Una vita che non so

  • Questo topic ha 3 risposte, 2 partecipanti ed è stato aggiornato l'ultima volta 3 anni, 1 mese fa da Volontario.
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  • #3385
    Jessy
    Partecipante

    Caro lettore o cara lettrice,
    ti ringrazio fin da ora perché, se sei arrivata fin qui, significa che hai aperto questo mio sfogo.
    Sono una ragazza come tante, non penso di avere problemi diversi da tanti altri e non sento di avere qualcosa in più. Sono una persona triste, forse insicura, forse depressa…. Solo aggettivi che danno definizioni che si fissano in un tempo e in un’idea, una delle tante idee che le persone si fanno di tutti, di me…
    So per certo che non vivo la vita come forse vorrei…
    Se solo sapessi riconoscere la mia volontà…
    So che c’è una gran quantità di dolore di forme diverse dentro di me che temo che esca, ma forse è bene che accada.
    Non so cosa sono io, né come scoprirlo, non credo in me, nelle mie capacità. Dovrei conoscerle prima di potervi credere, io non le conosco. Io non mi conosco più. Se mi incontrassi per strada forse nemmeno mi saluterei…forse mi eviterei.
    Ho vissuto a stento finora ma gioendo per ogni piccola conquista. Ho cercato di affrontare le difficoltà provando a dissociarmi da me e a comportarmi come se fossi mia amica, a consigliarmi. C’è stato un periodo in cui mi dicevo che forse potevo non valere nulla per gli altri, ma c’ero io accanto a me. Ho provato a dedicarmi canzoni delle cui parole di conforto avevo un estremo bisogno.
    Ho iniziato a farmi piccoli regali per ogni esame universitario che riuscivo a superare. A volte, per esempio, indosso un vestito molto vecchio solo perché mi ricorda che quel giorno in cui l’ho comprato avevo superato brillantemente l’esame di lingua e letteratura latina e storia romana. Provo a ricordare a me stessa che se mi sono laureata con il massimo dei voti in tutti gli esami significa che qualcuno in me ha creduto…Ma alla fine di ogni esame ho sempre chiesto al docente “perché ho meritato la lode?”.
    Non mi sento folle per questo, vorrei solo che le persone mi spiegassero il motivo, che cosa vedono in me, altrimenti non capisco e non sento di meritare quel giudizio… Sono piena di giudizi… Ogni mio sguardo è continuamente sottoposto a giudizi.. “Non devi fare, non devi dire, non devi pensare, non devi …”… Credo che tante persone lo siano… Io non mi sento addosso nemmeno “tutti questi non devi”, perché sento di avere continuamente a che fare con persone che non mi vedono per quello che sono, altrimenti non finirebbero col giudicarmi continuamente…
    Ho problemi di comunicazione. Non so comunicare…Sento di avere difficoltà in qualunque cosa. Perciò chiedo scusa se fin qui qualcosa o tutto non fosse chiaro… Non so in che altro modo esprimere il mio disagio.
    Provo a sintetizzare, ma la sintesi non è mai vera. Le sfumature per ogni parola appartengono sempre ad una storia propria di chi la racconta, difficile comprenderle subito…
    Ma ci provo: non so chi sono, cosa valgo, a cosa sono destinata e, soprattutto, non so tanti perché. Come perché non getto la spugna definitivamente invece di cercare di capirmi, perché le persone continuano a starmi accanto, perché da quell’ennesima notte in cui ho tentato il suicidio io mi sia risvegliata solo con la febbre molto alta e le funzioni vitali a posto…
    Sì, ho tentato il suicidio lo scorso anno. Due volte in meno di dodici ore. La sensazione di non significare più niente per me era arrivata al punto tale per cui ho stretto la foto di mia nonna ormai morta da anni e, dopo aver assunto ciò che speravo mi facesse fuori per sempre, l’ho implorata di portarmi via da qui. Sono solo svenuta. Quando mi sono risvegliata ho pianto. Pensavo a tutte quelle persone che lottano per la vita, a tutte quelle che hanno lottato e non ce l’hanno fatta e mi dicevo che dovevo essere forte per loro. Ma non è bastato. Io mi stavo odiando a tal punto che l’ho rifatto di nuovo. Sono svenuta di nuovo. Era la notte prima dell’anniversario di matrimonio dei miei genitori. Forse volevo dimostrare loro che ero ormai stanca di tutto quel dolore che stavo provando a