che vogliamo e rafforza i nostri talenti. Agire porta a scontrarsi con i propri limiti e ad accettarli. Nell’agire non dobbiamo avere paura di fallire ma, soprattutto, il nostro agire dev’essere consapevole non compulsivo perché ci facciamo prendere dall’ansia di fare qualcosa.
    E’ necessario avere un piano per agire consapevolmente ossia stabilire una gerarchia degli scopi e convogliare le energie su ciò che è importante. Bisogna mettere in luce delle priorità; non è vero che è tutto importante in maniera uguale.
    Invece, a volte, si fanno le cose per abitudine. Abitudini in cui si cerca sicurezza e controllo della vita ma che in realtà ci imprigionano come una ragnatela. Soltanto se cambiamo il nostro stato di coscienza interiore possiamo ottenere ciò che vogliamo.
    Certo, a livello teorico sembra molto semplice. Ma sappiamo anche bene che non è facile metterlo in pratica in quanto bisogna combattere con le proprie debolezze. Ma questa è l’unica strada per una vera guarigione.
    Pertanto, cara Matita, in questo periodo in cui i nostri movimenti sono forzatamente limitati, quello che ti invitiamo a fare è riflettere chiaramente per creare il tuo piano d’azione.
    Focalizzati su quello che per te è veramente importante come il nuovo percorso formativo che vorresti intraprendere, pensa a quali sono i passi da compiere e poi… agisci. Permettendoti di sbagliare ma rompendo la ragnatela. ;)
    Noi del Sorriso saremo al tuo fianco, per raccogliere i tuoi successi e sostenerti nei tuoi momenti di sbandamento.
    Un grande abbraccio e a presto !
    :cheer: :cheer: :cheer: :cheer:


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