causa loro, stanca delle violenze verbali e talvolta fisiche subite senza mai capirne il motivo. Ho bisogno di un cavolo di motivo. Era anche l’anniversario della morte di mia nonna, la persona che, mentre combatteva il cancro insieme a me, mi ha chiesto scusa perché aveva capito di avermi fatto del male. A 14 anni era la prima volta che un adulto mi chiedeva scusa per avermi trattato come uno straccio. Era diventata la mia migliore amica, ma è morta lasciando un vuoto dentro di me ad ogni gradino della mia vita. Ho impiegato anni per superare quella solitudine che ho provato dopo. Ho affrontato da sola le volte in cui mi hanno picchiato umiliandomi senza motivo. Ho affrontato da sola le volte in cui mi hanno trattata come una stupida senza spiegarmene il motivo.
    Con il tempo so di aver perdonato chi l’ha fatto, voglio bene alla mia famiglia. Ho perdonato i silenzi, le bugie, i tentativi di distorcere la realtà. Ho perdonato il loro passato di persone fragili.
    Non ho mai perdonato me.
    Non riesco a perdonare la mia fragilità che mi ha portato ad avere una maledettamente radicata consapevolezza di non valere niente.
    La seconda volta che mi sono risvegliata ho provato a spiegarmi il motivo. Subito dopo avevo una lezione con un ragazzo che ho visto crescere. Lui aveva una interrogazione e mi aveva chiesto con tanta gentilezza di aiutarlo a prepararsi nonostante fosse un giorno festivo. Ero letteralmente grigia in volto, avevo un odore pessimo da cui la doccia e il deodorante non mi avevano liberata. Forse era solo la mia impressione. Il colore e la temperatura molto alta erano però reali. Mi sono preparata e sono andata a fare lezione. Lui, quel ragazzo spesso definito un menefreghista, mi ha ringraziato alla fine. Due giorni dopo ha fatto la sua bella interrogazione. Era salvo dal debito. Era salvo dal debito in tutte le nostre materie. Non credo si sia accorto di nulla, ma quel ragazzo da quel giorno mi ha sempre detto “grazie di tutto”. Non posso dire con certezza il motivo, posso solo ipotizzarne alcuni. Ha finito il liceo. Il mio dono per lui è aver cercato di trasmettergli la mia gratitudine con la mia presenza. Lui diceva che nessuno credeva in lui. Io credo in lui. Ogni giorno gli ho fornito un motivo diverso.
    Faccio questo mestiere da anni. Ho una magistrale che mi ha portata all’estero. una magistrale che attesta le mie conoscenze nell’ambito della comunicazione linguistica. Ma questo è inchiostro su carta. Io non sento di essere davvero capace di fare il mio lavoro.
    Anzi, chi dice di amarmi afferma che, in realtà, non è un lavoro. Dedicarmi ad ogni singolo studente arrivando ad occupare più dei tre quarti delle mie giornate non è un lavoro. Non lo è finché non viene registrato con un nome. Ma io non so che cosa voglio fare, come posso decidere di dargli un nome…
    Mi dico che è una vocazione, forse una follia, forse una nascosta richiesta di aiuto. Non lo so, ma non è un lavoro.
    Chissà quando uscirà il concorso per i docenti della scuola secondaria…ma, nonostante io abbia tutti i requisiti per accedere a svariate classi di concorso ho deciso che non parteciperò. Chi sono io per farmi chiamare professoressa e mettere giudizi a dei ragazzi? Chi sono io per dire che posso insegnare tali materie quando io stessa mi accorgo di non avere più la forza di tenere nella mente quelle nozioni base che prima erano ormai automaticamente parte di me.
    Sento di non potermi mettere su un piano superiore dei titoli finché non risolvo questa sensazione di essere fallimentare. Io mi sento ancora la figlia che ha fallito… E ora che sono andata via di casa in rapporti migliori con la mia famiglia, sento che devo ricominciare da qualcosa che al momento io non vedo, ma non so cosa né come.
    Mi basta che un estraneo mi urli al telefono, come oggi, per rivivere tutto e iniziare a piangere… e iniziare ad odiare di nuovo la mia fragilità… per odiare di nuovo la mia inutile vita al punto da non capire più quanto sia giusto tenerla ancora viva.

    Se sei arrivato fin qui, io non so davvero come ringraziarti. Spero che almeno tu abbia cercato di capire…poi per la reale comprensione c’è sempre tempo.

    #34621
    Volontario
    Moderatore

    Carissima Jessy ciao e benvenuta sul Forum del Sorriso. Noi siamo qua proprio per questo: ascoltare, accogliere e sostenere chi come te si trova a fronteggiare delle difficoltà che non riesce a risolvere da solo, come sperava.

    Se possiamo provare a razionalizzare e filtrare con “occhio psicologico” quello che spontaneamente ci hai raccontato, escono temi veramente importanti e tutti degni di approfondimento, che meriterebbero ben più che il nostro semplice ascolto.

    Allora cominciamo in ordine sparso, ci dirai poi se concordi coi temi che ricaviamo dalle tue parole e se concordi con i nostri spunti di riflessione.

    Ci parli di problemi di AUTOSTIMA che dipendono dal giudizio che dai alle cose che ti riguardano

    Quote:
    “Sono una persona triste, forse insicura, forse depressa”, “Non so cosa sono io, né come scoprirlo, non credo in me, nelle mie capacità.”
    “Ho problemi di comunicazione. Non so comunicare…Sento di avere difficoltà in qualunque cosa. “Chi sono io per farmi chiamare professoressa e mettere giudizi a dei ragazzi? Chi sono io per dire che posso insegnare tali materie. Sento di non potermi mettere su un piano superiore dei titoli finché non risolvo questa sensazione di essere fallimentare. Io mi sento ancora la figlia che ha fallito…”

    – i tuoi tentativi ottimi tentativi di costruire la tua autostima si sono incagliati sulla tua domanda esistenziale di base che tu rivolgi agli altri “dimmi le cose come stanno, spiegami il tuo agire, il tuo giudizio su di me, cosa pensi davvero di me, voglio capire e tu non mi spieghi” ma nessuno sembra risponderti e tu da sola non ne esci:

    Quote:
    “C’è stato un periodo in cui mi dicevo che forse potevo non valere nulla per gli altri, ma c’ero io accanto a me. Ho provato a dedicarmi canzoni delle cui parole di conforto avevo un estremo bisogno. Ho iniziato a farmi piccoli regali per ogni esame universitario che riuscivo a superare. … Provo a ricordare a me stessa che se mi sono laureata con il massimo dei voti in tutti gli esami significa che qualcuno in me ha creduto…Ma alla fine di ogni esame ho sempre chiesto al docente “perché ho meritato la lode?”.

    IL TUO GRIDO DI DOLORE

    Quote:
    “da quell’ennesima notte in cui ho tentato il suicidio io mi sia risvegliata solo con la febbre molto alta e le funzioni vitali a posto… Sì, ho tentato il suicidio lo scorso anno. Due volte in meno di dodici ore.” “Era la notte prima dell’anniversario di matrimonio dei miei genitori. Forse volevo dimostrare loro che ero ormai stanca di tutto quel dolore che stavo provando a causa loro, stanca delle violenze verbali e talvolta fisiche subite senza mai capirne il motivo. Ho bisogno di un cavolo di motivo.”

    E qua ci chiediamo se non hai iniziato un sostegno psicologico, o come sei intervenuta, nell’immediato.

    IL TUO NATURALE BISOGNO DI AMORE E DI ACCETTAZIONE CHE ABBIAMO TUTTI!

    Quote:
    “sento di avere continuamente a che fare con persone che non mi vedono per quello che sono, altrimenti non finirebbero col giudicarmi continuamente…”-

    – La tua amatissima nonna –

    Quote:
    ” A 14 anni era la prima volta che un adulto mi chiedeva scusa per avermi trattato come uno straccio. Era diventata la mia migliore amica”

    – Un rapporto difficile coi tuoi genitori e un po’ di confusione col concetto di perdono, si possono perdonare davvero gli altri solo dopo che si è perdonato se stessi! ;)

    Quote:
    Ho affrontato da sola le volte in cui mi hanno picchiato umiliandomi senza motivo. Ho affrontato da sola le volte in cui mi hanno trattata come una stupida senza spiegarmene il motivo. Con il tempo so di aver perdonato chi l’ha fatto, voglio bene alla mia famiglia. Ho perdonato i silenzi, le bugie, i tentativi di distorcere la realtà. Ho perdonato il loro passato di persone fragili. Non ho mai perdonato me.”

    IL TUO “GENITORE INTERIORIZZATO” E’ IL TUO MAGGIORE OSTACOLO, LA TUA MENTE, come ogni mente, ti MENTE! Giudizi negativi che rischiano di diventare profezie che si autoavverano.

    Quote:
    – “Sono piena di giudizi… Ogni mio sguardo è continuamente sottoposto a giudizi.. “Non devi fare, non devi dire, non devi pensare, non devi”

    Cos’è un giudizio? E’ uno dei modi possibili per interpretare la realtà, prova a chiederti, siamo noi i padroni dei nostri giudizi, o sono i nostri giudizi “preimpiantati” in fase educativa, che comandano noi? Quanto di quello che dicevano i genitori è contenuto in quel “tu devi/tu non devi”? Chi è che dà potere a un giudizio, invece che al suo opposto? Quanto pesa il senso di colpa, anche lui preimpiantato in età infantile? Chi è che nella tua mente, ti vuole impedire di riuscire, ti vuole confermare nel “fallimento” quando ti dice

    Quote:
    “Chi sono io per farmi chiamare professoressa e mettere giudizi a dei ragazzi? Chi sono io per dire che posso insegnare tali materie. Sento di non potermi mettere su un piano superiore dei titoli finché non risolvo questa sensazione di essere fallimentare. Io mi sento ancora la figlia che ha fallito…”?

    I TUOI BISOGNI PROFONDI e… Cosa fare da grande ;)
    – hai paura di non riuscire ad ascoltarti

    Quote:
    “So per certo che non vivo la vita come forse vorrei… Se solo sapessi riconoscere la mia volontà…”, “non so chi sono, cosa valgo, a cosa sono destinata e, soprattutto, non so tanti perché.” “So che c’è una gran quantità di dolore di forme diverse dentro di me che temo che esca, ma forse è bene che accada”, “vorrei solo che le persone mi spiegassero il motivo, che cosa vedono in me, altrimenti non capisco e non sento di meritare quel giudizio…”

    Anche se….. calandosi nella realtà odierna, tu sembri sapere benissimo cosa ti motiva, che vita vuoi fare (forse non lo vuoi chiamare lavoro, ma di sicuro è una PASSIONE!):

    Quote:
    “Dedicarmi ad ogni singolo studente arrivando ad occupare più dei tre quarti delle mie giornate non è un lavoro. Non lo è finché non viene registrato con un nome. Ma io non so che cosa voglio fare, come posso decidere di dargli un nome…Mi dico che è una vocazione, forse una follia, forse una nascosta richiesta di aiuto. Non lo so, ma non è un lavoro.” ” quel ragazzo da quel giorno mi ha sempre detto “grazie di tutto”. Non posso dire con certezza il motivo, posso solo ipotizzarne alcuni. Ha finito il liceo. Il mio dono per lui è aver cercato di trasmettergli la mia gratitudine con la mia presenza. Lui diceva che nessuno credeva in lui. Io credo in lui. Ogni giorno gli ho fornito un motivo diverso. Faccio questo mestiere da anni.”

    Quanto significato e quanta importanza ha per te, che conosci il “sentire di non valere nulla”, il fatto di riuscire a dare importanza, valore e quindi SENSO alle vite di giovani studenti che ricalcano le vie che tu ben conosci e hai superato?
    Se tu non puoi ancora credere in te stessa, di sicuro sai convincere gli altri a credere in se stessi. Almeno su questo sei d’accordo? :-)
    A noi pare che questo tuo mestiere, Lavoro/Non lavoro/Passione, vada proprio nella direzione di colmare i tuoi bisogni più profondi, di piano piano convincerti che i tuoi (attuali) giudizi non sono scritti nella pietra, e con amore e con pazienza si possono rivedere e persino cambiare del tutto; che la tua autostima non può che crescere se senti di stare facendo la differenza nella vita di qualcun altro! Il giudizio sul tuo fallimento non può che pian piano ridimensionarsi fino a scomparire, nel momento in cui tu vedi fiorire negli altri, il frutto che tu stessa hai seminato con le tue convinzioni e con la tua persevranza.

    Il nostro consiglio sarebbe di non precluderti la possibilità di partecipare al concorso, tu potresti essere una di quelle rare insegnanti che credono che “in-segnare” sia “lasciare un segno” ed educare sia “tirare fuori” quel che di buono ha ogni ragazzo, la sua unicità, piuttosto che soltanto “mettere dentro”, inculcare nozioni. Tu sai mettere il cuore nel tuo in-segnamento. Non precluderti a priori la possibilità di incidere su più larga scala nell’influenzare positivamente giovani che cercano qualcuno capace di ascoltarli e sostenerli, al di là della materia da imparare! ;) Tu il concorso/i concorsi intanto falli, a rinunciare alla cattedra, sei sempre in tempo. :P

    Ci farai sapere cosa pensi di quel che ti abbiamo riportato? :)
    Intanto un grande abbraccio e tanti sorrisi :)


    #34654
    Jessy
    Partecipante

    Caro volontario,
    Ti ringrazio per aver risposto presto al mio messaggio e, soprattutto, per avermi scritto con tatto e attenzione. Altrettanto attentamente ho letto le tue parole e, dati i contenuti, mi sono presa del tempo per poter rispondere. Ho apprezzato molto il modo in cui hai scelto di rispondermi, ma a mia volta, per non dimenticare nulla, proverò a rispondere seguendo il tuo ordine.
    Sto ancora riflettendo se i problemi con la mia autostima dipendono dal mio giudizio …
    Sarei ingiusta se dicessi che nessuno mi risponde ai miei quesiti. Sarei ingiusta verso coloro che l’hanno gentilmente fatto, se non lo riconoscessi. Purtroppo, però, a volte non mi è bastato, anche se avrei voluto, e questo ha aumentato il mio senso di solitudine.
    Anni fa sono stata in cura da uno specialista, ma ho smesso dopo un anno. Dell’episodio di cui ho scritto la scorsa settimana invece sono al corrente solo alcuni miei amici e il mio fidanzato. Ora anche una cinquantina di persone che hanno letto il mio post, persone che spero non associno mai tali parole alla mia voce o al mio volto.
    Più volte in questi mesi ho sentito l’esigenza di ripercorrere la memoria di quella notte con un aiuto psicologico, ma non l’ho fatto, quasi come se sentissi la necessità di proteggere me e quel gesto da una possibile minimizzazione e da un nuovo percorso che mi avrebbe spinto ancora a tornare indietro anziché andare avanti.
    Nell’immediato come sono intervenuta? Ovvero che cosa è successo dopo? Se è questo il senso, quel giorno una persona a me molto cara che mi stava cercando, ma di cui non potevo sentire le chiamate aveva iniziato a preoccuparsi. Aveva sentito che il mio silenzio significava qualcosa e nel tardo pomeriggio ha cercato di ricontattarmi. Dopo avermi fatto dire che cosa stesse accadendo mi aveva promesso che mi sarebbe stata accanto. Ha fatto tutto il possibile nonostante le sue condizioni, ma il cancro qualche mese dopo l’ha portata via… Mi ha fatto promettere più volte di vivere per lei…
    Non ho più cercato di annullare la mia presenza fisica da questo mondo, ma spesso i miei pensieri tornano lì, pur cercando una via alternativa, magari il viale dei validi motivi per cui provare ad amare me.
    Ma perché è così difficile? Perché non riesco a vedere nulla di bello in me? Apprezzo molto di ciò che vedo intorno a me, ma non me.
    Non penso sia sempre vero e valido il concetto per cui “si possono perdonare davvero gli altri solo dopo che si è perdonato se stessi!”. A loro avevo da perdonare delle cose, a me delle altre. Sono riuscita a perdonare loro perché quello che è accaduto, come conferma il tempo verbale, è accaduto, appartiene perciò al passato, un passato da cui sono stati in grado di staccarsi. Io invece permetto al passato di trasformarsi in una voce mostruosa e spaventosa che spesso arriva ad alterare la mia lucidità. Mi tornano immagini ferme, scene in movimento e parole che si ingrandiscono nel punto di maggior dolore fino a offuscarmi letteralmente la vista. Mi rendo conto che tutto questo è esclusivamente parte di me. Le persone che hanno contribuito a farmi questo, come credo, all’epoca non se ne rendevano conto, mentre oggi sono persone diverse. La mia memoria invece è rimasta, ma affiancata dalla capacità di vedere e apprezzare la loro crescita.
    Io in tutto questo che cosa ho fatto? Il mio io interiore è rimasto quello, nell’equilibrio tra la comprensione e continui zoom di profondo dolore.
    Se fai crescere un cocomero dentro a una forma quadrata, tolta la forma, non puoi aspettarti che diventi tondo. Il cocomero come qualunque altro frutto… Io in piena infanzia e per tutta l’adolescenza ho imparato che meritavo quel linguaggio con cui ci si poteva rivolgere a me e che meritavo che si sfogasse la propria frustrazione sulla mia persona. Ora vorrei essere tonda, o almeno ovale… E’ la razionalità a lottare costantemente contro questi pensieri ormai radicati in me, a provare ad aiutarmi in tutti i modi e con tutti i mezzi che trova, ma ci vuole troppa lucidità per continuare questa guerra contro gli impulsi.
    Tutto questo chiaramente influisce molto sul mio modo di guardare al futuro lavorativo. Io il futuro nemmeno lo vedo. Alcuni miei amici dicono che l’importante è realizzarsi, ma io non so davvero che cosa mi realizzi. Mi sento inappropriata anche a pensare che un giorno potrei crescere i miei figli, ma questa è un’altra storia.
    Il lavoro che faccio con dli studenti non credo di saperlo fare; ma, per quanto riguarda questo, io posso offrire il mio servizio, poi, se continuano a rivolgersi a me, dei motivi ci saranno. So che però non sono in grado di dare più di questo. E quindi ormai sto rinunciando all’idea di diventare professoressa.
    Così ho la patente, ma non ho mai guidato davvero; ho una maledetta fobia di tutti gli animali e un difficile rapporto con i miei coetanei; ho un passato fatto di un numero di esami che non trovano una collocazione nel mondo del lavoro…
    Insomma, con me si ha spesso la sensazione di non arrivare mai da nessuna parta e mi rendo conto che, arrivata a questo punto del mio messaggio, la cosa più giusta da fare sia arrestare questo fiume in piena e non aggiungere altro.
    Io ti ringrazio, anzi, vi ringrazio per aver provato a comprendere il mio sentire.
    Grazie.
    Tanti sorrisi anche a voi.

    #34664
    Volontario
    Moderatore

    Cara Jessy
    stai tranquilla per la tua privacy che qua sei ben protetta e nessuno sa di te niente altro che il tuo Nickname e quello che tu stessa scrivi :) peraltro nel ns forum è VIETATO dare elementi personali che possano rendere riconoscibili, mettere mail o qualsiasi altro contatto personale! Voi qua dovete sentirvi LIBERISSIMI grazie al vostro anonimato e noi prendiamo a cuore la vostra sicurezza!

    Prima di entrare ad approfondire un paio di importanti passaggi della tua risposta, abbiamo pensato di farti un piccolo discorso generale, che nella nostra società si è perso e questo è il principale motivo del malessere generale dei nostri tempi.
    Ti sei mai soffermata a chiederti cose come, cos’è un essere umano? a cosa serve l’uomo, nell’economia di un universo infinitamente grande dove tutto è in perfetto senso ed equilibrio, qual è il suo ruolo? ognuno di noi, da dove viene, dove andrà dopo morto? qual è per ognuno di noi il senso della vita, qual è il nostro scopo, cosa dobbiamo davvero fare?
    Queste sono domande importantissime che purtroppo, in un mondo esclusivamente materialista, super razionale e iper psicologicizzato come il nostro, ci siamo persi completamente! L’essere umano non è fatto di solo corpo (la macchina biologica) e mente (che include la psiche conscia). Dov’è finito quello che la psicologia chiama l’inconscio? Dove sono le nostre emozioni, il nostro sentimento, dove sono le nostre pulsioni istintive? E la nostra Volontà, da chi è comandata?
    Tutte le tradizioni coscienziali che dai tempi più antichi ci sono giunte da tutto il mondo, ci parlano di ANIMA o Spirito. Dove li abbiamo repressi l’anima e lo spirito nel XXX millennio? Chi ne parla più, chi li coltiva? Nessuno, ce li siamo dimenticati. Una bella metafora del maestro Gurdjieff paragona l’essere umano ad un veicolo destinato al trasporto di un passeggero. Un veicolo definito “carrozza” che rappresenta il corpo fisico, trainato da “cavalli” che sono le emozioni, guidato dal “cocchiere” che è la mente, mentre il passeggero è “l’anima” (o coscienza).
    Usare solo la mente per cercare di decriptare il mistero dell’essere umano è il più grave errore della nostra epoca.

    Tu sembri proprio al culmine di una lunga fase problematica, ADESSO sarebbe per te importante aprirti a un lavoro su di te, direzionato ad approfondire te stessa, i tuoi meccanismi interiori, le tue paure, le tue ansie e finalizzato all’evoluzione e alla ricerca di un tuo equilibrio. Ci sono fondamentalmente due vie per cominciare un lavoro su di sé: la via psicologica e la via spirituale.
    Con tutte le domande che hai in mente, solo una di queste due strade ti potrà aiutare ad arrivare alle risposte (che ti garantiamo esistono, si tratta solo di cercarle). Non possiamo nasconderti che la via spirituale include tutto il lavoro della via psicologica, ma allarga moltissimo le prospettive sul senso della vita.
    Se questi argomenti ti interessano, come noi davvero ci auguriamo per te, saremo contenti se ci farai delle domande e potremo approfondire!

    Venendo al tuo ultimo post, ci teniamo a sottolineare un paio di passaggi molto importanti:

    Quote:
    Più volte in questi mesi ho sentito l’esigenza di ripercorrere la memoria di quella notte con un aiuto psicologico, ma non l’ho fatto, quasi come se sentissi la necessità di proteggere me e quel gesto da una possibile minimizzazione e da un nuovo percorso che mi avrebbe spinto ancora a tornare indietro anziché andare avanti.

    Questa sembra proprio una trappola della tua mente. Hai penato che potresti non crederle? Secondo noi nessuno psicologo minimizzerebbe mai un tentato suicidio, a noi sembra un teorema costruito dalla tua mente per ingannarti, per farti credere il contrario, cioè per non lasciarti affrontare tutte le profonde ragioni che ti hanno spinto al gesto estremo. Ci vuole più fatica, più forza e più coraggio per andare dallo psicologo che a non andarci, non andandoci si resta nella propria routine, la cosiddetta “zona di confort” (che non vuol dire che si sta bene, vuol dire che ci si crogiola in quel che si conosce anche se doloroso, invece che fare il dovuto passo avanti verso il cambiamento, verso qualcosa di nuovo), ci vuole molto più sforzo interiore a iniziare un percorso e quindi non vi è dubbio che quella sarebbe la via giusta! Quando diciamo “lavoro su di te” intendiamo proprio SFORZARSI ad esercitare alcune facoltà interiori che attualmente sono sotto utilizzate o mal direzionate.

    Quote:
    vorrei trovare il viale dei validi motivi per cui provare ad amare me. Ma perché è così difficile? Perché non riesco a vedere nulla di bello in me? Apprezzo molto di ciò che vedo intorno a me, ma non me…Non penso sia sempre vero e valido il concetto per cui “si possono perdonare davvero gli altri solo dopo che si è perdonato se stessi!”

    E anche qua la tua mente ti inganna. Se tu non ami te stessa, non puoi arrivare a perdonarti e di conseguenza non puoi aver perdonato i tuoi. Perchè solo chi ha accettato e perdonato la propria imperfezione, i suoi difetti, le sue mancanze ecc può davvero comprendere gli altri, sentire con tutto se stesso che anche gli altri non sono perfetti. Tu sei in buona fede quando dici di averli perdonati, ma si tratta secondo noi, solo di una decisione razionale (solo 1/3 di te, la tua mente li ha perdonati) infatti tu stessa ammetti che nel tuo cuore e nelle tue viscere ci sono immagini emotive spaventose

    Quote:
    Io permetto al passato di trasformarsi in una voce mostruosa e spaventosa che spesso arriva ad alterare la mia lucidità. Mi tornano immagini ferme, scene in movimento e parole che si ingrandiscono nel punto di maggior dolore fino a offuscarmi letteralmente la vista. Mi rendo conto che tutto questo è esclusivamente parte di me. Le persone che hanno contribuito a farmi questo, come credo, all’epoca non se ne rendevano conto, mentre oggi sono persone diverse. La mia memoria invece è rimasta, ma affiancata dalla capacità di vedere e apprezzare la loro crescita.
    Io in tutto questo che cosa ho fatto? Il mio io interiore è rimasto quello, nell’equilibrio tra la comprensione e continui zoom di profondo dolore.

    Queste immagini ancora così vivide che ci descrivi non sono da sottovalutare, davvero noi ti esortiamo a prendere in mano lo sviluppo della tua vita cominciando un serio lavoro su di te.
    E ricordati l’essere umano è tripartito, mente, corpo e spirito (o anima). Non permettere alla mente di decidere senza ascoltare il tuo corpo, le tue emozioni e contattare la tua anima!

    Un grande sorriso e speriamo di risentirti presto con le tue osservazioni :)


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